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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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domenica 17 giugno 2018

Vergogna Italia

Ho ascoltato un'intervista rilasciata dal leader del M5S,  Luigi Di Maio, a proposito dei porti da chiudere e dei migranti da respingere. Orribile: ecco perché Di Maio e Salvini sono due facce della stessa medaglia 


Mi vergogno d’essere italiano. Ho ascoltato ieri l’intervista rilasciata da Luigi Di Maio a proposito della chiusura dei porti, e mi sono vergognato anche di essere, come lui, napoletano. Ma l’orrore di quella intervista mi è stato utile perché mi ha fatto capire una cosa: Di Maio e Salvini non sono due facce distinte e diverse della destra: sono le due facce della stessa medaglia, non so quale delle due sia la più disgustosa.

Non ha senso, quindi, guardare con occhio diverso il Movimento 5 stelle e la Lega, sostenendo che il primo è un aggregato di persone diversamente orientate, riunite solo dalla volontà di “superare” la Prima Repubblica.

Ciò che mi ha particolarmente colpito non è che i due energumeni avessero una visione simile della questione dei migranti. Sono tanti, ancora, quelli che non hanno compreso che l’esodo dalle regioni, che l’Europa ha sfruttato fino allo sfinimento, è inarrestabile. E ci sono tantissime altre persone, nell’Italia e nell’Europa di oggi, che covano nelle loro viscere profondi rigurgiti di razzismo sciovinista e nazista: Hitler ha seminato largo, e il terreno fertilizzato dal capitalismo era pronto a trasformare i semi in randelli da usare contro i diversi. Ha ragione Bertold Brecht, è cominciato con gli zingari[1] e prosegue senza tregua.

Mi ha indignato particolarmente la proposta, supinamente accettata da troppi, che sia possibile rovesciare il segno che distingue quelle singolarissime strutture della nostra civiltà che sono i porti. Ho imparato che la vera, profonda ricchezza della civiltà umana è nella concreta possibilità di incontrare, conoscere, esplorare le mille diversità che caratterizzano le diverse storie, costumi, credenze, saperi che contrassegnano le numerose etnie, patrie, città, lingue, culture che rendono ogni luogo e ogni persona diversi tra loro. E se separare gli uni dagli altri dignifica renderli sterili, la loro colloquiale diversità diventa invece un patrimonio di tutti.

Soprattutto nell’area geografica alla quale apparteniamo i porti sono sempre stati, al tempo stesso, il simbolo e la struttura dedicata all’incontro e allo scambio, quindi lo strumento per la crescita comune della comune civiltà. E chiudere i porti è una decisione molto vicina a quella di imporre una vasectomia generalizzata a tutti i maschi della razza umana.


[1] «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare».
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