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Aed Abu Amro, il ragazzo divenuto simbolo della “Grande marcia del ritorno”, la protesta dei palestinesi della striscia di Gaza iniziata il 30 marzo di quest'anno per rivendicare il loro diritto di tornare alle loro case e famiglie da dove sono stati espulsi 70 anni fa. In questi sette mesi le forze israeliane hanno ucciso almeno 205 palestinesi nell'enclave costiera assediata, compresi giornalisti e paramedici, e ferendone oltre 18.000.(i.b.)

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sabato 10 marzo 2018

La Rwm: «Pronti a testare le bombe in Sardegna»

Avvenire, 10 marzo 2018. Non solo l'Italia produce, in Sardegna, le bombe più micidiali con cui rifornito i Signori della guerra e trucidare gli innocenti yemeniti, ma vogliono anche testarle in sito. E tutti cedono al ricatto della disoccupazione

«Nella richiesta di ampliamento la consociata italiana della multinazionale tedesca prevede un'area per «prove di scoppio»

«Realizzazione del nuovo campo prove R140». È questa una delle istanze presentate da Rwm per testare e produrre ordigni da guerra in Sardegna. La consociata italiana della multinazionale tedesca intende cioè realizzare un nuovo poligono di tiro per perfezionare gli esplosivi da provare sul campo prima della messa in commercio. La procedura per l’ampliamento dell’area produttiva è in piedi da mesi. La compagnia, spinta dai ricchi affari per le forniture di bombe aeree alla coalizione saudita che sta combattendo nelle Yemen, deve fronteggiare la crescente richiesta di armi.

Se per un verso è stato avviato uno stabilimento proprio in Arabia Saudita, per l’altro Rwm si appresta a fare della Sardegna il poligono per perfezionare le micidiali bombe e studiare nuovi 'prodotti'. «Per soddisfare le esigenze si prevede di inglobare all’interno dell’area dello stabilimento una zona di proprietà della Rwm Italia SpA, sul lato nord – si legge nelle relazioni consegnate alla Regione Sardegna – attualmente esterna alla porzione recintata ed utilizzata direttamente per le attività dell’opificio».

Dai documenti della società tedesca, rivelati dalla redazione di Youtg.net, si evince che l’azienda intende recintare un’area di sua proprietà, attualmente esterna al muro perimetrale della fabbrica di Domusnovas, per realizzare un campo prove che consisterà in un cratere circondato da «robusti terrapieni» alti 4 metri, e realizzati in cemento e terra.

Stando alle carte su cui dovranno esprimersi le autorità per la concessione dei permessi di ampliamento, «il reparto R140, destinato ad area per prove di scoppio, è costituito da uno spazio piano circondato da robusti terrapieni dell’altezza minima di 4 m». Inoltre, «il piano d’appoggio per i campioni di esplosivo destinati alle prove di scoppio sarà costituito da un letto in sabbia fine che avrà spessore di 1,5 m. Tutta la zona terrapienata verrà recintata con rete metallica alta 2,5 m con un unico cancello di accesso». A distanza di sicurezza dovrà essere realizzato un bunker che servirà come riparo per i lavoratori durante le esplosioni. La relazione contiene anche precisazioni per rassicurare sulla eventuale dispersione di sostanze tossiche.

Nelle settimane scorse Fabio Sgarzi, amministratore delegato della società che produce armamenti a Domusnovas, aveva dichiarato che «non c’è alcuna possibilità di riconvertire la Rwm Italia. Nessun cambio di attività è possibile, la prospettiva sarebbe solo la chiusura della fabbrica e il licenziamento dei dipendenti». Se Regione e Comune di Iglesias respingessero il piano di ampliamento, dunque, Rwm potrebbe ipotizzare «la chiusura della fabbrica e il licenziamento dei dipendenti ». Un ricatto, secondo attivisti e operatori del volontariato, oltre che per gli esponenti del Comitato per la riconversione. Nel marzo del 2016 la multinazionale tedesca, appoggiandosi alla controllata sudafricana Rheinmetall Denel Munition (Rdm) e d’intesa con la Saudi Military Industries Corporation (Samic), ha inaugurato a sud di Riad uno stabilimento nel quale vengono prodotte e assemblate bombe da artiglieria e ordigni aerei del tipo attualmente commissionato allo stabilimento sardo.

Un investimento con un suo specifico peso politico: all’inaugurazione erano presenti il principe ereditario Mohammed bin Salman bin Abdelaziz e l’allora presidente sudafricano Jacob Zuma. La fabbrica saudita, dove attualmente lavorano 130 addetti, ha però necessità di un periodo di rodaggio, perciò Domusnovas resterà ancora per qualche tempo il principale sito di approviggionamento.
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