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Aed Abu Amro, il ragazzo divenuto simbolo della “Grande marcia del ritorno”, la protesta dei palestinesi della striscia di Gaza iniziata il 30 marzo di quest'anno per rivendicare il loro diritto di tornare alle loro case e famiglie da dove sono stati espulsi 70 anni fa. In questi sette mesi le forze israeliane hanno ucciso almeno 205 palestinesi nell'enclave costiera assediata, compresi giornalisti e paramedici, e ferendone oltre 18.000.(i.b.)

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DAI MEDIA

giovedì 8 novembre 2018

Non sarà facile fermare la Marcia

comune-info, 7 novembre 2018. Si dice che la marcia sia meno partecipata e che Hamas potrebbe contenere le manifestazioni, se ci fosse da parte di Israele un allentamento del blocco. Ma non è Hamas la forza propulsiva del Comitato Nazionale per la Rottura dell’Assedio. (i.b.)
Così come il ragazzo che ne è diventato il simbolo iconografico, la strenua resistenza delle marce di questi mesi a Gaza difficilmente sarà fermata dagli accordi tra Israele e Hamas patrocinati dall’Egitto. Il giovane Aed Abu Amro è stato ferito durante la Marcia del lunedì, quella sulla spiaggia contro l’assedio via mare, ma non è grave e tutto lascia credere che presto potrà tornare a manifestare. Si fanno più insistenti, intanto, le voci sull’accordo che tenterebbe di rendere la grande Marcia del Ritorno iniziata a fine marzo poco più che simbolica fino a farla cessare a fine anno. Ma, nonostante faccia di tutto per riuscirci, e malgrado tutti i media lo lascino intendere, è assai improbabile che Hamas riesca a fermare una protesta cui non ha affatto dato vita né, per ora, è mai riuscita davvero a controllare. (comune-info)

Aed Abu Amro, il ragazzo divenuto icona della “Grande marcia del ritorno” – facilmente identificabile dopo che il memorabile scatto di Mustafa Hassouna ha riempito i social e i mezzi di informazione di massa – è stato colpito da un cecchino israeliano durante la manifestazione del lunedì, quella che si svolge lungo la spiaggia a nord di Gaza per rivendicare la fine dell’assedio via mare, oltre che dell’assedio tout court. Era abbastanza normale aspettarselo e Aed ovviamente se lo aspettava, ma se resistere non è un gioco di società è anche normale correre il rischio, e Aed lo ha corso.

Ora è ricoverato in ospedale, ferito da uno dei proiettili con cui Israele ha azzoppato una buona percentuale della gioventù palestinese. I medici dicono che non dovrebbe riportare danni permanenti il che significa che il proiettile non è esploso frantumandogli l’osso. Chi conosce un po’ i gazawi sa che non sono facilmente “addomesticabili”, né da Hamas, né dall’assediante e sa che le decine di migliaia di manifestanti che in questi mesi hanno seguitato a marciare lungo il confine, non si sono fatti fermare neanche dopo aver perso una o entrambe le gambe. Lo sa bene anche Israele che, infatti, nell’archivio delle sue vergogne conta anche l’assassinio di diversi manifestanti invalidi.

Siamo certi di ritrovare Aed, una volta uscito dall’ospedale, a manifestare per la rottura dell’assedio e l’applicazione della Risoluzione Onu 194 che Israele seguita a calpestare.

Le voci accreditate di questi giorni parlano di accordi tra Hamas e Israele patrocinati dall’Egitto. Accordi che dovrebbero gradualmente bloccare la grande marcia rendendola soltanto una manifestazione di facciata fino al suo concludersi con la fine dell’anno.
Hamas – si dice – punirà chi contravverrà ai suoi ordini di non lanciare sassi né aquiloni fiammanti. Hamas, forse, dovrà punire molti manifestanti perché una cosa che il mondo mediatico ignora e ha “voluto” ignorare già dal primo giorno della marcia è che si tratta di un’iniziativa a “propulsione popolare” e non di un’iniziativa promossa da Hamas, sebbene Hamas ci stia mettendo il cappello. Esattamente come voleva Israele e inoltre, cosa importante, cercando in tal modo di riprendere l’autorevolezza d’immagine che era andata via via scemando grazie a una politica da una parte troppo repressiva e dall’altra non più capace di fornire assistenza e servizi a due milioni di persone per la maggior parte povere e prive di lavoro.

La prova che sarà difficile bloccare i manifestanti la si è avuta sia ieri che venerdì, i due giorni dedicati alla marcia. L’una, quella del venerdì, iniziata il 30 marzo lungo l’assedio terrestre, e l’altra, quella del lunedì, iniziata successivamente, lungo l’assedio via mare. C’è stata meno affluenza, è vero, ma c’è stata e lo dimostrano i gas e le pallottole sparate dagli snipers che seppur non hanno ucciso (immediatamente) i manifestanti, ne hanno feriti molte decine.

A Beit Lahya, lungo la spiaggia a nord di Gaza, è ancora più criminale la reazione dei cecchini alla marcia dei palestinesi, perché mentre questi dimostrano sulla spiaggia, i tiratori scelti dello Stato ebraico fanno il tirassegno senza che vi sia neanche l’ipotetico minimo rischio dei cosiddetti scontri che servono ai media per giustificare i numerosi assassinii e ferimenti di manifestanti palestinesi.

I dieci feriti di ieri sulla spiaggia di Gaza sono stati ricoverati allo Shifa e all’Indonesian hospital e tra questi c’è Aed che i medici considerano (al pari degli altri per fortuna) non particolarmente grave.

Il Comitato Nazionale per la Rottura dell’Assedio, ha comunque dichiarato: “Non fermeremo le marce di ritorno e le marce navali finché i nostri obiettivi non saranno raggiunti”. Gli obiettivi come ormai dovrebbero sapere anche i distratti, sono la fine dell’assedio (e gli accordi ne prevedono un notevole alleggerimento ma non la fine) e il diritto al ritorno nelle loro terre come da Risoluzione 194 e questo non sembra che Israele sia disposto a concederlo restando, di fatto e di diritto, fuorilegge, cioè al di fuori della legalità internazionale.

Il Comitato ha precisato che le marce hanno l’obiettivo di garantire ai palestinesi i diritti umani fondamentali che Israele comprime, tra cui la libertà, l’autodeterminazione e il diritto di stabilire uno stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come sua capitale. Questa specifica aggiuntiva mostra che gli obiettivi sono chiaramente legittimi e addirittura che si avvicinano, per la parte che concerne “lo Stato indipendente” alle posizioni dell’avversario interno, cioè dell’Anp, ma ogni osservatore politico sa che per quanto possano essere legittimi e addirittura moderati, questi obiettivi non saranno raggiungibili finché Israele seguiterà a non pagare sanzioni per le sue azioni illegali e criminose.

La marcia, anzi “le” marce intanto continuano e nelle prossime settimane si capirà se Hamas avrà ottenuto i risultati che i manifestanti auspicano, o se sceglierà un compromesso che renderà inutile il sacrificio di oltre 200 morti e di circa 21.000 feriti tra cui Aed Abu Amro, l’icona della Grande Marcia.

Articolo pubblicato su l’antidiplomatico, ripreso da comune-info, qui raggiungibile che vi ha aggiunto le immagini e un'introduzione.
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