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Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

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DAI MEDIA

sabato 17 marzo 2018

Francesca Fornario: la mia analisi di voto

Potere al popolo, 5 marzo 2018un'analisi del voto del 4 marzo. Qualche parola per ciascuna delle liste che si sono presentate. Molti puntini sulle i e, per finire, qualche speranza se la novità positiva di queste elezioni Sto arrivando! durare, e moltiplicarsi


Il Pd, Liberi e Uguali.

D'Alema era certo di intercettare i voti in uscita dal Partito Democratico con Piero Grasso: “Puntiamo alla doppia cifra”. Il Pd è sceso al minimo storico, sotto al 20, ha gli stessi voti della Lega ma Leu ha rischiato di non entrare in Parlamento. Cosa non ha funzionato?
Bersani, Grasso, D’Alema, Speranza, Epifani non hanno intercettato i voti in uscita dal Pd perché, mentre quei voti uscivano, loro sono rimasti nel Pd a votare il Jobs Act, lo sblocca-Italia, il salva-banche e ogni altro provvedimento di stampo liberista, in linea con quelli approvati in precedenza.
Il voto segna il prevedibile tracollo del Pd e dei suoi fuoriusciti che hanno per anni condiviso le stesse politiche liberiste, cominciate ben prima dell’arrivo di Renzi: la precarizzazione del mercato del lavoro che Bersani e D’Alema rivendicano, le esternalizzazioni e le privatizzazioni che Bersani rivendica (“Io non sono mica Corbyn!! Io ho fatto le privatizzazioni!”), le guerre e le spese militari che D’Alema rivendica, l’aumento dell’età pensionabile, la Legge Fornero che ha svutato – prima che Renzi lo cancellasse definitivamente .- l’articolo 18, dando la possibilità alle imprese di licenziare ingiustamente i lavoratori in cambio di un indennizzo economico e che ha legalizzato lo sfruttamento delle false partite iva e dei giovani avvocati, architetti, giornalisti e tutti gli altri iscritti a un ordine professionale.

Non abbiamo assistito “alla frammentazione della sinistra”, come la definisce Cuperlo bensì alla frammentazione del Pd che unito, e con Bersani segretario, ha votato insieme a Berlusconi a favore del pareggio di bilancio in Costituzione e dei provvedimenti sopra citati e che per questo non viene più percepito “di sinistra” dagli elettori di sinistra.

Una minoranza della minoranza Pd è uscita dal partito solo quando ha compreso che Renzi non lo si poteva battere dall’interno e che per batterlo occorreva fare quello che Mdp ha fatto: un partito che indebolisse Renzi nel risultato elettorale per poi costringerlo alle dimissioni, e tornare in gioco ricostruendo il centrosnistra e il Pd. D’Alema, Bersani, Epifani hanno capito che l’unico modo per non essere trombati in fase di composizione delle liste – come è successo invece ai pochi “di sinistra” rimasti nel Pd a illudersi di poter fare la bataglia interna: Cuperlo, Manconi o Lo Giudice – era dare vita a un’altra lista dove avrebbero potuto decide loro e non Renzi le candidature.

Lo hanno fatto con grande trasparenza, senza mai nascondere che questo fosse il loro legittimo obiettivo, restando fino all’ultimo a sostenere la maggioranza di Gentiloni che andava benissimo perché rappresentava il Pd ma non era Renzi, in tempo utile per votare la fiducia sul decreto Minniti e le manovre che aumentavano i ticket sanitari e le spese militari più di quanto le avesse aumentate Renzi. Lo hanno fatto con grande trasparenza, scegliendo come leader Piero Grasso che fino al giorno prima era infatti nel Pd. Trasparenti al punto che le parole con le quali oggi Speranza chiude la conferenza stampa di Leu sono: “Ora bisogna costruire un centrosinistra più largo possibile”. È una scelta che non ho condiviso – ma mi sarei stupita a condividere le scelte di D’Alema – e che però, da un punto di vista tattico, ho compreso.

Non ho invece condiviso e nemmeno compreso la scelta di Sinistra Italiana, che era fuori dal Parlamento con Monti ma ne criticava l’indirizzo e poi cinque anni è stata coerentemente all’opposizione del Pd, esprimendosi contro tutti i provvedimenti che Renzi, Bersani, Epifani e prima D’Alema andavano votando. Non ho compreso la loro scelta di entrare in questa minoranza della minoranza del Pd chiaramente intenzionata a rifare il centrosinistra e riprendersi il Pd dopo che Sinistra Italiana aveva votato la linea esattamente opposta al suo congresso fondativo: “il centrosinistra è morto e noi siamo il quarto polo alternativo al Pd”.

