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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Gli incendi nella foresta amazzonica, baluardo vitale della biodiversità, contro i cambiamenti climatici e per la sopravvivenza di 30 milioni di persone, quest'anno sono aumentati dell'83% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Bolsonaro ha ripetutamente affermato che il suo paese dovrebbe aprire l'Amazzonia agli interessi commerciali, per consentire alle aziende minerarie, agricole di sfruttare le sue risorse naturali. La distruzione della parte brasiliana della foresta è notevolmente incrementata sotto il nuovo presidente. Nei primi 11 mesi, la deforestazione aveva già raggiunto i 4.565 km quadrati, con un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. (i.b.)

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mercoledì 30 maggio 2018

È permesso criticare Mattarella?

Rispondo ad alcune critiche ricevute per aver pesantemente criticato Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, a proposito della polemica Di Maio-Savona-Salvini


Un amico fraterno mi ha scritto per rimproverarmi di aver scelto, criticando Mattarella, il versante sbagliato di uno schieramento tra «la peggiore destra animata da un imbecille (Di Maio) e da un farabutto (Salvini) e «il presidente della Repubblica. Mattarella» Ha aggiunto che a suo parere la gravità della situazione «non consente finezze, o con i fascisti o con Mattarella, non ci sono terze vie (come non ci furono ai tempi di Weimar e della marcia su Roma)». Ed è perciò «necessario che anche la sinistra, quella alla quale apparteniamo noi, prenda una posizione netta, senza se e senza ma».

Valutazioni analoghe hanno espresso altre persone che stimo molto, e colgo l'occasione per rispondere anche a loro.

Contemporaneamente, secondo un costume tipicamente italiano si è avviata, e prosegue, una forme di tifoseria nella quale tutti sono invitati a dire Si o No a Mattarella e ai suoi critici, senza argomentare il loro voto.

Ho risposto al mio amico che non si possono valutare gli eventi di questi anni schematizzandoli nel contrasto tra due soggetti: Di Maio e Salvini da una parte, Mattarella dall’altra. A me sembra che sia indispensabile tenere il massimo conto di due elementi: i princìpi da un lato, e dall’altro gli interessi e la strategie di cui gli attori sono portatori.

Sono convinto (come ho scritto ieri commentando su eddyburg il documento di Potere al popolo) che le motivazioni con le quali Mattarella ha giustificato il suo diniego sono molto gravi.

Piaccia o non piaccia Savona è stato proposto dalla maggioranza di un parlamento legittimamente formato, e non vi era alcuna ragione costituzionalmente valida per impedirne l’entrata in carica. Le motivazioni ripetutamente espresse da Mattarella rivelano – senza possibilità di dubbio – che la ragione della pesante censura a Savona è costituita dai timori e dalla volontà de “i mercati”. Errore, a mio parere, altrettanto grave di quello che Giorgio Napolitano confessò di aver compiuto, quando, intervenendo su Renzi lo sollecitò a indire il referendum per modificare la Costituzione al fine dichiarato di ridurre i diritti relativi a lavoro e democrazia. Napolitano interveniva allora obbedendo in tal modo alla volontà espressagli dal gruppo JP Morgan Chase Bank. Ci indignammo e protestammo tutti, o mi sbaglio?

Ma oggi la cosa è ancora più grave, perché l’obbedienza a “i mercati” è stata completata dall’affidamento di formare il governo a un personaggio, Carlo Cottarelli, la cui formazione, la cui storia, la cui dichiarata volontà, la cui stessa “specializzazione” è quella di tagliare il welfare, nell’appiattire la tassazione nell’interesse dei più ricchi (quindi violare la Costituzione)…e infine impiegare i fondi stanziati per l’accoglienza di migranti e profughi per destinarli invece secondo il modello Minniti, al respingimento. Ed è Mattarella, succube de “i mercati”, e non altri, a prendere la decisione di incaricare Cottarelli a formare il governo della Repubblica.

Questa è la mia posizione. Una posizione personale, certamente. Infatti, come faccio sempre da qualche tempo, quando esprimo posizioni che non rispecchiano il punto di vista di tutto il gruppo di eddyburg le concludo con la mia sigla.

Comunque la mia posizione l’avevo già espressa ieri sera, nei commenti di apertura di un pezzo su eddyburg. Da allora non ho cambiato idea. E devo dire che mi spinge ancora di più a ribadirlo il fatto che aborro dal costume italiano del “tifo”: o per la Roma o per la Lazio, o per i Bianchi o per i Neri. Preferisco molto il ragionamento e l’argomentazione. E la convinzione che mai la ragione sta tutta e solo da una delle due parti

Infine, per quanto riguarda la sinistra italiana, non ritengo più validi oggi, nel XXI secolo, un glossario e una visione dei conflitti politici indubbiamente coerenti con i problemi del millennio scorso ma non più oggi. Le forme e gli stessi contenuti del conflitto sono diversi, sono mutati i contenuti stessi (l’ideologia, gli interessi economici, le figure sociali) sia degli sfruttati che degli sfruttatori. Ho tentato di scrivere qualcosa di semplice in proposito nell’articolo cui reinvio: “la parola Sinistra”. (e.s.)




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