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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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martedì 12 giugno 2018

Pericoloso occuparsi della mafia?

Lettera da Parigi. Anche  dall'estero qualcuno segue gli scandali peggiori che avvengono nel Belpaese. L'assassinio di Peppino Impastato da parte della mafia 40 anni fa, è ricordato da un Memoriale a Cinisi, Che cosa ricorderà gli scandali compiuti da signori in giacca e cravatte e senza sacrifici umani evidenti? (e.s.)

Don Ciotti, il creatore di Libera, ha osservato, qualche giorno fa, a proposito della mafia, che «nessuno in campagna elettorale ne aveva parlato perché disturba» [1]. Nella rivista MicroMega del 30 aprile, due giornalisti minacciati personalmente dai criminali, Amalia De Simone e Sandro Ruotolo, hanno intitolato un loro articolo: «La mafia è scomparsa dalla televisione e dai giornali».

Anche quando Sergio Mattarella fu eletto, pochissimi giornalisti osarono ricordare che il nuovo Presidente della Repubblica aveva tenuto tra le suoe braccia suo fratello morente, Piersanti, ucciso nel 1980 da Cosa Nostra, con la probabile complicità di Andreotti. Roberto Scarpinato, procuratore nel processo del 2003 contro Andreotti, ricorda che contrariamente a quel che si dice e scrive, la Corte ha stabilito che l’Inossidabile ha collaborato con Cosa Nostra, era informato della sua decisione di uccidere Piersanti Mattarella, non ha impedito il crimine e non ha denunciato i criminali.

Ma, a causa della sopravvenuta prescrizione, la corte non ha potuto condannare Andreotti, che eriuscito a fare tacere giornali e TV su tutto questo[2].

E quando pure la stampa osa menzionare i crimini della mafia, talvolta commette gravi omissioni. Il 29 aprile l'Espresso ha dedicato nove pagine e la copertina a Peppino Impastato, massacrato 40 anni fa da Cosa Nostra[3]. Ma solo quattro righe menzionano, limitandosi a ricordare l'evento e senza nemmeno citare ll lavoro paziente a accurato che Umberto Santino e sua moglie Anna Puglisi, stanno compiendo volontariamente da anni, creando, coltivando e animando il centro Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato".

Il giovane Peppino Impastato, nato a Cinisi in una famiglia mafiosa, aveva rotto con la parentela, svolgendo una serie di attività, tra cui la radio: aveva creato "Radio Aut", e denunciava i potenti mafiosi del paese e i loro complici. Il 9 maggio 1978, il corpo di Peppino è stato trovato sui binari della ferrovia, fatto a pezzi da quattro chili di tritolo.

Gli investigatori hanno immediatamente concluso che Peppino era un terrorista maldestro, vittima della carica che stava portando per preparare un attentato. Subito dopo il delitto, Umberto Santino e Anna Puglisi, coraggiosi combattenti contro la mafia, hanno avviato un lavoro per salvare la memoria di Peppino e ottenere giustizia;. Tra l'altro hanno organizzato una manifestazione nazionale nel 1979, riunendo a Cinisi 2000 persone. E' stata la prima manifestazione antimafia della storia d'Italia.

Ma sono stati necessari vent'anni di azione congiunta del Centro siciliano di documentazione Peppino Impastato, del fratello di Peppino e della sua madre, perché la giustizia sia giunta a riconoscere l'omicidio e a denunciare i colpevoli. Il boss che ha ordinato la strage, Tano Badalamenti, è stato condannato solo nell'aprile 2002. Il Centro Impastato ha dovuto lanciare una petizione per chiedere la riapertura del caso, che era stato prudentemente chiuso dalla giustizia nel 1992.

Oggi Anna Puglisi e Umberto Santino [6] stanno lavorando alla realizzazione di un Memoriale-laboratorio della lotta alla mafia. La loro azione costante dimostra che cittadini coraggiosi e ostinati possono, a rischio della loro vita, costringere l'apparato statale a riconoscere verità che disturbano troppe persone sul ruolo delle mafie. Ciò è particolarmente utile in questi anni,, allorché sono arrivati al governo dell’Italia, fascisti nostalgici[7] e figure inquietanti anche per altre ragioni.

Abbiamo letto che si è ampiamente discusso sull'inserimanto nel nuovo governo del professor Paolo Savona. Questo nome ci ha ricordato un altro scandalo italiano: l'intervento sulla Laguna di di Venezia denominato MOSE: un intervento scandaloso per ragioni diverse della mafia ma paragonabile a essa per l'effetto di corruzione su vasti corpi sociali. Ma di questo scriveremo in una prossima occasione, Perchè lo scandalo sembra prosegiore e aggravarsi con nuove devastanti iniaiative

Ci siamo ricordati che Savona è stato [8] presidente del Consorzio Venezia Nuova, il potente blocco d'intessi finanziari, immobiliari, industriali privati cui lo Stato ha affidato la gestione di una straordinari . Il nuovo ministro aveva affermato: “Le critiche sono prive di fondamento, il progetto delle opere mobili è tra i più studiati e più moderni del mondo”. Il Mose, diga galleggiante che avrebbe dovuto salvare Venezia dalle acque, non funziona ancora, deve essere già restaurata e causa gravi danni alla Laguna di Venezia che non proteggerà mai. Secondo il procuratore Scarpinato,[9] “uno dei più famosi casi di corruzione è il Mose di Venezia, 2 miliardi il costo iniziale previsto e costo finale, invece, di 6 miliardi, di cui 4 di spesa di corruzione. » E questi 4 miliardi « sono tagli agli ospedali, alle scuole, alle pensioni… »

9 giugno 2018, Parigi 

[1] Silvia Bignami. 30 Maggio 2018. http://www.libertaegiustizia.it/2018/05/30/don-ciotti-ben-venga-governo-m5s-lega-ma-rispettino-la-costituzione/ et http://bologna.repubblica.it/cronaca/2018/05/30/news/don_ciotti_governo_m5s_lega-197736822/

[2] Saverio Lodato, Roberto Scarpinato. Il ritorno del Principe. Chiarelettere. 2008. Leggere anche :Umberto Santino. L'alleanza e il compromesso. Mafia e politica dai tempi di Lima e Andreotti ai giorni nostri. Ed. Rubbettino. 1997.

[3] http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/04/26/news/ancora-cento-passi-contro-la-mafia-1.321074

[4] Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato". http://www.centroimpastato.com

[5] Arles Arloff (Arlette Portnoff). Italie, un pouvoir corrompu. Futuribles n°381, gennaio 2012.

Ho incontrato nel 2003 e 2008 Anna Puglisi e Umberto Santino a Palerme. Arlette Portnoff.

http://www.eddyburg.it/2018/06/un-razzifascista-al-viminale.html

[https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/27/paolo-savona-e-il-ruolo-chiave-nellideazione-del-mose-indispensabile-critiche-sono-senza-fondamento/4384651/

[9] Di Matteo e Scarpinato: “La mafia non spara più, i politici se li compra” MicroMega, 5 settembre 2017. http://temi.repubblica.it/micromega-online/di-matteo-e-scarpinato-“la-mafia-non-spara-piu-i-politici-se-li-compra”/ 


Riteniamo che questo sia non solo è ingiusto nei confronti dei creatori a Palermo del primo centro italiano di documentazione sulle mafie, il Centro Peppino Impastato[4], ma è anche antipedagogico. In effetti, questa storia illustra la penetrazione della criminalità organizzata nello Stato italiano, fino nei servizi d’ordine e giudiziari, per non parlare della classe politica
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