Nemmeno ho compreso e condiviso la medesima scelta da parte di Possibile, i cui esponenti, a differenza di Bersani e D’Alema non erano compromessi con l’esperienza del Governo Monti e che in parlamento in questi anni hanno tentato di contrastare la deriva liberista presentando con Sinistra Iitaliana alcune ottime proposte di legge. Penso che le donne e gli uomini di sinistra di Sinistra Italiana e Possibile avrebbero avuto maggiori possibilità di entrare in parlamento se avessero preservato il percorso del Brancaccio. Ha prevalso una valutazione diversa, che condurrà molti che avrebbero fatto un buon lavoro in Parlamento a restarne fuori, e questo mi addolora.

I 5 Stelle

A queste elezioni non si registra il trionfo del centrodestra o dei 5 Stelle, piuttosto quello dell’antisistema: di quello che viene percepito dagli elettori come tale anche se poi, quando ha l’opportunità di governare, fa politiche in perfetta continuità con quelle del sistema liberista che ha scalzato e che dice di voler combattere.

Un terzo degli elettori che si definiscono “di sinistra”, di quelli che se ci fosse stata una sinistra forte e autentica come quella di Corbyn, Sanders, Melenchon l’avrebbero votata – hanno ripiegato sul Movimento 5 Stelle perché era l’unico con un rapporto di forza tale da consentire di far fuori il vecchio: Berlusconi, D’Alema, Renzi, Bersani, Casini. Molti elettori di sinistra hanno votato il Movimento 5 Stelle turandosi il naso, alcuni confortati dal fatto che tra gli esperti cooptati dai 5 Stelle per scrivere il programma ci fossero persone dichiaratamente di sinistra (De Masi, Aldo Gianuli, che ha votato Potere al popolo, Giorgio Cremaschi, candidato di Potere al popolo…).
Così avevo fatto anche io al ballottaggio a Roma, per le amministrative.

Ho votato 5 Stelle al ballottaggio a Roma perché avevano indicato Paolo Berdini come assessore all’urbanistica e ho immensa stima di lui. Berdini è stato fatto fuori per essersi opposto allo Stadio della Roma, lo Stadio si farà regalando ai palazzinari più di quanto avrebbero ottenuto da Alemanno e con i miei occhi e quelli di mio figlio ho visto sgomberare con gli idranti le famiglie dei richiedenti asilo, le donne e i bambini dalle loro case. Per questo e prima ancora che Di Maio definisse “Taxi del mare” le Ong, prima ancora che il Movimento 5 Stelle scegliesse di non partecipare alla manifestazione antifascista di Macerata e di inabissarsi dopo l’attentato fascista di Traini ho deciso che non avrei mai più votato 5 Stelle e come me – prima di me – tanti elettori.

Il boom dei 5 Stelle ha stupito il Pd e i suoi fuoriusciti che che lo hanno definito “un voto di destra”. Vi stupite se votano per un partito che non mette una riga sui contratti nel programma-lavoro (più o meno come avete fatto voi quando avete cancellato l’articolo 18)? Che definisce le Ong i taxi del mare (più o meno come avete fatto voi con il codice Minniti conrto le Ong)? Che promette la democrazia diretta ma se vince un candidato che non piace al capo viene sostituito con un altro come un qualunque concorrente di quiz a premi (più o meno come avete fatto voi paracadutando le pluricandidature)? Stupefacente è il vostro stupore.

La Lega

I 5 Stelle vincono a sud dove più ci si è impoveriti. A Nord, dove ancora c’è un poco di ricchezza e un poco di lavoro ai quali restre aggrappati, vince la Lega, l’altro partito percepito come “contro il sistema” pure se è alleato del più longevo e potente dei politici del sistema: Silvio Berlusconi.
Un risultato, anche questo, che ha stupito i dirigenti e i parlamentari “di sinistra” che hanno aumentato l’età pensionabile e trovato logico fare una moneta unica senza un’unità politica, che hanno creduto e detto che non c’era alternativa alla flessibilità e alla precarietà, all’aumento dell’età pensionabile, che hanno lasciato che montasse la propaganda delle destre l’hanno inseguita gridando all’emergenza-immigrazione invece di denunciare l’emergenza-emigrazione dovuta all’esodo di chi cerca lavoro all’estero perché quella stessa “sinistra” aveva reso troppo saltuario e mal pagato il lavoro.

