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La conquista di Israele della Palestina passa attraverso la casa: sistematici sfratti e distruzione di case palestinesi e la colonizzazione della West Bank e Gerusalemme con insediamenti israeliani. L’attacco alla casa non è ‘solo’ un attacco ai diritti umani dei palestinesi ma è un attacco all’essenza della vita, in quanto “la casa è un'infrastruttura del sociale, del politico e del tessuto economico di individui, famiglie e comunità” (citazione di Sabrien Amrov). i.b.

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martedì 1 maggio 2018

Mondeggi Bene Comune. La fattoria senza padroni in vendita per sanare il debito pubblico

il Salto, 27 aprile 2018. Sabato un corteo aperto da un trattore ha attraversato Firenze e l' Oltrarno per difendere Mondeggi dalla vendita, attraverso una gestione civica basata su progetti agricoli, lavoro collettivo, manutenzione, assemblee, una scuola e un teatro contadino. con riferimenti (i.b.)

«Siamo ribelli perché la terra è ribelle se c’è chi la vende e la compra come se la terra non fosse terra e come se non esistessimo noi che siamo del colore della terra»
subcomandante Marcos


Lungo la via Chiantigiana, a Bagno a Ripoli, comune nell’area della città metropolitana di Firenze, c’è la storia del riscatto di un bene comune dall’incuria e dall’abbandono istituzionale. Un racconto di Tierra Y Libertad. Qui, nel 2012, studenti e studentesse, contadini e lavoratrici, disoccupati decidono di abbracciare le rivendicazioni della campagna “Terra Bene Comune” lanciata da Genuino Clandestino, comunità in lotta per l’autodeterminazione e la sovranità alimentare. Una battaglia contro l’art. 66 del decreto Salva Italia (2011) emanato dal governo Monti, in cui si prevedeva la vendita dei terreni agricoli per sanare il debito pubblico italiano.

Fra assemblee pubbliche, incontri su accesso alla terra e cibo genuino prodotto sul territorio, il comitato pone la propria attenzione sul caso della tenuta di Mondeggi. Si tratta di un’antica villa fattoria situata sulle colline fiorentine e rilevata dalla provincia di Firenze – oggi città metropolitana – fin dagli anni 60. Per oltre quarant’anni, i poderi sono gestiti in modo poco virtuoso dall’azienda di proprietà pubblica “Mondeggi&Lappeggi srl”. Nel 2009, la società dichiara il fallimento. Beni e terreni finiscono all’asta per ripagare un debito pubblico di oltre un milione e mezzo di euro. Da quel momento, su questi terreni incolti ha inizio un percorso di riqualificazione che nel giro di poco tempo porta a Mondeggi centinaia di persone provenienti dal territorio circostante e da altre zone dell’Italia. Gli appuntamenti si moltiplicano e cresce la partecipazione popolare alle diverse attività proposte dal comitato. Così, nel 2014, il collettivo redige la bozza di un progetto condiviso: la “Carta dei principi e degli Intenti”, presentata a istituzioni invece chiuse a qualunque tipo di confronto con il comitato.

A giugno dello stesso anno, durante una tre giorni di convivialità e dibattiti politici, un presidio contadino formato da una ventina di persone si stabilisce nelle case coloniche di Cuculia e Ranieri. Ha così inizio un nuovo cammino: quello di “Mondeggi Bene Comune- Fattoria Senza Padroni”. «Il mondo contadino non appartiene al passato», ha raccontato Andrea di Genuino Clandestino ai microfoni di radio Città Futura: «Difendere il libero accesso alla terra è necessario, e Mondeggi Bene Comune è simbolo della lotta e della riappropriazione delle terre».

Oggi, grazie al progetto MO.TA (Mondeggi Terreni Autogestiti) almeno 300 persone custodiscono parte delle olivete; mentre i terreni sono tornati a produrre frutta, ortaggi, uva e cereali, zafferano secondo le tecniche dell’agricoltura contadina. Ai lavori agricoli si uniscono anche le autoproduzioni: miele, pane, prodotti erboristici, birra sono alcuni dei prodotti reperibili presso lo Spaccio Autogestito della Fattoria, nei vari circuiti contadini ed estranei alla Grande distribuzione organizzata. «Perdere Mondeggi significherebbe far cessare un processo di trasformazione sociale ormai avviato in questo contesto», commenta Alessio, uno dei ragazzi seduto vicino all’entrata della sala riunioni, dove si sta tenendo una delle tante lezioni libere e gratuite dei corsi tenuti dalla Scuola Contadina. «Questa esperienza è un’opportunità per l’intero territorio su cui ci troviamo: 200 ettari di lotta attraversati da chi vuole offrire un futuro diverso a questa zona. Non è possibile rispondere con la vendita a ogni fallimento di gestione pubblica della terra. Su questi poderi potrebbero trovare lavoro oltre cento persone».

