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Solo una minoranza di stati europei accoglie i rifugiati voltando le spalle agli obblighi internazionali, mentre i cittadini, al contrario dei politici, dimostrarono compassione, solidarietà e impegno per la giustizia e i diritti umani. Ma queste attività sono criminalizzate per limitare le azioni di organizzazioni, movimenti, gruppi e persone che danno supporto ai migranti. Queste intimidazioni sono diventate ampie e sistematiche e sono in funzione della politica di "esternalizzazione" dell'UE, che vuole spostare i rifugiati dall'Europa meridionale alla Turchia e all'Africa settentrionale. (i.b.)

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

DAI MEDIA

venerdì 4 maggio 2018

Poveglia e la Vida: chi tutela i beni comuni?

FB Poveglia per tutti, FB Antico Teatro di Anatomia, 4 maggio 2018. Di conflitti i nostri territori sono pieni. Odiosi quelli che hanno come controparte la pubblica amministrazione, che dovrebbe amministrare i beni comuni nell'interesse di tutti. 2 casi a Venezia (m.p.r.)


Poveglia per tutti

«Da domani anche San Secondo, grazie al ruolo nefasto del Bando Fari dell'agenzia del Demanio, diventerà parte del turistificio lagunare. Invitiamo tutti a condividere la loro indignazione in questa pagina, nelle pagine associative, nei siti del Demanio e nei social network con hashtag #demanio, oppure presso l'indirizzo mail del demanio - dre.Veneto@agenziademanio.it. Vi aspettiamo in associazione per evitare questo destino non solo a Poveglia e alle altre isole della laguna, ma a tutto il territorio».

Come nei peggiori incubi d'ogni thriller che si rispetti, i segnali anticipatori che vengono dallo Stato liquidatore si confermano immancabilmente nello svolgersi della trama di questa sceneggiatura, e in ogni azione di chi mette meccanicamente all'asta pezzi sempre più vasti delle nostre città. Il Demanio dello Stato, rinunciando ad ogni ruolo di direzione dello sviluppo economico, rinunciando a farsi calmiere delle bolle speculative del mercato, si mette ancora una volta completamente al servizio dell'unica economia che rovinosamente trionfa, l'economia della monocultura turistica, ovvero quella che sta trasformando la nostra città nel "turistodromo" o "luna-park per cretini" come l'ha impietosamente chiamato Philippe Daverio.

Oggi ci viene riconfermato che, come da due anni denuncia l'associazione, il Bando Fari del Demanio dello Stato è uno strumento, o meglio una cortina fumogena, per trasformare in albergo ogni luogo scientemente trascurato dall'amministrazione. Lo stesso Demanio che ignora le sentenze dei tribunali (il Tar nel nostro caso), che trascura progetti virtuosi o meno impattanti, oggi preferisce chiudere un occhio su canoni che verranno pagati a regime solo tra trent'anni da questi novelli albergatori, ignora cioè ogni ragionevolezza amministrativa che risponda ai bisogni reali di questa città in disgregazione, al solo fine di ossequiare l'ideologia totalizzante della turistificazione, della mercificazione totale del nostro suolo.

Ignorando ogni ragionevole alternativa, il Demanio favorisce nei fatti, ovunque, una subdola privatizzazione. Chi si ricorderà tra cinquant’anni che quegli edifici, terre e luoghi sono state opportunità sottratte a ben due generazioni, che appartenevano alla collettività?

Ebbene si, lo ricordiamo ancora, anche in questa occasione: dedicare l'intero paese ad un'unica attività economica, oltre ad essere palesemente miope e fragilizzante, deperirà le ricchezze plurime delle nostre città, impoverirà il tessuto culturale e relazionale, inaridirà le conoscenze ritenute non funzionali, e alla fine collasserà economicamente. Ogni monocultura erode infatti come un tarlo il terreno sul quale gravita deperendolo nella sua biodiversità, e a fronte di una apparente agiatezza superficiale, di breve periodo, questo tipo di processi produce immancabilmente -e presto- un conto da saldare. Lo strumento del Bando Fari, in 22 casi su 24, e da oggi con San Secondo, tristemente, in 23 casi su 25, si è rivelato solo un rullo compressore sulle economie non turistico-ricettive. Dobbiamo organizzarci ed agire insieme per impedire che sia ancora così.


La Vida

A due mesi dalla chiusura dell'Antico Teatro Anatomico, le attività, gli incontri e le relazioni sono rifiorite in campo, in quella che chiamiamo la Vida [Accanto]. Un gazebo che raccoglie i materiali un tempo all'interno dello spazio e che rappresenta una forma di presidio per ribadire che l'immobile non può diventare un ristorante. Non solo perchè non è necessaria l'ennesima attività commerciale in campo, ma perchè il Piano Regolatore parla chiaro: l'immobile é classificato di tipologia SU (Unità edilizia speciale preottocentesca a struttura unitaria). 

A Venezia solo pochi edifici sono classificati SU: le chiese, le scuole grandi e piccole, come ad esempio la Scuola di San Rocco o quella dei Calegheri, la “casa del boia” di Santa Margherita: insomma, edifici con caratteristiche specifiche e funzioni pubbliche. Per questa tipologia, gli usi compatibili sono: Musei; sedi espositive; biblioteche; archivi; attrezzature associative; teatri; sale di ritrovo; attrezzature religiose. Proprio l'uso che ne era stato fatto nel periodo di riapertura..
Una classificazione di questo tipo non prevede che l’edificio venga utilizzato né come ristorante, né con altra destinazione commerciale.

Se, per trasformare il Teatro Anatomico in un ristorante, si volesse al limite procedere ad una variante al Piano Regolatore, con tutto l’iter che questo implica e comporta, questa dovrebbe riguardare l’intera tipologia di tipo SU. La classificazione catastale (di tipo commerciale) che spesso viene evocata non ha alcun valore legittimante, nel caso, rappresenta una irregolarità rispetto alla destinazione d’uso riconosciuta dal Piano Regolatore e che semmai la Regione avrebbe dovuto allineare. Non viceversa. A tal proposito è stata inviata in data 4-04-18 un istanza che sottolinea questo aspetto e che invita gli uffici comunali competenti a considerare la comunità parte attiva del procedimento. 

Se la fase di riapertura dello spazio è finita, si apre ora una fase di lavoro sul piano giuridico e urbanistico, parallelamente continua quella iniziata con il Convegno del 14 e 15 aprile 2018 sull'uso civico dei beni promosso assieme all'associazione Poveglia. Una tappa importante per un confronto nazionale sui beni comuni.

Continuiamo quindi a ribadire che la Vida deve restare pubblica e che dove essere affidata ad una gestione collettiva. Assieme e uniti siamo una forza, una comunità che rivendica il diritto a vivere in città non da ospiti indesiderati ma da abitanti attenti e attivi per il bene collettivo e delle generazioni future. Per sostenere, supportare questo percorso...è possibile prendere parte ai lavori dei tavoli tematici (urbanistica, arte&cultura, usi civici, comunicazione), proporre e organizzare attivitá tenere aperto il presidio, promuovere le iniziative della Vida, partecipare!



Riferimenti
Le due vicende sono state ampiamente documentate su eddyburg. Gli articoli sono facilmente raggiungibili utilizzando il "cerca"

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