Come sopra: vi stupite se gli operai votano per il solo che avete lasciato libero di promettere che avrebbe cancellato la riforma Fornero? Il solo che avete invitato sulle vostre tv a gridare che basta austerity delle oligarchiee europee, pure se è alleato di Berlusconi che ha votato a favore della Fornero e di tutti i provvedimenti di austerity del governo Monti imposti dalle olgarchie europee? Ma è colpa vostra! Vostra che quei provvedimenti li avete votati, insieme a Berlusconi. Chi vota Lega non vuole sparare ai neri anche se tace – esattamente come durante il Fascismo – tace e spesso acconsente quando qualcuno lo fa: rivuole il lavoro, il potere d’acquisto che il suo salario aveva quando c’era la lira, e siccome gli avete tolto gli strumenti per capire come sono andate le cose, siccome sui luoghi di lavoro li avete massacrati, non si fidano di quel che dice il sindacato; siccome in tv gli avete fatto vedere i cuochi e Cacciari e Barbara D’Urso e i telefilm sui carabinieri e Belpietro che dà la colpa della miseria agli immigrati a quello credono: quello sentono, quello sanno. Stupefacente è il vostro stupore.

Forza Italia.

Berlusconi tiene. Nonostante le condanne, l’incandidabilità, il bunga-bunga, le frodi fiscali, le cene eleganti, nonostante abbia votato come Bersani e D’Alema a favore dell’aumento dell’età pensionabile, della precarizzazione del lavoro, della libertà di licenziare, del pareggio di Bilancio in Costituzione. Tiene perché gli avete lasciato tre reti televisivi dalle quali raccontare a tutte le ore che aumenterà le pensioni minime a mille euro, taglierà le tasse e l’Iva sul cibo per cani, camminerà sull’acqua e il resto è colpa dei negri e ci pensa Salvini. È colpa vostra pure questa, pure per questo quelli di sinistra non votano più voi ma chi promette una legge contro il conflitto d’interessi.

Casapound

È sotto all’uno per cento ma ha fatto egemonia. Le cose che dice sugli immigrati e il decoro, la repressione e l’ordine le mettono in pratica tutti gli altri grandi partiti. Non serve aggiungere molto al Minniti di Crozza-Robecchi: “Non possiamo lasciare il fascismo ai fascisti”. Pure il fascismo quello di una volta non stava in piedi grazie alle camice nere ma ai tanti che davano loro ragione.

Più Europa

Più Europa ha perso, nonostante sia stata mostruosamente pompata, nostrante Emma Bonino avesse un patrimonio personale di credibilità per le sue battaglie a favore dei diritti civili che l’aveva portata a prendere il 9 per cento alle europee del 1999. Ha perso non tanto perché ha un programma economico che ricalca l’agenda del governo più impopolare della storia della Repubblica (nessuno li legge i programmi), ha perso perché la sua lista si chiama + Europa e gli italiani vogliono – Europa. O meglio, non è che gliene freghi molto dei confini o dell’Italia, figurarsi dell’Europa o del mondo intero, ma hanno registrato che da quando c’è l’Euro si sono impoveriti e sono giustamente preoccupati per la loro sorte e quella dei loro cari. Gli avete detto che bisognava andare in pensione più tardi e precarizzare il lavoro perché “Ce lo chiede l’Europa”, mica pensavate che la ringraziassero.

Casini

Casini è il vero vincitore di queste elezioni. l’Udc all’uno per cento, il Pd al minimo storico perché ha fatto cose dieci anni fa impensabili tipo candidare Casini a Bologna, lui eletto a Bologna con i voti del Pd. Chapeau.

Potere al popolo
Il risultato elettorale di Potere al popolo è deludente. Era difficile fare di più e lo sapevamo: la “capa politica”, come impone di chiamarla la legge elettorale, Viola Carofalo non è mai stata invitata, nemmeno una volta, da Formigli o da Floris o all’Aria che Tira o da Santoro o da Giletti o a in mezz’or da Lucia Annunciata come invece il leader di Casapound che ieri sera lamentava di essere stato poco in tv e Annunziata replicava: “Ma se sei stato da me!!”.

