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Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

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sabato 7 aprile 2018

Strage di operai nei cantieri “ Nel 2018 sono il 50% in più”

la Repubblica, 6 aprile 2018. Diminuisce il riconoscimento sociale del lavoro, aumenta la precarietà, aumenta l'età pensionabile, aumenta l'affaticamento, vuoi che non aumentino i morti sul lavoro? É il neoliberismo, baby, la fase attuale del capitalismo. Anche finale? dipende da noi

La casistica degli infortuni sul lavoro ci regala un nuovo lugubre record: quello delle morti plurime. Tre morti il 20 marzo scorso nello scoppio di un locale a Catania. Due morti otto giorni dopo nel porto di Livorno per l’esplosione di un serbatoio. Altri due nel giorno di Pasqua a Treviglio per lo scoppio di un’autoclave. E ancora due morti proprio ieri a Crotone, travolti dal muro di contenimento in un cantiere edile: Giuseppe Greco, 51 anni, e Kiriac Dragos Petru, rumeno di 35 anni.

L’impressione è che ci sia in questi mesi un’accelerazione degli infortuni mortali, soprattutto nei cantieri edili. Il dato più clamoroso viene dalla Fillea Cgil, che rappresenta i lavoratori delle costruzioni. « Dall’inizio dell’anno — dice il segretario generale Alessandro Genovesi — abbiamo avuto un aumento del 50% degli infortuni mortali rispetto al 2017 » . Insomma, stanno raddoppiando i morti nell’edilizia. 

E la ripresa economica, in assenza di una stretta sui controlli, non fa che aumentare le probabilità di infortuni. « È proprio quello che sta succedendo — spiega Genovesi — Da una parte assistiamo a un risveglio dell’edilizia che però non produce nuove assunzioni, ma solo più ore di lavoro per gli stessi dipendenti, e quindi molta fatica in più. Dall’altra, numerose aziende ( soprattutto subappaltanti) applicano ai propri lavoratori, per risparmiare, non più il contratto da edile ma contratti meno costosi: ad esempio quello multiservizi (settore pulizie) o quello florovivaistico. Ci sono persino lavoratori con il contratto da badante. Tutti questi dipendenti, a differenza degli edili, non fanno i corsi di formazione obbligatori di almeno 16 ore, e non hanno in dotazione ( a meno che non lo chiedano) i dispositivi di sicurezza come caschi, cinture, corde, scarpe speciali e così via». In queste condizioni, è difficile non prevedere una recrudescenza degli infortuni.

Insomma, anche quando non si impiega lavoro in nero, molte aziende trovano il modo di risparmiare sui corsi di formazione anti- infortunistica e di complicare i controlli degli ispettori, soprattutto con il subappalto. E poi c’è l’utilizzo sempre più frequente di lavoratori “anziani”. Scorrendo la casistica dell’Anmil, l’associazione dei mutilati e degli invalidi del lavoro, si scopre che dal primo marzo ad oggi, la metà dei morti aveva più di 55 anni. E molti erano over 60. Come Antonio Di Nardo, 69 anni, caduto in una cava e colpito da un masso a Lanciano (Chieti). O come Luigi Vilardo, 63 anni, scivolato da una scala nel capannone dove lavorava a Caracagno (Parma).

Ma quanti sono nel complesso le morti sul lavoro in questo primo scorcio del 2018? Non è dato saperlo in modo ufficiale. Ogni associazione ha le sue stime. Inutile sperare in una qualche certezza statistica: c’è solo il conteggio giornaliero eseguito da sindacati o da semplici persone di buona volontà che raccolgono le notizie degli incidenti dalle fonti più disparate: i propri associati, i siti internet, le agenzie di stampa, i giornali, le tv. È il caso dell’Osservatorio di Bologna, guidato da Carlo Soricelli, secondo il quale dall’inizio dell’anno sono già 159 gli infortuni mortali, l’ 8,9% in più sugli stessi mesi del 2017.

E le statistiche dell’Inail? I dati dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro sono fermi a gennaio, con 67 decessi contro i 69 del gennaio 2017, ma nei dodici mesi precedenti denunciavano un aumento delle morti a 1.029, dai 1.018 del 2016.

Il vero problema, tuttavia, non sta in un semplice ritardo tecnico di comunicazione: sta nel fatto che l’Inail non raccoglie tutte le denunce di infortunio ma solo quelle dei propri assicurati. Sfuggono tutti i liberi professionisti e le partite Iva, tutti i dipendenti delle forze armate, delle forze di polizia e dei vigili del fuoco. Insomma, milioni di persone sono assicurati con altri istituti, e se hanno un incidente magari vengono risarciti, ma ai fini statistici restano dei fantasmi. Così come restano invisibili tutti i lavoratori in nero. 

Amara conclusione: non esiste un ente pubblico che raccolga tutti i dati sugli infortuni, mortali e non. «Già nel 2012 — dice il presidente dell’Inail, Massimo De Felice — auspicammo la costruzione di una base informativa efficiente e l’accreditamento del nostro Istituto come fornitore unico di informazioni sulla sicurezza e sulla salute nei luoghi di lavoro. È un impegno che continuiamo a segnalare alle autorità competenti » . Ma l’appello, finora, è caduto nel vuoto.
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