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8 GIUGNO: MAI PIU'

8 GIUGNO: MAI PIU'
Dopo l'incidente di domenica mattina, nel quale una gigantesca nave da crociera ha investito un' imbarcazione e si è schiantata contro la riva, è stata indetta una manifestazione contro le grandi navi in Laguna. E' dal 2006 che A Venezia ci si oppone a questi mostri d'acciaio, pericolosi, inquinanti, devastanti. Non mancherebbero provvedimenti ai quali appellarsi per tenere fuori le navi, ma le istituzioni non esercitano i loro poteri, colluse come sono con gli interessi economici dominanti. Domani tutti alle Zattere, ore 16.00, anche se il prefetto ha negato il permesso di concludere il corteo a Piazza San Marco, luogo aperto a tutti i turisti e mercanti ma non a chi protesta! (a.b.)

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lunedì 11 giugno 2018

L'Italia accolga i migranti e incalzi l'Europa

Nigrizia online, 11 giugno 2018.  A proposito della nave Acquarius, e non solo. Accorato appello dei missionari comboniani contro la politica nazirazzista minacciata e attuata dal ministro per l'Interno. Con commento (e.s.)
Non tutti gli italiani sono complici dell'efferata campagna razzista, e nazista dell'uomo che Di Maio e i suoi compari hanno scelto come ministro dll'Interno, e della politica di respingimento dei profughi e migranti che sta perseguendo. Ma lo diventeranno se non saranno capaci di utilizzare per fermarlo gli strumenti di cui dispongono dalla protesta di massa, allo sciopero e al voto. Qui sotto l'appello di Nigrizia. Ma in Italia per la giustizia e l'umanità si mobilitano solo i preti? (e.s.) 

Nigrizia, 11 giugno 2018
Migranti. Appello dei missionari comboniani


I missionari comboniani si dicono "esterrefatti e indignati" per il rifiuto del ministero dell'Interno di concedere l'approdo a una nave carica di migranti. Chiedono al governo di proseguire sulla strada dell'accoglienza e a Bruxelles di spostare nel Mediterraneo l'epicentro delle politiche europee.

Come cittadini e cristiani siamo esterrefatti e indignati della decisione del ministro degli interni Matteo Salvini che impedisce alla nave Aquarius di portare in salvo nei porti italiani 629 migranti, salvati in acque territoriali libiche.

Il rifiuto di prestare soccorso ai migranti non ha precedenti nella nostra storia ed è in flagrante violazione delle convenzioni internazionali, di cui anche l’Italia è firmataria, che obbligano il soccorso in mare a chi è in pericolo di morte.

Tra i migranti sulla nave ci sono oltre cento minori non accompagnati e sette donne incinte. Una cinquantina di migranti sono stati salvati mentre erano a rischio di morire annegati.

Deploriamo la decisione di Malta, prima destinazione di sbarco, che si è rifiutata di accettare l’attracco della nave Aquarius. Così come la chiusura di Francia e Spagna ad ogni possibilità di accoglienza dei migranti. Ma è deplorevole e vergognoso che l’Italia decida di allinearsi, facendo così pagare a persone innocenti, bisognose di aiuto, il prezzo di una diatriba tra stati su chi si debba assumere la responsabilità di accogliere i migranti.

Chiediamo pertanto che il nuovo governo italiano ritorni sulla decisione presa dal ministro Salvini e dia immediatamente il benestare alla nave Aquarius di approdare a uno dei porti italiani più vicini a dove si trova ora la nave.

È vero, l’Italia non può essere lasciata sola di fronte a un fenomeno migratorio che ha una portata enorme e implicazioni internazionali (specie nel bacino del Mediterraneo) che chiamano in causa l’attenzione e il peso geopolitico dell’Unione Europea. È quindi corretto e giusto che il governo italiano faccia sentire le propria voce a Bruxelles, chiedendo ai partner europei di farsi carico, anche loro, del dossier migranti.

Ma nello stesso tempo l’Italia non può sottrarsi al dovere di accogliere persone che, in gran parte, cercano di costruirsi una vita migliore in Europa e che, in alcuni casi, fuggono da guerre e da regimi dittatoriali.

È importante che l’Italia mantenga un doppio ruolo: essere un porto sicuro per i migranti e nel contempo non smettere di sollecitare l’Europa a trovare soluzioni percorribili (non semplicemente fondate sul controllo militare delle aree di transito dei migranti, come avviene in Niger e Mali), anche nei paesi di partenza dei migranti.

I partner europei devono essere sollecitati a spostare il baricentro delle proprie politiche verso il Mediterraneo. È qui - in particolare attraverso la pacificazione e la stabilizzazione degli stati nordafricani - che si possono cominciare a costruire nuovi equilibri politici ed economici.

Articolo tratto dalla pagina qui raggiungibile







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