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Aed Abu Amro, il ragazzo divenuto simbolo della “Grande marcia del ritorno”, la protesta dei palestinesi della striscia di Gaza iniziata il 30 marzo di quest'anno per rivendicare il loro diritto di tornare alle loro case e famiglie da dove sono stati espulsi 70 anni fa. In questi sette mesi le forze israeliane hanno ucciso almeno 205 palestinesi nell'enclave costiera assediata, compresi giornalisti e paramedici, e ferendone oltre 18.000.(i.b.)

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domenica 11 marzo 2018

MoSE: la mostra della vergogna

In concomitanza con la Biennale d'architettura, verranno esposti all'Arsenale i progetti commissionati all'IUAV per camuffare il MoSE, per tentare di convincere almeno gli stranieri che il mostro s'ha da fare. Con riferimenti


In occasione della nuova Biennale di Architettura, che sarà inaugurata il prossimo maggio, riemergono i progetti per abbellire il MoSE, e rendere esteticamente più accettabile l’insieme delle pesantissime infrastrutture di cemento, ferro e acciaio che comporranno il Mose, volute, progettate e in costruzione da parte del gruppo di imprese Consorzio Venezia Nuova (CVN).

Ai lavori di abbellimento era stato già dato il nome di “mutandoni”, finalizzati come sono a nascondere le più evidenti vergogne del Mose. La loro confezione era stata affidata all’Università Iuav di Venezia, e alla sua società di progettazione di diritto privato, ISP, per un compenso di circa un milione di euro.

La confezione dei "mutandoni" era stata accantonata a causa delle inchieste giudiziarie sul MoSE, dalle quali sono emersi episodi di corruzione, tangenti, intese private tra controllori e controllati, fondi neri destinati a ungere le ruote dei controlli: uno scandalo che ha coinvolto politici, amministratori, imprese, magistrato alle acque, ministeri, guardia di finanza, e corte dei conti. Ora, il commissario all’attuazione del Mose, Giuseppe Fiengo, che ha sostituito il CVN è pronto a riprendere i "mutandoni", a dar loro una ripassata a e coprire di nuovo le vergogne perchè il pubblico della Biennale non le veda.

I progetti di abbellimento, camuffamento e inserimento paesaggistico saranno esposti nei locali della Thetis Spa (una società di ingegneria ambientale, coinvolta nella realizzazione del Mose) all’Arsenale, proprio laddove si tiene anche la Biennale, ma senza per ciò dover passare attraverso il processo di selezione richiesto agli altri soggetti che vogliano partecipare alla Biennale. La posizione della sede della Thetis (e del CVN), adiacente ai locali della Biennale consente di sfruttare la visibilità mediatica e dar rilievo ai progetti dei "mutandoni".

L’insieme dell’operazione, progettata con una sostanziale intesa tra Consorzio Venezia Nuova e Università Iuav, di Venezia ha l’evidente scopo di richiamare l’attenzione sui "mutandoni" per distrarla dallo scandalo del Mose. Fuor di metafora, per allontanare l’attenzione dalla mostruosa creatura, che sta già vistosamente confermando la sua inutilità, rivelando l’impossibilità tecnica di realizzazione, e preoccupando tutti per la gigantesca quantità del finanziamento necessario per la sua realizzazione, gestione e manutenzione.

Non tutti hanno taciuto. Una lettera aperta di protesta è stata inviata al presidente della Biennale Paolo Baratta, al rettore dello Iuav Alberto Ferlenga e alle curatrici della Biennale. È firmata dalle associazioni Ambiente Venezia, Sale Docks, Laboratorio Morion, Comitato No Grandi Navi, che chiedono di “rimediare” a questa decisione, dando la possibilità di esporre «gli innumerevoli studi e progetti alternativi al Mose, le critiche inascoltate alla grande opera, i materiali dell’epoca su mobilitazioni e proteste».

Baratta replica che gli spazi della Thetis non fanno parte della Biennale, e lo IUAV afferma che la mostra, semplicemente in concomitanza con la Biennale, è un contributo che va al di la del giudizio sul Mose, come se il coinvolgimento e l’operato dello Iuav, in quanto università, non possa essere sindacato.

Indipendentemente dalla qualità estetica dei "mutandoni" e dall’accessibilità che le opere di camuffamento apportano, il MoSE rimane un intervento inutile e dannoso. Oggi, più che mai, con tutto quello che è emerso (per una sintesi vedi qui sotto i riferimenti) perpetuare la strada della realizzazione del Mose, con o senza "mutandoni", significa appoggiare il progetto e avallare, seppur indirettamente, l’operato del Consorzio Venezia Nuova.


Riferimenti

Per leggere le ultime notizie dai giornali qui l'articolo sulla mostra e qui l'articolo sulla protesta di comitati e associazioni.  Per una sintesi sul MoSE e il Consorzio Venezia Nuova si legga l'eddytoriale 174. Di seguito i link di alcuni articoli di approfondimento: Edoardo Salzano, Il Mose, storia di un conflitto tra interesse privato e natura, ottobre 2005; Eddytoriale 103, aprile 2007; Armando Danella, MoSE: prima che sia troppo tardi, luglio 2010. Vedi inoltre qui, nella cartella del vecchio eddyburg e qui, nella cartella dell'attuale archivio, tutti gli articoli pubblicati da
eddyburg sul MoSE.





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