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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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martedì 8 maggio 2018

Napoli senza lavoro e senza politica


Nigrizia, 7 maggio 2018. L'offerta di lavoro c'è. E ancora di più è la domanda, se solo si pensa alle opere socialmente utili. Dicono che mancano i soldi pubblici. Ma spendiamo 64 milioni di euro al giorno per gli armamenti!


Qui al rione Sanità uno dei problemi più gravi che la gente deve affrontare è quello della mancanza di lavoro. Vedo tanta gente che non sa come sbarcare il lunario. Capita che bussino alla porta, si siedano e chiedano semplicemente un lavoro. E non si tratta di ragazzi. Spesso sono persone oltre i 40, che hanno perso il lavoro e che magari non hanno una grande istruzione né formazione professionale. Ma non pretendono nulla, cercano un lavoro qualsiasi. Talvolta mi fermano per strada delle madri e dei padri e l’argomento è quasi sempre quello: la possibilità per il figlio o la figlia di trovare da lavorare.

E le cose vanno peggiorando, come sottolinea una indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane. Dice che in Italia in generale, ma il particolare al sud, sta crescendo il numero degli individui e delle famiglie a rischio povertà. Ancora più preoccupante il rapporto dell’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno: afferma che dal 2001 al 2016 se ne sono andati dal sud in cerca di lavoro circa 500mila persone di cui 200mila laureati, il che si traduce in un ulteriore impoverimento del sud.

La cosa grave è che la politica non dà nessuna risposta. E la rabbia si è riversata nel voto del 4 marzo. Peggio di così non poteva andare per i partiti che hanno dominato la scena negli ultimi anni. Al sud in molti hanno deciso di votare per il Movimento 5 Stelle. Non credo che siano stati semplicemente attratti dal reddito di cittadinanza, ma che abbiamo manifestato la voglia di cambiamento. Sono stanchi di parole e di una politica che non c’è (sia il governo centrale sia gli amministratori locali) e vogliono qualcuno che risponda concretamente ai bisogni della gente.

La politica, se è politica, deve partire dagli ultimi, da chi non ce la fa più, da chi è senza lavoro.

Qui a Napoli ci sarebbe la possibilità di creare anche del lavoro socialmente utile. Penso all’enorme questione dei rifiuti, che non è gestita a dovere non solo nel capoluogo ma in tutta la Campania. Le infiltrazioni della camorra sono sotto gli occhi di tutti…

Che cosa ci vuole a creare piccole cooperative per la raccolta differenziata porta a porta? Non c’è altra maniera nei vicoli di Napoli, se davvero si vogliono raccogliere accuratamente i rifiuti. Invece di spendere tanti soldi, come avviene ora, l’amministrazione ci guadagnerebbe dalla gestione oculata di questo servizio.

Un esempio. Come realtà di base, un paio d’anni fa avevamo avviato una cooperativa per raccolta del cartone. Sostenuta dalla cooperativa Arcobaleno di Torino, l’iniziativa ha creato 5 posti di lavoro e raccoglieva 2,5 tonnellate di cartone al giorno e facendo molto meglio della altre imprese scelte dal comune. Dopo un anno, la cooperativa è dovuta andare a gara d’appalto e l’ha persa. Mi sono arrabbiato e ho scritto a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, il quale ha verificato che qualcosa non andava. Oggi c’è una sanzione interdittiva a carico della ditta che ha vinto l’appalto, ma intanto la cooperativa è ferma.

Ricordiamo le parole di papa Francesco: «La mancanza di lavoro è molto di più del venir meno di una sorgente di reddito, è assenza di dignità».

Articolo tratto dalla pagina qui raggiungibile


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