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martedì 17 aprile 2018

Iraq. Donne vittime di abusi sessuali nei campi rifugiati

NENAnews, 17 aprile20. Pensavano che i campi per rifugiati servissero per dare un riparo alle loro persone invece Amnesty International ha scoperto e rivelato che le donne vi sono maltrattate come e più di prima, dai loro presunti "salvatori"


«Dopo aver visitato 8 campi nelle province irachene di Ninive e Salahddin, l’ong denuncia “uno sfruttamento sessuale straziante”. A pagare il prezzo più alto sono le donne sospettate di avere legami con lo Stato Islamico. A compiere gli abusi sono le forze di sicurezza e i membri delle milizie»

Le donne sospettate di avere legami con lo “Stato Islamico” (Is) sono vittime si sfruttamento sessuale e discriminazione nei campi rifugiati iracheni. A dirlo è Amnesty International (AI) in un rapporto che si concentra su otto campi profughi sparsi tra le province irachene di Ninive e Salahdin, un tempo aree controllate dal “califfato”.Irisultati dello studio della ong inglese sono drammatici: ovunque le donne sono maltrattate. Ma quelle “che si pensa abbiano rapporti con l’Is subiscono un alto grado di discriminazione e varie violazioni dei diritti umani” ha detto Nicolette Waldman, ricercatrice per Amnesty in Iraq. “Quello che per me è stato scioccante – ha aggiunto Waldman – è la violenza sessuale. Abbiamo scoperto che è diffusa e il modo in cui queste donne siano abusate è straziante”.

Una donna, citata nel rapporto, denuncia: “Non possiamo restare da sole fuori il campo, non è sicuro per noi. Ma in realtà è lo stesso anche dentro. Nessun posto è sicuro”. Dallo studio di AI emerge che a compiere gli abusi sono le forze di sicurezza a protezione dei campi e i membri delle milizie. Una accusa grave, ma che al momento il governo iracheno preferisce non commentare.

Secondo alcune ong che lavorano in Iraq, le donne che hanno mariti e padri morti o dispersi sono quelle più costrette a matrimoni forzati o a subire violenza. Particolarmente grave è anche la situazione di chi è analfabeta e non sa come ottenere documenti d’identità per accedere ad aiuti governativi o cibo. “La loro vulnerabilità li rende vittime di sfruttamento umano” ha detto Karl Schembri, consigliere regionale del Medio Oriente del Consiglio rifugiati norvegese.Condizioni di vita inaccettabili che però, sostiene AI, potrebbero peggiorare a causa della crisi economica che vive l’Iraq: le autorità irachene affermano che sono necessari soltanto 88 miliardi di dollari per la ricostruzione del Paese. Una cifra che è di gran superiore a quella che è stata promessa o data dai donatori internazionali.
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