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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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mercoledì 7 marzo 2018

Caso OPL 245/ENI, al via il processo del secolo

Re:Common, 6 marzo 2018. Alla sbarra degli imputati le multinazionali Eni e Shell, accusate di corruzione internazionale legata all’acquisizione del maxi-giacimento di petrolio offshore in Nigeria da loro acquisito nel 2011 (i.b)
Ieri si è aperto a Milano il processo per il caso OPL 245, che vede alla sbarra degli imputati le multinazionali Eni e Shell, i loro top manager come l’attuale ad della società italiana Claudio Descalzi e il suo predecessore Paolo Scaroni e alcuni intermediari.

Come ormai è noto, l’accusa per tutti i soggetti coinvolti nella vicenda è di corruzione internazionale legata all’acquisizione del maxi-giacimento di petrolio offshore in Nigeria. Tecnicamente la mazzetta pagata per acquisire il blocco OPL 245 ammonterebbe a 1,1 miliardi di dollari, un fiume di denaro dispersosi in vari rivoli destinati a politici nigeriani ma, ipotizzano i magistrati milanesi, anche ad alti dirigenti del Cane a Sei Zampe. Nessuna compagnia delle dimensioni della Shell è mai andata a processo per un caso di corruzione di queste dimensioni.

Secondo Lanre Suraiu, presidente dell’organizzazione nigeriana Human and Environmental Development Agenda, “il processo milanese è un chiaro segnale per l’industria del petrolio che in Nigeria non si possono condurre affari come accaduto in passato e che è arrivato il momento per fare giustizia su un caso così importante come l’OPL 245”.

La genesi del procedimento milanese parte dalla denuncia presentata nell’autunno del 2013 da Re:Common, dalle organizzazioni inglesi Global Witness e The Corner House, e dall’attivista anti-corruzione nigeriano Dotun Oloko. In seguito alle denunce dei gruppi, sono stati aperti dei procedimenti legali in Nigeria e negli Stati Uniti. Sul caso stanno indagando anche magistrati olandesi.

Shell, Eni e i loro dirigenti hanno sempre negato tutte le accuse.

Antonio Tricarico di Re: Common, ha dichiarato: “Questo caso annuncia l’avvento dell’età della responsabilità, un mondo in cui anche le più potenti corporation non potranno più nascondere i propri errori ed evitare la giustizia”.

Per anni, la Shell ha affermato che per l’acquisizione del blocco OPL 245 aveva pagato solo il governo nigeriano. Ma dopo le indagini congiunte di Global Witness e Finance Uncovered, la società anglo-olandese ha confessato di aver trattato con l’ex ministro del petrolio Dan Etete, già condannato per riciclaggio di denaro. Etete aveva assegnato il blocco petrolifero OPL 245 alla sua società di proprietà, Malabu, mentre prestava servizio come ministro.

La prossima udienza è in programma il 14 maggio. A causa del lavoro eccessivo della decima sezione penale del tribunale e per evitare ritardi troppo lunghi il procedimento è stato infatti trasferito alla settima sezione.

L'articolo è stato preso dal sito di Re:Common, qui raggiungibile. 

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