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La conquista di Israele della Palestina passa attraverso la casa: sistematici sfratti e distruzione di case palestinesi e la colonizzazione della West Bank e Gerusalemme con insediamenti israeliani. L’attacco alla casa non è ‘solo’ un attacco ai diritti umani dei palestinesi ma è un attacco all’essenza della vita, in quanto “la casa è un'infrastruttura del sociale, del politico e del tessuto economico di individui, famiglie e comunità” (citazione di Sabrien Amrov). i.b.

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domenica 4 marzo 2018

Le elezioni italiane snodo strategico per la Nuova Destra

The New York Times2 marzo 2018. Il copyright del fascismo in fondo ce l'abbiamo noi, non dovremmo mai dimenticarlo. Un articolo sulle imminenti elezioni nazionali ce ne spiega l'inquietante risvolto internazionale

ROMA — La campagna per le elezioni nazionali che si tengono domenica in Italia, è parsa ossessionata, spesso su temi superficiali e assai poco edificanti. Ad ogni modo assai istruttiva almeno su un punto: le forze politiche contrarie a un qualunque ordine globale e all'Unione Europea sembrano essersi definitivamente affermate. I fascisti manifestavano numerosi nelle piazze italiane. Il paese ha sperimentato la peggiore violenza politica da diversi anni, mentre cose un tempo impensabili, come l'idea di deportazioni di massa dei migranti, diventavano temi di quasi routine. Questa resurrezione del fantasma politico nazionale rappresenta un segnale, per l'Unione Europea già indebolita dalla decisione della Gran Bretagna di lasciare, l'arretramento elettorale della cancelliera Angela Merkel in Germania, l'ombra lunga della Russia e l'ascesa di un blocco autoritario negli stati orientali del Continente.

Nelle elezioni, che si tengano negli Stati Uniti o in Europa, la destra estrema è riuscita a spostare l'asse del dibattito politico. Ma in Italia, culla del fascismo, la cosa assume una gravità particolare. Populismo, disinformazione elettronica, polverizzazione della sinistra e ascesa della destra post-fascista anti-immigrati, che aleggiavano sull'Europa da anni, in questa campagna elettorale si sono cristallizzate.

Le elezioni italiane «incarnano perfettamente questo spirito, populismo puro» afferma Stephen K. Bannon, architetto del messaggio populista di Trump, ed ex stratega della comunicazione presidenziale prima delle forzose dimissioni in agosto. Bannon sta visitando l'Italia nel corso di un suo tour europeo per costruire un ampio movimento populista continentale, tema su cui terrà un discorso martedì in Svizzera. Sostiene di aver molto da imparare, dai leader italiani. «Il popolo italiano ha fatto parecchia strada in poco tempo, più dei britannici con la Brexit o gli americani con Trump: l'Italia è una guida». Partiti populisti e della destra estrema oggi sono alla vigilia di una inedita avanzata. Populista è un crescente Movimento 5 Stelle con consensi attorno al 30%, forse il primo partito in un contesto politico molto frammentato.

Il presidente del consiglio di centrosinistra, Paolo Gentiloni, ha provato a lanciare l'allarme dichiarando al Corriere della Sera venerdì scorso che le prossime elezioni saranno le più importanti da un quarto di secolo a questa parte, uno «scontro col populismo», in cui posso essere in gioco sia una società aperta che un sistema di liberi scambi. Gentiloni insieme ad altri lamenta la debole resistenza a queste spinte degli esponenti del mondo politico, economico, intellettuale. Le élites appaiono piuttosto passive, la capacità di indignarsi esaurita. Tutto sembra una nuova normalità, mentre molti analisti temono invece che l'Italia si trasformi nella nuova forza propulsiva di una stagione antieuropeista.

«Bruxelles e atre capitali sono preoccupate, queste elezioni potrebbero produrre il governo meno europeista che l'Italia abbia mai avuto» osserva Stefano Stefanini, già ambasciatore alla NATO oggi consulente della Project Associates. Disoccupazione giovanile, incertezza economica, paura dei fenomeni migratori, tutto contribuisce a «fertile terreno» per una politica estremista, continua Stefanini. «E l'ultima cosa di cui c'è bisogno a Bruxelles è che Roma diventi un problema». Ma pare proprio che sarà così. Il baricentro politico si è spostato, e Silvio Berlusconi, già presidente del consiglio per tre mandati e ancora formalmente leader cel centrodestra, in campagna elettorale prometteva di rimpatriare 600.000 migranti senza permesso. E ancora lo si considera un moderato. I suoi potenziali alleati hanno fatto campagna accusando gli immigrati di qualunque problema italiano, e omaggiando addirittura il premier ungherese autoritario Viktor Orban di una visita.

Ma tra i vari possibili risultati elettorali, si può ancora considerare positivamente una vittoria di una coalizione con a capo Berlusconi, dal punto di vista dell'Unione Europea. Molto, molto peggio, anche se certamente possibile, un risultato di instabilità che potrebbe condurre all'alleanza tra gli antisitema Movimento 5 Stelle e gli anti immigrati della Lega. Per esponenti dell'unione e degli investimenti globali, questo è un vero incubo, in grado di far deragliare l'economia italiana, già scossa dall'enorme debito pubblico, e ricacciarla proprio mentre si vedono segnali di ripresa, di nuovo dentro la crisi.

