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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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giovedì 15 marzo 2018

L’America sta testando nuove armi sulla pelle dei civili yemeniti

Gli occhi della guerra online. L'Impero sta mettendo a punto armi sempre più disumane e potenti. Il richiamo alla pace,  è scomparso dai teatrini della politica. Ma con gli armamenti gli affari crescono
La guerra in Yemen , una delle peggiori tragedie umanitarie in corso nel mondo, ha prodotto un’impennata nell’uso di armi laser, in cui le varie fazioni testano le capacità laser offensive e difensive. E anche gli Stati Uniti, che con le forze navali operano nell’area, confermano che le loro attività s’inseriscono nel quadro di questa sorta di grande (e terribile) addestramento mondiale . A ricordarlo è il Marine Corps Times che riporta le parole del generale Robert Neller, comandante dei marine, davanti ai rappresentanti del Congresso.

Di fronte al House Appropriations Committee, il comandante del corpo dei marines ha detto che l’area al largo della costa del paese devastato dalla guerra è diventata un terreno di prova per una varietà di applicazioni laser. “Non è solo in mare, quello che sta accadendo al largo delle coste dello Yemen è una sorta di laboratorio a fuoco vivo“, ha detto Neller.

eller ha aggiunto che i marines già utilizzano la tecnologia laser, in particolare per i droni e altri dispositivi che vengono utilizzati per abbatterli o per “interrompere il collegamento”, cioè per interrompere il segnale tra il drone e il suo controller. Secondo quanto riferito dal Pentagono, la maggior parte di ciò che è usato attraverso queste piattaforme, proviene da “terroristi” che usano tecnologie standard per provare a distruggere i sistemi statunitensi.

Come ricorda Newsweek, nella stessa audizione, il segretario della Marina, Richard Spencer, e il capo delle operazioni navali, l’ammiraglio John Richardson, hanno riferito ai rappresentanti che la marina statunitense sta considerando l’utilizzo di una nuova “famiglia di laser” per combattere le minacce portate dai droni. Minacce che sono sia aeree che sottomarine, a detta della Difesa. E, proprio per questo motivo, il Pentagono è alla ricerca di nuovi fondi.

L’esercito americano, come tutti i maggiori eserciti del mondo, hanno studiato i sistemi laser per molti anni. I sistemi laser possono distruggere i bersagli causando il surriscaldamento delle parti e possono anche interrompere l’operatività dei sensori e così anche la navigazione. La nave da trasporto anfibia Uss Ponce è stata equipaggiata con un’arma laser da 30 kilowatt già nel 2014 e i test hanno dimostrato ch

Uss Ponce è stata equipaggiata con un’arma laser da 30 kilowatt già nel 2014 e i test hanno dimostrato che l’arma era anche in grado di distruggere gli obiettivi causandone il surriscaldamento e l’esplosione.

I giganti della difesa Boeing, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Raytheon hanno tutti lavorato sui propri sistemi per il Pentagono. I progressi della tecnologia delle batterie per le automobili di Tesla, ad esempio, sono stati presi in prestito da queste aziende per offrire al Pentagono la possibilità di ottenere armi laser ad alta potenza. L’Air Force Research Laboratory ha stipulato un contratto con Lockheed Martin a novembre per sviluppare laser a fibra ad alta potenza che saranno testati su un jet da combattimento tattico entro il 2021. Insomma, il Pentagono ha mosso passi molto importanti.

In questa strategia delle forze armate americane, serve però un campo di addestramento, un luogo dove sia possibile testare queste armi nella pratica, nella realtà concreta. Ed ecco che la guerra in Yemen. Una guerra terrificante, dove non sembra esserci una via d’uscita e dove le potenze regionali sono coinvolte sia direttamente che per procura allo scopo di accaparrarsi il governo locale nella propria sfera d’influenza.

Intendiamoci, nessun Paese è innocente. Tutte le potenze internazionali usano le guerre per testare i propri nuovi sistemi d’arma. Lo fanno gli Stati Uniti, lo fa la Russia, lo potrebbe fare la Cina (che per adesso non è coinvolta direttamente in un conflitto) e lo fanno le potenze europee, soprattutto nei conflitti nordafricani come in Libia, o in Medio Oriente. In questo senso, l’ultima notizia riguardava proprio la Russia in Siria, dove si ritiene che i nuovi Su 57 siano stati schierati proprio allo scopo di testare le loro capacità stealth. Fa però riflettere il fatto che gli alti comandi americani parlino apertamente di un Paese, in questo caso lo Yemen, come di un “grande campo d’addestramento a fuoco vivo”. È possibile che una tragedia sia declinata nell’ambito del budget per la Difesa come “laboratorio“? Evidentemente sì. E la cosa, francamente, non porta solo amarezza ma anche una seconda domanda: chi ha interesse, veramente, a far finire questo conflitto?




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