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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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giovedì 29 marzo 2018

Se non vi basta, ora c’è anche l’Europa che paga i muri


Left, 28 marzo 2018. Non si trovano risorse per la salute, la scuola, la difesa del suolo, l'accoglienza, la vivibilità, l'assistenza, la tutela dei beni comuni. Ma per respingere gli sfruttati e remunerare i carnefici non c'è problema


e non vi è bastata la donna morta con il suo tumore addosso mentre veniva trattenuta sul confine perché scavallarlo fino ad arrivare al primo ospedale sarebbe stato contro le regole; se non vi basta la guardia alpina colpevole di avere salvato una famiglia surgelata, con bambini piccoli e la madre in gravidanza, pescata sulle alpi; se non vi basta la nave della ONG Proactiva open arms tenuta sotto sequestro come se fosse il ferrarino di qualche boss di ‘ndrangheta mentre quella porzione di Mediterraneo in cui la ONG operava rimane sguarnita, a disposizione dei rastrellamenti degli schiavisti libici travestiti da guardia costiera; se non vi basta l’Europa che dispiega tutta la propria forza giudiziaria per Carles Puigdemont mentre chissà come se la godono i responsabili della Thyssenkrupp a cui il mandato d’arresto europeo ha fatto poco più del solletico nonostante la tragedia accaduta in Italia in cui sono morti sette operai ma pare che non interessi poi troppo a nessuno.

Se non vi basta tutto questo allora sappiate che una delle tante (brutte) facce di questa Europa, che si sta già preparando per richiamare l’Italia poiché qui si andrebbe in pensione troppo bene e troppo presto, ha la forma del muro di cemento, alto tre metri e lungo più di ottocento chilometri, che la Turchia del presidente Tayyp Erdogan ha piazzato sul proprio confine per tappare gli esuli che provano a scappare dalla Siria. Sappiate che sono stati regalati dall’Unione europea anche i mezzi militari Cobra II che sparano contro chi tenta di avvicinarsi (anche se è un provare a mettersi in salvo) e che contravvengono tutti i faldoni di diritto umanitario di cui l’Europa si fregia e intanto se ne frega.

È il lato oscuro ma prevedibile di un’Europa che ancora una volta si dimostra inflessibile con i disperati (che siano pensionati greci, lavoratori anziani italiani o profughi siriani) mentre continua a perdonarsi una certa mollezza con il dispotico turco così come con le multinazionali. È l’Europa “dei popoli” sempre più Europa “dei pochi” che riduce tutto a un freddo conto economico come un commercialista che vorrebbe mettere a bilancio la paura, l’amore, l’esser soli e il tentativo di sopravvivere. È l’Europa contro cui tutti promettono di alzare la voce e invece continua indisturbata a interpretare i grumi peggiori.

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