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Solo una minoranza di stati europei accoglie i rifugiati voltando le spalle agli obblighi internazionali, mentre i cittadini, al contrario dei politici, dimostrarono compassione, solidarietà e impegno per la giustizia e i diritti umani. Ma queste attività sono criminalizzate per limitare le azioni di organizzazioni, movimenti, gruppi e persone che danno supporto ai migranti. Queste intimidazioni sono diventate ampie e sistematiche e sono in funzione della politica di "esternalizzazione" dell'UE, che vuole spostare i rifugiati dall'Europa meridionale alla Turchia e all'Africa settentrionale. (i.b.)

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DAI MEDIA

giovedì 21 giugno 2018

Mattarella. «In Italia spirito di umanità. Ma sui rifugiati la Ue intervenga unita»

Avvenire, 20 giugno 2018. Intervento del presidente della Repubblica Mattarella, farcito di buone parole, ma elusivo sulle cause della catastrofi in Africa e ipocrita su di chi siano le responsabilità. Con commento. (a.b.)


Non ha speso una parola il nostro presidente della Repubblica per ricordare quali sono le cause della migrazione che è in corso da qualche decennio.
Le cause di quella migrazione sono la politica di sfruttamento forsennato delle risorse di quei popoli che l’Europa e il mondo cosiddetto sviluppato ha fatto in Africa, ma non una parola si è spesa sul colonialismo di ieri e di oggi.  Anzi a leggere bene il suo intervento emerge con chiarezza che i provvedimenti che si prefigurano sono di stampo neocolonialista. Infatti, quello che si prefigge è che le imprese italiane continuino a costruire grandi opere infrastrutturali, che l'hanno sempre contraddistinta, soprattutto in quelle zone dove hanno origine i flussi migratori. Peccato che queste "grandi opere" fanno moltissimi danni: sfrattano intere popolazioni, dirottano fiumi, lasciando a secco altre intere popolazioni e servono soprattutto agli sfruttamenti intensivi e all'economia capitalistica, da cui migliaia e migliaia di Africani sono esclusi. Vi ricordiamo un articolo scritto per eddyburg.it, in cui si spiega appunto chi sono i migranti dello sviluppo, ovvero quelle popolazioni vittime del nostro modello di sviluppo, di cui fanno parte tantissime "grandi opere" costruite sotto il falso nome della cooperazione o aiuto internazionale.
Se non si comprendono le cause dei fenomeni che si intende combattere o di cui si intende curare gli effetti, le nostre rimarranno solo parole di propaganda per giustificare il perpetuarsi dello sfruttamento e sottomissione di terre e popoli ricchi a favore di altri. (a.b.)


«Messaggio del capo dello Stato, che oggi vede Tusk, in occasione della giornata mondiale del rifugiato: “Tragedia drammaticamente attuale. Intervenire con la prevenzione, su conflitti e povertà”»

«Nel sollecitare la comunità internazionale e l'Unione Europea a compiere passi crescenti su questo terreno, la Repubblica Italiana si conforma alle norme sancite dal diritto internazionale relative all'accoglienza di coloro che hanno diritto a protezione». Il messaggio di Sergio Mattarella in occasione della giornata mondiale del rifugiato ribadisce la richiesta del nostro Paese di maggiore condivisione del dovere di accoglienza.

Ma le parole del capo dello Stato - che oggi vedrà, al pari del premier Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk – suonano anche come monito per il nuovo governo a non sottrarsi ai propri doveri di carattere umanitario, pur chiedendo a gran voce a una cambio di passo nelle politiche e negli stessi regolamenti comunitari.

«La tragedia dei rifugiati - donne, uomini e bambini costretti ad abbandonare le proprie case in cerca di un luogo dove poter vivere - è oggi sempre più drammaticamente attuale, come hanno sottolineato anche le Nazioni Unite» scrive il presidente della Repubblica. Che rivendica innanzitutto i grandi meriti acquisiti dal nostro Paese: «Da tempo, l'Italia contribuisce al dovere di solidarietà, assistenza e accoglienza nei confrontidi quanti, costretti a fuggire dalle proprie terre, inseguono la speranza di un futuro migliore per sè e per i propri figli. Obbedisce a sentimento di responsabilità l'impegno dei moltissimi concittadini che, sul suolo nazionale, nel mediterraneo e in altre più lontane aree di crisi del pianeta, tengono vivo lo spirito di umanità che - profondamente radicato nella nostra Costituzione - contraddistingue il popolo italiano». Ne discende un «vivo ringraziamento» da parte del capo dello Stato per «tutti coloro che, in Italia e nel mondo, si adoperano con passione, impegno e dedizione, per questa causa».

Ma ecco la richiesta pressante. Per Mattarella «la comunità internazionale deve operare con scelte politiche condivise e lungimiranti per gestire un fenomeno che interessa il globo intero». E soprattutto, «l'Unione Europea, in particolare, deve saper intervenire nel suo insieme, non delegando solamente ai Paesi di primo ingresso l'onere di affrontare le emergenze. La gestione attuale dei fenomeni migratori deve lasciare il posto a interventi strutturali che rimuovano le cause politiche, climatiche, economiche e sociali che alimentano tante tristi vicende».

Esiste poi un grande tema, che tocca la comunità internazionale nel suo insieme, sul piano della prevenzione delle cause delle grandi migrazioni, dalle guerre alle povertà: «Per governare i grandi spostamenti di esseri umani - afferma il Presidente - occorre prevenire i conflitti e mettere fine a quelli in corso, sostenere i Paesi di origine dei flussi aiutandoli a combattere carestie e malnutrizione, fornire adeguato sostegno ai Paesi limitrofi e alle aree soggette a ostilità». Occorrono, sul piano globale, politiche ispirate ai «principi della responsabilità, della solidarietà e della condivisione dei doveri e dei compiti tra tutti i Paesi interessati». Principi che possono trovare un loro rilancio solo in ambito Onu, dove «l'Italia è fortemente impegnata nei negoziati in vista dell'adozione di un patto mondiale sui rifugiati, che rappresenta lo strumento per offrire risposte concrete e universalmente accettate».

Ma, ammonisce Mattarella «nel sollecitare la comunità internazionale e l'Unione Europea a compiere passi crescenti su questo terreno la Repubblica Italiana si conforma alle norme sancite dal diritto internazionale relative all'accoglienza di coloro che hanno diritto a protezione».

Articolo tratto dalla pagina qui raggiungibile


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