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Anche la remota Islanda rischia di soccombere al turismo di massa, ora la principale fonte di reddito. In pericolo non solo la sua natura, sacrificata alla costruzione di nuove strutture e ai guadagni economici, ma la vivibilità dei residenti. Airbnb sottrae appartamenti e alberghi e negozi di souvenir prosperano a scapito della scena culturale e artistica della città. (i.b.)

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sabato 31 marzo 2018

Marcia del ritorno. Riflessioni da Gaza

NENA news, 30 marzo 2018. Continua lo lotta pacifica del popolo palestinese contro l'occupazionw arbitraria della loro terra da parte del nuovo stato, (israele) inventato dall'Eropa per scrollarsi di dosso la responsabilità del nazismo.
Non sappiamo che cosa succederà in questa giornata, non sappiamo se rivedremo le nostre ragazze per fare i workshop e, anche se sta spuntando l’alba, la giornata si annuncia drammatica” scrive la cooperante italiana Meri Calvelli»

Gaza, 30 marzo 2018, Nena News – Piove questa mattina in Palestina, è la giornata della terra e centinaia di migliaia di palestinesi si preparano alla marcia del 42° anniversario, che segna uno dei tanti capitoli neri verso questo popolo; il 30 marzo del 1976, la polizia israeliana represse proteste di cittadini palestinesi contro la confisca di terre in Galilea destinate alla costruzione di insediamenti ebraici. Nove manifestanti vennero uccisi e centinaia furono feriti e arrestati. Da allora, ogni anno è commemorata tale data come “Giornata della Terra palestinese”.

Qui a Gaza la sicurezza locale, ha chiesto di non muoverci, di non andare alle frontiere, di evitare ogni situazione di eventuali caos. Siamo a Gaza per un progetto di Scambio e Formazione, che svolgiamo 2 volte l’anno, sul territorio di Gaza; un territorio sotto assedio, chiuso sigillato come un carcere di massima sicurezza senza fine pena per 2 milioni di persone. Il progetto incontrerà decine e decine di giovani ragazzi e ragazze di bambini e adulti, che per non morire di depressione si attivano ogni giorno creando i diversivi di divertimento e attività’ che nessuno gli concede; si attivano per creare le basi di una resilienza quotidiana necessaria ad affrontare una vita che non presenta nessun futuro da molto tempo; una aspettativa di vita che prevede forse per loro solo la morte in diretta di decine di persone che ogni giorno tentano di fuggire da questa gabbia, o che comunque costretti a morire perché impossibilitati ad uscire anche se sono malati.

Una vita fatta di mancanza di luce, di acqua, e anche se trovano il cibo sufficiente per mangiare ogni giorno, non trovano la bellezza di poter pensare che potrebbero andare a lavorare o a fare il giro del mondo. Solo pochi ce la fanno, se aiutati adeguatamente ad uscire di qui. Oggi la marcia, nel suo ennesimo anniversario vorrebbe ribadire la necessità di uscire e di ritornare anche solo a vedere, quella che era la loro terra di Palestina, magari a visitare i propri vecchi cari dall’altra parte dei territori occupati, magari di poter incontrare amici diversi e lontani che la gabbia di Gaza ha escluso.

La marcia, che è stata organizzata pacificamente da molte centinaia di migliaia di palestinesi, incontrerà sul campo barriere, droni, spari e gas. Non si prevedono buoni propositi dall’altra parte, i tanti cecchini piazzati lungo tutto il confino, terranno d’occhio uno ad uno i tanti che si riverseranno verso le barriere, con l’ordine di sparare su ognuno di loro. Le ragazze con le quali avremo i workshop nei prossimi giorni ci hanno detto che parteciperanno alla manifestazione, in modo pacifico con le mani alzate, senza sassi e senza fuochi, ma che saranno pronte ad andare verso un confine aperto anche a costo di morire. Non sappiamo che cosa succederà in questa giornata, non sappiamo se rivedremo le nostre ragazze per fare i workshop e anche se sta spuntando l’alba, la giornata si annuncia drammatica.

Articolo tratto dalla pagina qui raggiungibile
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