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La conquista di Israele della Palestina passa attraverso la casa: sistematici sfratti e distruzione di case palestinesi e la colonizzazione della West Bank e Gerusalemme con insediamenti israeliani. L’attacco alla casa non è ‘solo’ un attacco ai diritti umani dei palestinesi ma è un attacco all’essenza della vita, in quanto “la casa è un'infrastruttura del sociale, del politico e del tessuto economico di individui, famiglie e comunità” (citazione di Sabrien Amrov). i.b.

scritta dai media

mercoledì 18 aprile 2018

Milano Città Studi. Cittadini che non si rassegnano

arcipelagomilano.org,  17 aprile 2018. Un caloroso invito a partecipare al grande corteo sonoro organizzato per difendere Città studi, un'area vitale per la città che vorrebbero distruggere mediante la "rigenerazione urbana". Le ragioni dei cittadini di Augusta per una vicenda connessa


Rispondo all’appello di Luca Beltrami Gadola a difesa della città di Milano contro scelte politiche inadeguate, e chiedo ai lettori di Arcipelago di mettersi insieme e unirsi al corteo sonoro che giovedì 19 aprile partirà da piazza Leonardo da Vinci per dire NO al trasferimento delle facoltà scientifiche a Rho Expo e SI’ al loro sviluppo nella storica sede di Città Studi. Con vari strumenti musicali faremo sentire nuovamente la nostra voce dopo il grande successo della fiaccolata del 7 novembre scorso che ha visto oltre 1000 persone scendere in strada a difesa di un pezzo di città.
Perché?
Come esposto più volte in vari articoli apparsi su questa rivista:

1.Città Studi è un quartiere universitario che funziona, è integrato nel tessuto urbano, è vivace e accogliente, unisce saperi diffusi e sperimenta coesione nella città. Tutte le università, là dove possibile, si espandono partendo dal loro nucleo centrale e a Città Studi lo spazio c’è. Costerebbe anche di meno. Ma del famoso studio comparativo, tra quanto costerebbe rilanciare Città Studi e quanto andare a Expo, non c’è traccia. Studio comparativo tanto richiesto dai cittadini, durante i vari momenti di cosiddetta partecipazione, che servirebbe a capire con quali criteri si facciano certe scelte politiche con i soldi pubblici.

2. L’Università Statale verrebbe penalizzata con quasi 100 mila mq in meno. Sì, certo, a Expo si razionalizzerebbero gli spazi, come sostengono i fautori del trasferimento, ma andate a chiedere ai matematici e agli informatici cosa pensano di questa tanto decantata razionalizzazione che in pratica non sarà che l’allocazione dentro anonimi edifici di tutte le aule per lezioni della Facoltà di Scienze, da utilizzare a rotazione per i vari corsi di laurea.
Ricordiamo che a causa di questi limiti di spazio, la maggior parte del patrimonio librario delle attuali biblioteche di Matematica, Fisica, ecc. non potrà confluire nell’unica Biblioteca prevista in area Expo e questi tesori finiranno dimenticati in un magazzino inaccessibile a Sesto. Inoltre non ci sarebbe alcuna possibilità di futura espansione del nuovo campus, visto che il luogo è notoriamente chiuso fra tangenziali e autostrada.

3. Un intero quartiere subirebbe un grave espianto: si trasferiscono servizi pubblici come l’Università Statale e due Istituti ospedalieri, Besta e Tumori, in cambio di vaghe promesse e progetti per i quali non è stanziato neppure un euro.

Unica eccezione il barcone naufragato nel Canale di Sicilia il 18 aprile 2015 – evento in cui morirono 700 migranti- che dovrebbe arrivare la prossima estate nel cortile di Veterinaria, in via Celoria. Per il suo trasferimento da Augusta sono stati stanziati 600 mila euro nell’ultima legge di bilancio. Un emendamento voluto dall’onorevole Quartapelle, con l’intenzione di creare un Museo dei diritti umani, caldeggiato dalla professoressa Cristina Cattaneo del Dipartimento di Medicina Legale che ha coordinato l’umanissimo lavoro di identificazione dei cadaveri delle vittime.

Senza nulla togliere a questo lodevole progetto, resta da chiedersi se non abbia invece ragione il “Comitato 18 Aprile” di Augusta, sorto nel 2016, di cui fanno parte vari cittadini partecipi e attivi sul fronte della migrazione, oltre che la Cgil e Legambiente, e sostenuto da parroci e dalla sindaca Cettina Di Pietro. In un comunicato stampa del 18 dicembre 2017 sostiene che quei soldi avrebbero potuto essere utilizzati per salvare vite umane e, soprattutto, ribadisce che il “Giardino della memoria” gli abitanti di Augusta lo vorrebbero giustamente a casa loro, visto che è proprio la comunità siciliana che si è distinta nella solidarietà nei confronti dei migranti. I giovani democratici siciliani hanno già espresso la loro contrarietà a tale progetto.

