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Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

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domenica 15 aprile 2018

L'intervento in Siria spacca l'unità nazionale in Gran Bretagna.

Huffington Post, 14 giugno 2018. In Gran Bretagna un po' di sinistra e di buonsenso ci sono. Il governo ribadisce l'accordo con Trump, ma i laburisti di Corbyn rifiutano e accusano Theresa May di prendere ordini da Trump


È scontro in Gran Bretagna sull'intervento in Siria. La premier Theresa May l'ha definito un intervento "giusto e legittimo", non per "disarcionare" il presidente siriano, Bashar al-Assad, ma per dare un messaggio chiaro che le armi chimiche non devono essere usate, nè a Damasco e neppure nelle strade britanniche.

"Le armi chimiche non possono essere utilizzate e questo vale non solo per la Siria, ma anche per le strade britanniche", ha aggiunto la premier, con chiaro riferimento all'avvelenamento con il gas nervino, a Salisbury, dell'ex spia russa, Serghei Skripal, e della figlia Yulia. "Non si è trattato di un cambio di regime", ha aggiunto. "E' stato un attacco limitato, mirato ed efficace con chiari confini" per "degradare la capacità di ricercare, sviluppare e distribuire armi chimiche da parte del regime". La May ha aggiunto di avere in mano le prove che il governo di Damasco a Duma abbia utilizzato gas tossici: "Sappiamo con certezza che è stato il regime siriano". "Non vi posso dire tutto", ha osservato, ma ha citato "informazioni di intelligence". "Questa azione collettiva - ha proseguito nella conferenza stampa, organizzata a metà mattina, a Londra- invia un chiaro messaggio che la comunità internazionale non si tira indietro e non tollererà l'uso di armi chimiche".

La premier ha aggiunto che avrebbe voluto seguire "un'altra strada", quella diplomatica, ma che non è stato possibile; e ha ricordato le 6 volte in cui, solo nel 2017, la Russia si è opposta a risoluzioni sul dossier siriano, al Consiglio di Sicurezza dell'Onu; e il veto posto da Mosca solo qualche giorno fa, al Palazzo di Vetro, su una risoluzione che avrebbe autorizzato un'inchiesta indipendente sull'attacco a Duma.

La premier si è difesa anche dall'accusa di non aver consultato il Parlamento: ha detto che lunedì farà una comunicazione a Westminster ma ha difeso la sua decisione.

Poco prima, il leader dell'opposizione britannica, il laburista Jeremy Corbyn, l'aveva pesantemente chiamata in causa: per Corbyn, l'attacco è "discutibile da un punto di vista legale" e renderà più difficile che un giorno il regime di Assad sarà ritenuto responsabile di crimini di guerra. Corbyn ha criticato apertamente la premier perchè prende "istruzioni da Washington" e ha aggiunto che, invece di "stare alle ruote di Trump", May avrebbe dovuto ottenere il sostegno del Parlamento prima di sferrare l'attacco. "Credo che sia stato giusto prendere l'iniziativa", gli ha replicato May.

Quanto alla mancanza di consenso nell'opinione pubblica britannica, la premier ha rimarcato: "Il mio messaggio alla gente è che si tratta dell'uso di armi chimiche. C'è una posizione accettata nella comunità internazionale: le armi chimiche sono illegali, sono vietate. E abbiamo visto che questa norma internazionale si è erosa. E' nell'interesse di tutti che ripristiniamo questa norma internazionale sul divieto delle armi chimiche".

Articolo tratto dalla pagina qui raggiungibile
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