Viola ha parlato per pochi secondi a Cartabianca ospite di Bianca Berlinguer, ha partecipato a un’unica trasmissione su Mediaset e la stragrande maggioranza degli elettori, ancora oggi, si informa attraverso la tv. A differenza di tutte le altre liste che sono note a tutti (non essendoci uno che non sappia che cos’è Casapound, che cos’è il Partito Comunista o l’Udc, chi è Emma Bonino o il ministro Lorenzin, chi sono D’Alema e Bersani e le due più alte cariche dello stato con loro in Liberi e Uguali) il simbolo, il nome, il programma di Potere al popolo è ancora oggi sconosciuto alla stragrande maggioranza degli elettori.

Anche se all’interno di Potere al popolo ci sono piccole forze organizzate, come Rifondazione o l’Usb, queste hanno rinunciato al loro simbolo, pur sapendo che la rinuncia li avrebbe resi irriconoscibili a tanti elettori non militanti che ancora ieri chiedevano come mai non c’era Rifondazione sulla scheda. Trovare un nuovo nome, un nuovo linguaggio, era però necessario per anadare oltre il recinto degli elettori che si riconoscono nella falce e martello, e una forza politica che ha l’ambizione e di parlare agli sfruttati sa che molti di loro non hanno oggi gli strumenti per decifrare il senso di quel simbolo, per comprendere quel linguaggio. Sa che bisogna cercare e trovare il modo di farsi capire e di conivolgere nella lotta di classe chi sta subendo in silenzio, convinto che subire sia il suo destino. Quattrocentomila persone che hanno votato Potere al popolo sono oltre il 10 per cento di quelli che lo hanno conosciuto, in due mesi di campagna elettorale fatta senza soldi, casa per casa.

Qualcuno mi ha fatto notare che anche il Movimento 5 Stelle era sconosciuto quando è nato. Al contrario! Il Movimento 5 Stelle era il partito di Beppe Grillo e non c’era un italiano che non sapesse chi fosse Beppe Grillo e che dunque non fosse curioso di ascoltare che cosa aveva da dire. I talk di punta trasmettevano in prima serata lunghi spezzoni dei suoi comizi, senza alcun contraddittorio, poiché lui astutamente rifiutava il confronto diretto in studio. Così tutti hanno sentito che Grillo era contro “la casta” e tanto bastava e ancora basta, perché “la casta” è ancora la stessa ed è ancora lì.

Il risultato elettorale di Potere al popolo è deludente ma quello elettorale non è il solo né il principale risultato. Il risultato è aver mobilittato e entusisamato migliaia di persone che non si conoscevano e che ora si sentono legate e continueranno a lottare insieme contro l’austerity, per i diritti e contro i privilegi, per la solidarietà e contro l’inganno della guerra tra poveri che è invece una guerra ai poveri. Insieme e non più soli. Il risultato è stato aver creato questo protagonismo attraverso la mobilitazione dei non Tav, No Triv, No Muos, di chi lotta per la difesa dei posti di lavoro, per la scuola e la sanità pubblica, per le donne, e per i migranti, di chi non si sentiva più rappresentato e non si sarebbe mobilitato e tantomeno entusiasmato così solo per farsi rappresentare. Donne, ragazzi, anziani che non si sono arresi all’idea che non c’è alternativa, all’idea che non valga la pena combattere.


C’è uno scarto tra il pensarla così e l’agire di conseguenza. Il risultato di Potere al poplo è in quello scarto. Chi agisce, chi lotta, è già in salvo. Questo è poi lo scopo della sinistra: salvare i sommersi, uno per uno. Siamo a quota 400mila elettori in solo due mesi: andiamo avanti. Non c’è nulla di cui rallegrarsi nel risultato di queste elezioni solo per chi non ha beneficiato di questa ricchezza. Per noi, per me, è stata un dono immenso del quale ringrazio le compagnie e i compagni che si sono mobilitati. Sono felice di essermi battuta per costruire questa comunità di lotta, felice di vederla crescere, di stringere legami così solidi con persone così belle. È stata una gioia e un’emozione incancellabile e resta, nello sconforto, un più grande conforto. È quello che mi state scrivendo a decine e vi rispondo qui: grazie a voi, certo che andiamo avanti, c’è molto lavoro da fare e continueremo a batterci. Ci vediamo il 18 a Roma, teniamoci stretti.
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