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Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

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DAI MEDIA

domenica 18 marzo 2018

Viola Carofalo: Abbiamo solo cominciato. Ora andiamo avanti

il manifesto, 18 marzo 2018. Due articoli nei quali Viola Carofalo, "capa politico" e portavoce della nuova realtà emersa e affermatasi nell'occasione delle elezioni del 4 marzo, commenta i risultati della prima prova



RICOMINCIO DA TRECENTOMILA
IL PIANO A  DI POTERE AL POPOLO 

«"Le elezioni erano un pretesto per metterci insieme, ora un coordinamento tra i territori». «Assemblee sovrane», ma il sito sarà "lo strumento per allargare la partecipazione»

Indietro non si torna» aveva detto Viola Carofalo, portavoce (ma formalmente per la legge elettorale «capo politico») di Potere al popolo, dal palco di piazza Dante a Napoli, alla festa di chiusura della campagna elettorale per le politiche. A livello nazionale il 4 marzo Potere al popolo ha ottenuto l’1,13%, 370.320 alla camera.
A Napoli, città da cui è partita la lista grazie agli attivisti dell’Ex Opg Je so’ pazzo, ha sfiorato la soglia di sbarramento con il 2,9%. Siccome indietro non si torna, stamattina a Roma al Teatro Italia la lista riunisce associazioni, comitati e organizzazioni politiche per «festeggiare il risultato e programmare le mosse dei prossimi mesi».
Nelle due settimane post voto ci sono state circa un centinaio di incontri da Nord a Sud e altrettanti sono programmati fino a fine mese, lo scopo è darsi un’organizzazione sui territori che agisca in modo coordinato: «Le assemblee sono sovrane ma stiamo lavorando al sito di PaP per trasformarlo in uno strumento operativo – spiega Chiara Capretti -. Chi non può partecipare di persona alle riunioni potrà informarsi e dare contributi attraverso il portale. Dobbiamo ragionare su temi di interesse generale creando gruppi di lavoro che sviluppino pratiche comuni e campagne nazionali».
Salute, migranti, diritti, lotta alle povertà e lavoro sono i temi su cui si impegnano gli attivisti dell’Ex Opg, attraverso progetti di mutualismo e solidarietà, da allargare su tutto il territorio.
Poi c’è la pratica del controllo popolare del voto, esercitata a Napoli alle scorse amministrative e alle politiche vegliando sulla regolarità delle operazioni di voto, che adesso dovrà essere adattata ed estesa a parlamentari e istituzioni nazionali. E poi l’opposizione al prossimo governo, tutti temi di discussione oggi al Teatro Italia.
«L’abbiamo detto nella nostra prima assemblea nazionale – commenta Viola Carofalo – quattro mesi fa: le elezioni sono state solo l’inizio, la prima tappa di un progetto più grande di aggregazione di forze sociali, di mobilitazione di giovani e di disaffezionati della politica. Sono state il pretesto per metterci insieme, farci vedere da milioni di persone».
Il risultato elettorale non ha prodotto uno sfaldamento dei gruppi e delle organizzazioni che avevano aderito a PaP, complice anche un appeal inesistente da parte dei partiti di sinistra come Leu, ma anzi sono arrivate nuove richieste di affiliazione: «Molti avevano partecipato alle assemblee ma poi non avevano aderito – prosegue Chiara – hanno atteso la prova del nove del voto. Visto com’è andata e la nostra volontà di andare avanti, hanno capito che potevano fidarsi e si sono fatti avanti. È quello che è successo, ad esempio, con il collettivo del Barrio di Bergamo».
Resta il tema di come ripartire in un paese spaccato in due con al Nord la Lega e al Sud i 5S. Spiega Chiara: «Noi siamo andati su e giù per lo Stivale, gli altri candidati non li abbiamo mai incrociati, ma abbiamo parlato con tanta gente che voleva solo mandare a casa la classe dirigente degli ultimi 15 anni. Al Sud, in particolare, molti non sapevano neppure del reddito di cittadinanza, è stata una ribellione contro chi ha distrutto le loro condizioni di vita».
Come recuperare spazio d’azione? «Il linguaggio di sinistra di per sé non ha alcuna presa sui cittadini – conclude – perché gli elettori di sinistra si sono sentiti fregati dai partiti che in passato l’hanno utilizzato. Per tracciare oggi una linea tra destra e sinistra, che ne riaffermi le differenze, è necessario ripartire dalle pratiche, tornare a fare comunità facendosi carico dei bisogni collettivi. Ci vuole un movimento popolare che pratichi, oltre a rappresentare, le differenze tra destra e sinistra».
VIOLA CAROFALO: «AI GRILLINI VOTI IN PRESTITO,
PER I COMUNI PAP CI SARÀ»

