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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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lunedì 30 aprile 2018

Copertina N° 28, 1 maggio 2018


Fortezze proletarie: Cosuma (Casablanca, 1932) è uno dei quartieri popolari costruiti dal colonialismo francese per controllare i lavoratori che si riversavano in città. E' una versione a basso costo del famoso Habbous. Le case originali, 330 unità organizzate attorno a corti, sono chiuse da un muro con solo due accessi. Erano così strette, buie, tetre e ripetitive che gli abitanti le trasformarono, chiudendo i patii, aprendo nuove finestre e personalizzando facciate e porte.
Dentro le case, le trasformazioni sono ancora più meticolose, specialmente i salotti, adornati con intonaco scolpito e altri dettagli decorativi tradizionali. A causa della scarsa manutenzione le condizioni abitative sono difficili. Ma la proprietà, ancora della fabbrica Cosuma, non ha nessuna intenzione e interesse a fare manutenzione in quanto l'obiettivo è quello di estendere la fabbrica e far scomparire le case popolari. (i.b.)

Fonte: Foto di Mohammed Amine Naim per l’Uzine. l testo è stato estratto e tradotto dall’articolo “Inhabiting Casablanca’s worker quarters of Cosuma & Socica" di Karim Rouissi and Laurent Hou pubblicato su The Funambulist. Qui il link alla rivista.


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