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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

INVERTIRE LA ROTTA

CONTRORIFORMA URBANISTICA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

martedì 8 maggio 2018

Copertina N° 29, 8 maggio 2018


Campi (III). A Dadaab in Kenya, vive una popolazione di rifugiati paragonabile a quella di Bologna. Ben Rawlence, autore del libro "La città delle spine" afferma che è fuorviante considerarlo un campo profughi. I politici Kenioti vorrebbero chiuderlo, anche perché si trova vicino alla rotta di un importante un corridoio infrastrutturale sul quale si innesteranno progetti di sviluppo. E' "una prigione non solo fisica, ma anche ideale" emblematica dell'ipocrisia che sta dietro ai campi e della geografia della (in)visibilità e del controllo.(i.b.)
Fonte: Foto di Jonathan Ernst (Reuters/). Una recensione del libro è disponibile sulla rivista Africa, qui raggiungibile.


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