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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 8 maggio 2018

Copertina N° 29, 8 maggio 2018


Campi (III). A Dadaab in Kenya, vive una popolazione di rifugiati paragonabile a quella di Bologna. Ben Rawlence, autore del libro "La città delle spine" afferma che è fuorviante considerarlo un campo profughi. I politici Kenioti vorrebbero chiuderlo, anche perché si trova vicino alla rotta di un importante un corridoio infrastrutturale sul quale si innesteranno progetti di sviluppo. E' "una prigione non solo fisica, ma anche ideale" emblematica dell'ipocrisia che sta dietro ai campi e della geografia della (in)visibilità e del controllo.(i.b.)
Fonte: Foto di Jonathan Ernst (Reuters/). Una recensione del libro è disponibile sulla rivista Africa, qui raggiungibile.


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