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Solo una minoranza di stati europei accoglie i rifugiati voltando le spalle agli obblighi internazionali, mentre i cittadini, al contrario dei politici, dimostrarono compassione, solidarietà e impegno per la giustizia e i diritti umani. Ma queste attività sono criminalizzate per limitare le azioni di organizzazioni, movimenti, gruppi e persone che danno supporto ai migranti. Queste intimidazioni sono diventate ampie e sistematiche e sono in funzione della politica di "esternalizzazione" dell'UE, che vuole spostare i rifugiati dall'Europa meridionale alla Turchia e all'Africa settentrionale. (i.b.)

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

DAI MEDIA

lunedì 18 giugno 2018

Che fine hanno fatto i diritti umani

Avvenire, 17 giugno 2018. Se i governanti italiani, dominati dal ministro Salvini, infrangono i diritti umani e l'Europa guarda altrove, il Vaticano continua a tener sveglia l'attenzione e sulla necessità di affrontarlo con umanità e lungimiranza. Due articoli sull'argomento.


DOPO L'ANGELUS. IL PAPA CHIEDE AI GOVERNI
UN PATTO MONDIALE SUI RIFUGIATI



«Mercoledì la Giornata del Rifugiato il Papa esorta gli Stati a creare le condizioni per una migrazione “sicura, ordinata e regolare”. Un forte appello in favore delle popolazioni stremate dello Yemen

Nel dopo Angelus, Papa Francesco ha ricordato che mercoledì prossimo, 20 giugno, ricorrerà la Giornata Mondiale del Rifugiato, “promossa dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione su ciò che vivono, spesso con grandi ansietà e sofferenze, i nostri fratelli costretti a fuggire dalla loro terra a causa di conflitti e persecuzioni”».

Francesco ha inoltre evidenziato che la Giornata, quest’anno, cade nel vivo delle consultazioni tra i Governi “per l’adozione di un Patto Mondiale sui Rifugiati, che si vuole adottare entro l’anno, come quello per una migrazione sicura, ordinata e regolare”.

Il Papa ha quindi auspicato che gli Stati coinvolti in questi processi “raggiungano un’intesa per assicurare, con responsabilità e umanità, l’assistenza e la protezione a chi è forzato a lasciare il proprio Paese”.

Il papa Francesco ha poi esortato ogni persona a contribuire all’accoglienza e all’integrazione. “Ma anche ciascuno di noi è chiamato ad essere vicino ai rifugiati – ha detto Francesco -, a trovare con loro momenti d’incontro, a valorizzare il loro contributo, perché anch’essi possano meglio inserirsi nelle comunità che li ricevono”. Il Papa ha concluso sottolineando che “in questo incontro e in questo reciproco rispetto e appoggio c’è la soluzione di tanti problemi”.

E ancora una volta la voce del Papa si è levata per porre all'attenzione del mondo un conflitto e delle popolazioni dimenticate. Francesco ha parlato dello Yemen, esprimendo la sua preoccupazione per una guerra senza fine e facendo appello alla comunità internazionale perchè favorisca un negoziato che argini la situazione già disastrosa. Quindi ha invitato i fedeli a pregare Maria per il Paese: Con preoccupazione seguo la sorte drammatica delle popolazioni dello Yemen, già stremate da anni di conflitto. Faccio appello alla comunità internazionale perché non risparmi alcuno sforzo per portare con urgenza al tavolo dei negoziati le parti in causa ed evitare un peggioramento della già tragica situazione umanitaria. Preghiamo la Madonna per lo Yemen: “Ave Maria…”.

Una drammatica guerra civile insanguina lo Yemen dal 2015, con oltre 10 mila morti e milioni di persone che soffrono la carestia. A contrapporsi senza soluzione, finora, le truppe degli Emirati Arabi e i ribelli houti sostenuti dall’Iran, che nel 2014 hanno deposto il governo di Sanaa.

Tratto dalla pagina qui raggiungibile.