Il movimento contadino non è morto, dicevamo. Non si vedeva un’occupazione delle terre da oltre cinquant’anni, in Italia. Le ultime risalgono agli anni del Secondo Dopoguerra quando, specie al Sud Italia (ma anche sul delta Padano e in alcune zone della Sardegna e della Toscana) i contadini e le contadine, stremati da fame e miseria, si riprendevano ciò che i grandi proprietari terrieri continuavano a tenere per sé: la terra. La rivolta di Melissa e le braccia incrociate sull’altipiano silano; lo sciopero di Avola e Portella della Ginestra in Sicilia ci raccontano della lotta contadina italiana e di chi è caduto sotto i colpi esplosi da uno Stato che negava terra, libertà e cibo. Adesso i tempi sono cambiati ma, ora come allora, la disoccupazione morde. Beni comuni e ambiente, vengono calpestati come il diritto di chi vorrebbe dedicarsi alla vita agricola, finendo alla mercè dei possessori di grossi capitali da investire nella speculazione sui territori.

«Sappiamo di percorrere una strada lunga e difficile, ma abbiamo bisogno di vincere questa sfida», dice ancora il giovane attivista. Nel corso di questi anni, la costante partecipazione alla vita della fattoria e la concreta sperimentazione di un laboratorio di autogestione e di democrazia diretta dal basso, hanno portato allo sviluppo di una “comunità diffusa”. «Mondeggi è l’unico soggetto informale in grado di custodire la tenuta», aggiunge Roberto mentre ricorda che agli uffici della città metropolitana di Firenze è stata presentata, e protocollata, una “Dichiarazione per la gestione di un bene civico”. Un atto redatto sulla falsariga di altre esperienze che presso le diverse amministrazioni – Casa Bettola a Reggio Emilia, Ex Asilo Filangieri a Napoli – hanno trovato un riconoscimento legale. Un’apertura istituzionale invece assente nella città di Firenze, che lo scorso novembre ha raccolto cinque manifestazioni di interesse all’acquisto di Mondeggi. Al “sondaggio”, lanciato dall’ente in attesa del prossimo bando per l’asta, hanno risposto gli attuali custodi, un privato cittadino e tre imprese. Due di queste, la Bl Consulting e la My Group, si occupano di lussuose ristrutturazioni. L’altra, la Chianti Ruffino, è un’impresa vitivinicola collegata alla multinazionale Constellant Brands, un colosso mondiale proprietario di oltre cento marchi di alcolici (fra cui la birra Corona).

Intanto, appellandosi alla presunta illegalità di chi riprende in mano i beni comuni, lo scorso 10 aprile si è aperto il processo contro 17 degli occupanti. Le accuse sono furto di energia elettrica e invasione di edifici e terreni. Parte civile si è costituita la città metropolitana, intenzionata a chiedere un risarcimento per danneggiamento. Bisognerebbe comprendere, però, cosa intenda la giunta fiorentina per “danni”, se centinaia di persone hanno rimesso in sesto un luogo altrimenti inutilizzato.
«Scenderemo in piazza per rivendicare che Mondeggi è un Bene Comune e va difeso dalla proposta di vendita dell’amministrazione pubblica», si legge in un comunicato diffuso dalla rete di Genuino Clandestino, che proprio presso la Fattoria senza Padroni terrà il suo incontro questo fine settimana. «Siamo convinti che per i movimenti contadini ed ecologisti sia fondamentale creare legami transnazionali per costruire insieme una prospettiva globale di lotta», chiude la nota.

Sabato 28 aprile, un corteo vivace e colorato sarà aperto da alcuni trattori e attraverserà le vie di Firenze «contro la svendita dei beni comuni, per l’autodeterminazione dei territori attraverso esperienze di vita agroecologiche. Per costruire un futuro fertile, sosteniamo le Resistenze contadine e cittadine difendendole dalle privatizzazioni, dall’avvelenamento e dalle devastazioni», si legge sul volantino diffuso per invitare alla manifestazione. L’appuntamento è in piazza San Marco alle 17.30.

Articolo tratto dalla pagina qui raggiungibile.


Riferimenti


Sull'esperienza di Mondeggi come autogoverno e gestione civica esemplare di un bene comune per sottrarlo alla vendita sono presenti altri articoli su eddyburg. In particolare, vi segnaliamo un articolo di Daniela Poli Da proprietà pubblica a bene comune: Mondeggi la fattoria senza padroni, che spiega non solo le origini e sviluppo di questo percorso, ma anche le radici filosofiche e civiche di pratiche come queste. Qui invece il link al sito del presidio, Mondeggi bene comune.



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