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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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domenica 23 settembre 2018

Fascismo, una realtà operante

Qui la dichiarazione dell'assistente dell'europarlamentare E. Forenza, aggredito dai fascisti di Casapound la sera di venerdì 21 settembre a Bari, mentre insieme ad altre persone si allontanava dalla piazza nella quale si era svolta la manifestazione "Mai con Salvini". (a.b.)

SGOMBRIAMO IL CAMPO DALLE SCIOCCHEZZE sui fatti di Bari:

1) NON C'E' STATA ALCUNA RISSA, né vera né sfiorata. I fascisti ci hanno aggredito a freddo e con armi bianche mentre avevamo già cominciato ad allontanarci lungo via Crisanzio, ovviamente disarmati.
Io sono stato colpito alle spalle, sulla testa, con lo scopo evidente di far male davvero.

2) NON C'E' STATA ALCUNA PROVOCAZIONE.

I fascisti hanno percorso circa 100mt dalla loro sede per raggiungerci. Non c'era stato alcun contatto se non quello visivo.

Siamo anche incredibilmente riusciti a non insultarli quando si sono avvicinati. Eravamo infatti preoccupati per la presenza di bambini in passeggino. Abbiamo gridato "Ci sono dei bambini" e "Stiamo andando via" mentre loro ci colpivano con la bava alla bocca e gli occhi fuori dalle orbite urlando in dialetto barese.

3) NON C'ERA ALCUN PIANO DI ASSALTO ALLA LORO SEDE.

Che accusa ridicola, procedevamo alla spicciolata e ci stavamo "concentrando" in 5 persone, tra cui due passeggini. Hanno paura, questi fascisti, eh?

Semplicemente, via Eritrea incrocia via Crisanzio, che era la strada di deflusso più naturale dalla piazza in cui era finito il corteo antifascista (piazza del Redentore) verso la stazione e l'università, zona da cui eravamo partiti. Ci siamo fermati perché una ragazza di colore con bambina piccola aveva paura a rientrare a casa in via Eritrea dato l'assembramento fascista poco lontano. Si dovrà accertare il motivo per cui le forze dell'ordine erano assenti in quel punto ad impedire un contatto assolutamente prevedibile.

Abbiamo denunciato gli aggressori e raccontato i fatti nei dettagli. Andremo fino in fondo a questa storia.

Il primo obiettivo è che la sede barese di queste belve, un mix di frustrati e delinquenti comuni, nulla a che vedere con la politica, chiuda immediatamente.

I giornalisti mi hanno detto che Salvini avrebbe parlato di clamore esagerato dai media. Io penso che se un militante della Lega fosse stato colpito e ferito come capitato a me, o anche molto meno, da chiccchessia, per qualunque motivo, lui avrebbe parlato di terrorismo e mandato l'esercito, come minimo.

La malafede di questo fiancheggiatore dei fascisti è palese.

E' indegno che questa figura sia Ministro della Repubblica.


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