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«voglio parlare per gli immigrati, per coloro che vivono tale condizione e per coloro che li ricevono. Voglio mostrare la dignità degli immigrati, della loro volontà di integrarsi in un altro paese, del loro coraggio, del loro spirito imprenditoriale, e non ultimo, per dimostrare come con le loro differenze ci arricchiscono. Voglio dimostrare che una vera famiglia umana può essere costruita solo su solidarietà e condivisione» Sebastião Salgado, Migrazioni, 2000. (i.b.)

scritta dai media

DAI MEDIA

mercoledì 27 giugno 2018

Le piattaforme infernali dell' UE

Il prossimo vertice europeo sulla questione dei migranti non promette nulla di buono, e rischia di vedere approvato una nuova strategia criminale, le "piattaforme di sbarco regionali". 

Il 28 e 29 giugno si terrà a Bruxelles una riunione di emergenza dei leader dei paesi dell'Unione Europea per discutere su un approccio unitario alla questione migranti e superare le divisioni emerse già nella 'crisi migratoria' del 2015 e diventate più accese con l'ascesa di forze di estrema destra e populiste in Europa (1).

Non che l'Europa abbia dimostrato la volontà di applicare una politica di accoglienza o di lungimirante strategia per affrontare le problematiche connesse ai flussi migratori. Tutt'altro,il dramma degli oltre 66 milioni di sfollati nel mondo sembra turbare la coscienza europea solo quando i riflettori dei media si accendono su una qualche una tragedia ai confini dell'Europa, Calais, Lampedusa, Lesvo, Bardonecchia.

L'approccio europeo è incentrato: sulla fortificazione delle frontiere con la messa in campo di una sorveglianza sempre più sofisticata; e sulle persone con una ascesa delle deportazioni e diminuzione delle opzioni legali per ottenere permesso di soggiorno o residenzialità. Questo approccio aumenta il numero di sfollati che entrano illegalmente, costringendoli a intraprendere vie sempre più pericolose per sfuggire ai conflitti, alla violenza, alla povertà.. Ma questa strategia di creare una fortezza non si svolge solo sui confini europei, ma è sempre più esternalizzata, e delegata a paesi terzi, con i quali si stipulano accordi tali da estendere a questi paesi  le stesse  politiche adottate dall'Europa (2).

Le proposte che possono emergere da questo summit non sono rincuoranti, saranno comunque totalmente inadeguate al problema, ma rischiano anche di legalizzare atti criminali di violazione dei diritti umani. Infatti, anche trovare un consenso politico comunque moderato sulle riforme in materia di asilo sembra improbabile in quanto i capi di stato e i primi ministri sembrano invece convergere sull'idea di rafforzare le frontiere esterne. Inclusa la strategia di creazione di 'piattaforme di sbarco regionali' (regional disembarkation platforms) e periferiche dove smistare e distinguere tra migranti economici e coloro che necessitano di protezione internazionale. Definito anche come il "modello australiano", in quanto adottato dall'Australia verso i migranti arrivati in barca, questa strategia comporta l'internamento dei migranti in 'centri' fuori dall'Europa.  Nella bozza di questo progetto del Consiglio Europeo si menziona che questi centri verrebbero istituiti in stretta collaborazione con l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), ma un portavoce dell'UNHCR ha dichiarato di non essere ancora stato interpellato su questo, ma invece di avere notato che l'Europa sta lavorando a programmi di reinsediamento dalla Libia e dal Niger con il progetto di crearne un altro in Burkina Faso.

Come espresso nella lettera preparata da Miguel Urban Crespo (Podemos) e indirizzata a Donald Tusk, Jean-Claude Juncker e ai membri del Consiglio europeo, il modello australiano - a cui le piattaforme di sbarco regionali si ispirano -  è stato denunciato come inumano dall'ONU.
"La segretezza e la mancanza di responsabilità hanno portato a gravi violazioni della legge internazionale sui diritti umani, inclusa la detenzione arbitraria; crudele, inumano o degradante trattamento o punizione; tortura; e persino un omicidio di un rifugiato per mano del personale. Autolesionismo e i tentativi di suicidio sono frequenti e i detenuti, tra cui donne e bambini, sono stati oggetto di abuso sessuale e fisico. C'è grande disperazione nel centro mentre la disperazione ha derubato la gente della voglia di vivere. [...] L'obbligatorio e prolungato centro di detenzione sia a terra che su una piattaforma impedisce l'accesso alla giustizia, ai servizi di base come assistenza sanitaria o istruzione e diventa discriminante in tutti i settori della vita sulla base dello status attribuito al migrante o alla sua famiglia."

Eddyburg vi terrà aggiornati sugli sviluppi.

Note

(1) Per ulteriori informazioni si legga su eddyburg i due articoli di Bernard Guetta e Pierre Haski.

(2) A questo proposito si veda la copertina No. 32 del 5 giugno per una mappa dei paesi con i quali l'Europa ha o sta stipulando accordi.
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