Entrambi i due partiti si sono alimentati della xenofobia, divenuta il tema dominante della campagna elettorale, a indicare come le politiche migratorie siano ad uno stallo, nonostante tutti i tentativi di contenimento dell'Unione per interrompere le rotte dei trafficanti e rendere il continente meno accogliente. In realtà, il governo di centrosinistra ha fatto dei progressi nel ridurre i numeri degli arrivi. Ma tra gli elettori aleggiano rabbia e paura, per la metastasi di milioni di africani e altri negli ultimi anni. Con la segreteria di Matteo Salvini, la Lega Nord ha cancellato quel «Nord» dal nome per proporre meglio un proprio virulento messaggio anti-immigrazione anche agli elettori meridionali, definiti un tempo «puzzolenti».

Fake news su immigrazione e altri temi hanno intasato Facebook e Twitter postate da sostenitori sia della Lega che dei Cinque Stelle, a volte anche col probabile coinvolgimento di siti collegati. Messaggi che spesso esprimono ammirazione per la Russia, e per il suo leader, Vladimir V. Putin, ma che ha liquidato l'idea di un coinvolgimento diretto nelle elezioni italiane, di cui del resto crede non ci sia alcun bisogno. Il Partito Democratico di Matteo Renzi, ha perduto sostegno secondo una tendenza che vale per tutta l'Europa Occidentale. Nel 2014 alle elezioni per il Parlamento Europeo aveva ottenuto il 40%, in quelle attuali che vedono in grandissima difficoltà tutto il centrosinistra, coi risultati negativi della fortissima polarizzazione su Renzi, si è deciso di non avere neppure un candidato esplicito a primo ministro.

Berlusconi, ineleggibile a pubblici uffici sino al 2019 per la condanna definitiva in evasione fiscale, ha appena nominato per la carica un alleato di lunga data, Antonio Tajani, oggi presidente del Parlamento Europeo, per darsi una patina di credibilità ma restando comunque dentro la sua alleanza sempre più antieuropea. E poche ore prima di nominarlo, compariva sullo stesso palco romano coi suoi alleati di coalizione, Salvini e Giorgia Meloni, candidata post-fascista fresca fresca di ritorno dall'Ungheria e dalla visita a Orban. Meloni si è detta convinta che solo i voti a destra possano produrre un governo stabile, e che qualunque altra scelta porterebbe solo «caos». Salvini ha parlato di mettere l'Italia prima dell'Europa, di essere stufo di lottare per un popolo dimenticato dall'Unione. Berlusconi gli asciugava il sudore dalla fronte con un fazzoletto. Seduto in mezzo ai suoi due alleati, Berlusconi li teneva per mano promettendo che mai si sarebbero separati, dopo il voto, «assolutamente». Non è detto che restino insieme.

«Queste non sono elezioni, ma una specie di sondaggio in cui nessuno può vincere» commenta Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes. E certamente si prevede che ci sarà molta confusione e incertezza, in cui nessun partito o coalizione raggiungerà il 40%, soglia indispensabile per la formazione di un governo, e ci saranno settimane di tira e molla. Alcuni osservatori ritengono possa trattarsi della solita trattativa all'italiana, male decisamente minore visti i tempi, ma resta il rischio di non arrivare ad alcuna coalizione di governo. In quel caso, il presidente potrebbe nominarne al solo scopo di arrivare a nuove elezioni.

«È il collasso del sistema dei partiti» spiega Gianfranco Pasquino, professore ordinario alla Scuola di Studi Internazionali della Johns Hopkins University a Bologna. «Nessun governo stabile o leader di partito affidabile, vuol dire situazione in bilico, nessun governo per mesi è una pessima situazione per l'Europa». Roberto D’Alimonte, professore di scienze politiche all'Università Luiss Guido Carli di Roma, è della medesima opinione: «È lo scenario peggiore per l'Italia e l'Europa». Uno dei maggiori pericoli è che le forze populiste, in particolare il Movimento Cinque Stelle, possano guadagnare ulteriore impulso dalla frustrazione italiana. Secondo Bannon, se succedesse questo, o se Berlusconi si alleasse con Renzi formando una coalizione di governo, i populisti conservatori italiani potrebbero vedere «realizzarsi il sogno finale», alleandosi con la Lega. «Stavolta vinciamo» urlavano i sostenitori M5S a Roma in chiusura di campagna. Ma non tutti ne sono così convinti. «Il potere è ancora molto forte, sarà difficile», ne è convinto Tilio Figus, 55 anni, imprenditore e sostenitore del movimento: «Ma se ci tengono fuori sarà un grosso problema per il paese».

Titolo originale: Why Italy’s Insular Election Is More Important Than It Looks, traduzione di Fabrizio Bottini


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