CAOS NEL MEDITERRANEO.
TRA POLEMICHE E MINACCE,
MIGRANTI SEMPRE PIÙ A RISCHIO
di Diego Motta


«Il Viminale preannuncia "porti chiusi" alle Ong. Ma le navi militari continuano a sbarcare nella Penisola centinaia di persone.
Lo stesso scenario che si ripete, stancamente, una settimana dopo. L’allarme preventivo del Viminale per i soccorsi operati dalle navi delle Ong, il preannuncio di porti chiusi per tutti, la replica delle organizzazioni non governative, il tentativo di messa a punto del ministero delle Infrastrutture. Più la politica si infiamma, più si perde di vista quanto accade in acqua, dove migliaia di vite restano in bilico. Non c’è solo il caso Aquarius a tenere banco. Ci sono i 450 profughi messi in salvo in 4 diverse operazioni, che verranno portati nella nostra penisola dalla Guardia costiera e, più a ovest sempre nel Mediterraneo, i 629 presi in carico dal soccorso marittimo spagnolo (almeno 57 le imbarcazioni arrivate nelle ultime ore): cifre che da quelle parti non si vedevano dal 2014, con 191 persone salvate mentre viaggiavano su otto imbarcazioni nelle acque dello Stretto di Gibilterra e il Mar di Alboran.

A indispettire Roma è soprattutto l’attivismo delle imbarcazioni delle Ong che battono bandiera straniera, come Lifeline e Seefuchs, di provenienza olandese. «Sono arrivate al largo delle coste della Libia, in attesa del loro carico di esseri umani abbandonati dagli scafisti – scrive su Facebook il ministro dell’Interno, Matteo Salvini –. Sappiano questi signori che l’Italia non vuole più essere complice del business dell’immigrazione clandestina, e quindi dovranno cercarsi altri porti (non italiani) dove dirigersi». «Fascista» è la replica della Lifeline, poi cancellata da Twitter. «A casa nostra comandiamo noi» controreplica il ministro.

«Quello che sta succedendo – sottolinea Giorgia Linardi, portavoce dell’organizzazione non governativa tedesca Sea Watch – è il tentativo di cancellare la presenza di occhi liberi e indipendenti che raccontino quello che succede in mare». Martedì Sea Watch 3 aveva già rinunciato a prendere a bordo 42 migranti soccorsi dalla nave militare americana Trenton perché da Roma non era arrivata l’autorizzazione a portarli in Italia. La nave ora ha lasciato la zona di soccorso e si trova a Malta. «La questione della responsabilità condivisa non si risolve chiudendo i porti. Bisogna soccorrere chiunque venga trovato in difficoltà in mare» sottolineano ancora da Sea Watch. «Ci criminalizzano per farci sparire» accusa Riccardo Gatti, capomissione di Proactiva Open Arms.

La tensione politica resta alta, mentre dal resto d’Europa si cerca di smorzare i toni aprendo alla possibilità di una maggior condivisione dei carichi migratori, che sin qui è mancata. Il punto è che l’offensiva governativa sembra tutt’altro che terminata, con Danilo Toninelli, titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti, che nel pomeriggio si accoda a Salvini. Le imbarcazioni «non hanno mezzi e personale adatti a salvare un gran numero di persone. E potrebbero mettere in pericolo equipaggi e naufraghi. L’Olanda le faccia rientrare». Ma la replica della rappresentanza olandese presso la Ue fa capire la non responsabilità del governo dei Paesi Bassi: «Non si tratta di Ong olandesi, né sono imbarcazioni registrate in Olanda».

Si arriva fino a Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia e alleata della Lega nel centrodestra, che chiede «il blocco navale subito». Sullo sfondo, c’è la consapevolezza dei volontari di essere finiti al centro di un cortocircuito mediatico per cui non si capisce più cosa sta succedendo al largo delle nostre coste, chi deve fare cosa e perché tutto ciò sta accadendo a fronte di meno del 20% degli arrivi avvenuti solo a un anno fa. Lo scontro col governo? «Noi ci occupiamo di soccorrere chiunque venga trovato in difficoltà in mare, ma non facciamo politica».

Tratto dalla pagina qui raggiungibile.



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