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Anche la remota Islanda rischia di soccombere al turismo di massa, ora la principale fonte di reddito. In pericolo non solo la sua natura, sacrificata alla costruzione di nuove strutture e ai guadagni economici, ma la vivibilità dei residenti. Airbnb sottrae appartamenti e alberghi e negozi di souvenir prosperano a scapito della scena culturale e artistica della città. (i.b.)

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domenica 15 aprile 2018

Hebron "sito palestinese" patrimonio dell'umanità. L'Unesco sfida ancora Israele, che replica: "decisione delirante"

Huffington Post, 15 aprile 2018. L'Unesco ribadisce: Hebron, la Tomba dei patriarchi è "sito palestinese" patrimonio dell'umanità. E Israele protesta e taglia i fondi all'ONU con postilla


«L'Unesco sfida ancora Israele, che replica: "decisione delirante" Per Ramallah è "un voto storico, un successo della nostra battaglia diplomatica". Netanyahu taglia 1 milioni di dollari all'Onu» 

L'Unesco ha riconosciuto la Tomba dei Patriarchi ad Hebron, in Cisgiordania, "sito palestinese" del Patrimonio Mondiale. A favore della Risoluzione - presentata dai palestinesi e fortemente contestata da Israele - si sono espressi 12 Stati membri, con 3 contrari e 6 astenuti. In base alla decisione, la Città Vecchia di Hebron e la Tomba dei Patriarchi diventano siti "palestinesi" e si sottolinea il "loro essere in pericolo".

La Tomba dei Patriarchi, secondo luogo santo dell'ebraismo, è il sepolcro di Abramo, Isacco e Giacobbe. La Tomba è posto di devozione anche per i musulmani che lo chiamano 'Santuario di Abramo' o 'Moschea di Abramo'. Israele - che ha sempre rivendicato le millenarie connessioni dell'ebraismo con la Tomba dei Patriarchi dove accorrono numerosi i fedeli ebrei - aveva chiesto il voto segreto sulla Risoluzione, ma questo non è stato attuato.

Il ministro palestinese della cultura Rula Maaya da definito "evento storico" la decisione del Comitato del Patrimonio dell'Unesco. "Un evento - ha aggiunto - che conferma l'identità dei Patriarchi e che conferma che il campus appartiene al patrimonio e alla storia del popolo palestinese". Anche il governo di Ramallah ha elogiato la decisione dell'Unesco. Il ministro degli esteri Riyad al-Maliki, ha lodato la scelta dell'Unesco, dicendo che "questo voto è un successo nella battaglia diplomatica che la Palestina sta combattendo su tutti i fronti".

"La decisione dell'Unesco è una macchia morale. Questa irrilevante organizzazione promuove falsa storia. Vergogna!". Lo ha scritto su Twitter Emmanuel Nahshon, portavoce del ministero degli esteri di Israele, secondo cui "la gloriosa storia del popolo ebraico è cominciata ad Hebron. Nessuna bugia dell'Unesco e falsa storia può cambiarla. La verità è eterna". Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, parla di "altra decisione delirante" e aggiunge: Israele "continuerà a custodire la Tomba dei patriarchi, per assicurare la libertà religiosa di tutti e...salvaguardare la verità. Solo dove Israele è presente, come a Hebron, la libertà di culto è garantita per tutti. In Medioriente moschee, chiese e sinagoghe vengono fatte saltare in aria - posti in cui Israele non è presente". Anche il ministro della difesa Avidgor Lieberman ha bollato su twitter il voto definendo l'Unesco "un'organizzazione politica, imbarazzante e antisemita". Stessa condanna da parte del ministro dell'educazione Naftlai Bennett secondo cui "è sconfortante e vergognoso che l'Unesco neghi la storia e distorca la realtà, servendo coloro che cercano di cancellare lo stato ebraico. Israele non riprenderà la sua collaborazione con l'Unesco - ha aggiunto - finché questa organizzazione resta uno strumento politico invece che professionale".

La prima contromossa di Netanyahu è l'annuncio del taglio di un altro milione di dollari dalle spese che Israele paga come membro dell'Onu. La mossa prevede anche che con quella somma sia costruito un Museo dell'eredità ebraica a a Kiryat Arba e a Hebron e ad altri progetti nella città. Già in precedenza dopo altre decisioni dell'Unesco, come quella su Gerusalemme, il premier aveva tagliato i fondi all'Onu

postilla

È un pesante segno dei tempi che due popoli debbano lottare tra loro disconoscendo una realtà che la storia  dovrebbe aver insegnato a tutti: che le radici dei popoli sono fittamente intrecciate tra loro, e che  a essere la condizione profonda di ciascuno di noi. è il meticciato, e non la superba arroganza di essere  parte di un "popolo eletto".
Ma la storia dell'Europa capitalista, che all'inizio del secolo scorso ha voluto utilizzare, con il Balfour agreement,  l'immissione forzosa del nuovo stato (Israele) tutto ferreamente monoetnico, come avversario e dominatore di un altro popolo (il palestinese) ha provocato, tra gli innumerevoli danni all'umanità, anche quello di riattizzare un odio tra mondo giudaico-cristiano e mondo islamico, che si spoteva sperare fosse superato

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