Claudio Fava, consigliere regionale di Centopassi ha presentato a febbraio 2018 un’interrogazione al presidente della Regione, Nello Musumeci, e all’assessore regionale alla Cultura, Vittorio Sgarbi, per chiedere di intervenire col governo nazionale al fine di evitare l’ennesimo scippo ad Augusta e l’ultima depredazione del patrimonio museale dell’isola.”. Viene da chiedersi per quali motivi Milano voglia arrogarsi tale diritto sul relitto/simbolo. Secondo le parole del consigliere comunale di Augusta Giancarlo Triberio:  “a Milano risulterebbe del tutto decontestualizzato sia sotto il profilo geografico, perché totalmente estraneo al luogo del naufragio, sia sotto il profilo storico, perché è questa città e questa regione a subire il maggiore impatto dell’immigrazione dal mare.”
Ancora una volta si ignora la proposta e la voce di una collettività di persone, in questo caso sensibili e impegnate sul fronte dell’accoglienza.

4. L’intera città sarebbe impoverita, preda di una politica urbanistica assoggettata a interessi privati. In tutta questa vicenda assisto oramai da tempo a operazioni dove gli interessi privati prevalgono sul bene pubblico, dove le sane e spontanee reazioni dei cittadini vengono distorte e si vuol far passare una critica costruttiva come una visione miope e conservatrice. Osservo un’amministrazione pubblica che sta progressivamente trasferendo all’area privata alcune delle proprie competenze fondamentali. Un’amministrazione che è sotto il controllo del mondo dell’impresa, dell’economia e della finanza. Scelte politiche su come assegnare risorse, stanziare fondi, distribuire benefici, localizzare investimenti e altri tipi di decisioni vengono dirottati verso direzioni altre, che non coincidono con il bene della collettività. Scelta di strumenti finanziari come il project financing che relegano il soggetto pubblico ad una marginalità decisionale e ad una sudditanza operativa sempre più marcata a vantaggio di grandi operatori privati”.

Un’amministrazione pubblica depauperata della sua coscienza sociale che vorrebbe cittadini con una coscienza partecipativa allineata e mai critica. Nella pratica una riduzione di libertà. Perché ogni cm quadrato di territorio della città mal gestito, gestito senza una visione unitaria e armonica o gestito solo nell’interesse di pochi è un cm quadrato di libertà in meno per ciascun cittadino. Sia che si tratti di un cittadino del centro storico o di una periferia. Senza alcuna distinzione.
Nonostante l’abilità comunicativa nel creare un consenso diffuso e rassicurante costruito su una serie di promesse e illusioni.

5. Sarà la nostra risposta alle cariche della polizia del 6 marzo. E se anche dovessimo essere solo in 10 al corteo del 19 aprile, quei 10 non saranno mai dei perdenti, perché i perdenti rimarranno coloro che hanno voluto blindare, chiamando poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa, la via S. Antonio dove il Senato accademico deliberava. Un corpo accademico che teme i propri studenti con le mani alzate. Studenti che chiedono di partecipare e far sentire la loro voce su una scelta storica di tale portata. Zittiti, manganellati. La forza contro la parola. Una brutta scena alla quale non avrei mai voluto dover assistere.
Per tutti questi motivi è davvero arrivato il tempo di unirci, di tornare al bene comune della città, di riappropriarci anche della solidarietà e della reciproca partecipazione tra i tanti comitati milanesi che difendono una visione etica e unitaria della città, che si oppongono a scelte improvvisate per sanare precedenti operazioni fallimentari che hanno arricchito solo pochi e impoverito la città. Comitati di cittadini che difendono il verde contro la cementificazione, il pubblico contro il privato.

Raccogliamo l’appello del Direttore di Arcipelago, e mettiamo in atto le parole con cui si chiude un articolo su Città Studi apparso su Offtopic:
«Si sta giocando in questi mesi una partita che città e istituzioni vorrebbero chiusa. Noi diciamo invece che la partita è ancora aperta, e che la città può essere convocata. Perché c’è già in atto un processo collettivo, disperso nei quartieri, di difesa dei beni comuni. Un percorso che riguarda studenti, collettivi, comitati, cittadini, abitanti di diverse parti della città, lavoratori».
Immaginiamo la forza che avrebbe questa cosa. La forza di una rivoluzione.

Cominciamola questa rivoluzione pacifica. Partiamo dal corteo del 19 aprile!


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