«"Ci saremmo aspettati qualcosina di più, i sondaggi ci davano sopra il 2%, ma non siamo andati male", spiega Viola Carofalo. Dopo una campagna elettorale organizzata in soli quattro mesi PaP si è fermata all’1,3%».
Quali indicazioni avete tratto dall’analisi del voto?
Tenuto conto della valanga di consensi intercettati dai 5S, anche in segmenti a noi vicini come i giovani, ne ricaviamo un quadro che non è malvagio. Per esempio a Napoli, dove i pentastellati sono andati oltre il 50%, nei seggi prossimi ai luoghi dove facciamo attività abbiamo ottenuto risultati ottimi. In città abbiamo totalizzato il 2,96% ma, ad esempio, Chiara Capretti nell’uninominale al centro storico ha portato a casa il 3,69%. Nel quartiere Porto siamo al 6,21%, all’Avvocata 5,7%, a San Giuseppe 5,81%, a Bagnoli 4,61%, a Montecalvario 4,39%. Bene nelle zone popolari, male nei quartieri borghesi di Chiaia e Posillipo. Però al Vomero e all’Arenella, dove si è candidato lo storico Giuseppe Aragno, siamo sopra il 4%. Dove ci conoscono siamo stati premiati. Dove non siamo presenti, i mezzi di informazione non ci hanno aiutato a farci conoscere.
Oltre Napoli, com’è andato il voto?
Molto bene a Livorno e Firenze, dove siamo sopra il 3%. Poco sotto il 3 a Bologna e intorno al 2% a Roma. In generale, andiamo meglio nei grandi centri dove c’è un tessuto di attivisti. Siamo in difficoltà nei piccoli centri, dove avremmo dovuto investire fondi che non avevamo per volantinaggi e manifesti. Ma a noi non interessa fare propaganda, quello che vogliamo è attivare le comunità locali. È questa la strada da percorrere nel futuro.
Molti attribuiscono la vittoria dei 5S al Sud alla richiesta di un nuovo assistenzialismo.
Venerdì ero a un dibattito con altri partiti. Alla rappresentante del Pd ho spiegato che non è necessario scomodare gli analisti per scoprire i motivi del crollo dei partiti tradizionali di centrodestra e centrosinistra, basta andare in un pronto soccorso. Al Sud gli elettori hanno utilizzato i 5S come strumento per buttare giù tutto: anche se Luigi Di Maio sta istituzionalizzando il Movimento, per gli elettori sono ancora quelli del Vaffa Day. Non li hanno votati per il programma ma per rabbia, non è una scelta di campo ma un comune sentire. Pap non è riuscita a intercettare questo elettorato, spiegando loro che avevamo una proposta politica strutturata. In molti ci hanno detto che avrebbero voluto votarci ma i 5S avevano la possibilità di mandare tutti gli altri a casa. Attenzione, però, perché i voti ai grillini sono in prestito e quindi contendibili.
Il voto mostra un’Italia spaccata in due, con il Nord alla Lega. È possibile riunire il paese su un programma comune?
Il Mezzogiorno, con la crisi innescata nel 2007, ha subito un massacro che arrivava su un massacro precedente. Al Nord invece la crisi è stata uno choc: il fallimento delle piccole imprese ha fatto crescere il numero di persone costrette ad accettare lavori con paghe basse, più lontano da casa e con meno diritti. Hanno subito effetti minori, rispetto alle popolazioni del Sud, ma sono ugualmente arrabbiati. Sul lavoro si può costruire un percorso comune per le due Italie. Dopo aver cancellato temi come l’equità sociale e l’antirazzismo, la sinistra istituzionale è ridotta a una tabula rasa. È necessario ripartire dalle comunità, così rinasce anche la coscienza politica.
In primavera ci saranno le amministrative e poi nel 2019 le Europee. Cosa farà Pap?
I territori che vorranno partecipare alle amministrative saranno in campo, rispettando il metodo di lavoro che ci siamo dati per le politiche. Per le Europee, osserviamo cosa succede a sinistra. Non abbiamo partecipato all’incontro con Varoufakis, Hamon e il sindaco Luigi de Magistris. Abbiamo invece ospitato all’Ex Opg Mélenchon. Decideremo quando il quadro sarà più chiaro.



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