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lunedì 19 febbraio 2018

Il suolo si protegge in basso

Comune-info.net,14 febbraio 2018 Un'intervista ad Alessandro Mortarino sulla proposta di legge popolare contro il consumo di suolo (c.m.c)


L’Associazione dei Comuni virtuosi ha chiesto ad Alessandro Mortarino del Forum Salviamo il Paesaggio di rispondere a qualche domanda sulla proposta di legge popolare contro il consumo di suolo presentata ufficialmente da pochi giorni  

Chi sono i promotori di questa proposta di legge e da dove nasce l’esigenza di stimolare il Parlamento a legiferare su un tema così importante? I “padri e le madri” di questa Proposta di legge Popolare sono davvero tanti: l’intera rete del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, cioè oltre mille organizzazioni e decine di migliaia di singole persone che dal 29 ottobre 2011, data della nostra assemblea costituente, hanno condiviso la necessità di intervenire sul delicato tema del consumo di suolo stimolando la promulgazione di una norma nazionale, rigorosa e chiara. È quindi da quel giorno che tutti assieme stiamo lavorando in una direzione comune e probabilmente questa nostra proposta “dal basso” l’avremmo potuta offrire all’intero Paese ben prima, ma ci era parso costruttivo assecondare il disegno di legge che nel 2012 l’ex ministro Mario Catania e il governo Monti presentarono per “contenere” il consumo di suolo agricolo.

Allora ci parve un importante passo avanti, dopo decenni di assenza della politica attorno a questo tema che noi indicavamo come un’emergenza assoluta su cui intervenire con urgenza, regolamentare e legiferare. Quel disegno di legge non era perfetto, ma era un inizio e noi non mancammo di presentare le nostre osservazioni critiche e molte proposte migliorative anche durante le audizioni alla Camera in cui fummo invitati. Il percorso sappiamo bene come si è poi sviluppato: quel progetto normativo si è progressivamente indebolito e alla fine, prima che la Camera lo approvasse, lo definimmo come “un pallido” strumento, poco utile per gli obiettivi che si proponeva.

Per questo, nell’ottobre 2016, abbiamo deciso di procedere nella nostra elaborazione, costituendo un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico ai massimi livelli come dimostra la presenza di personalità di primo rango quali Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano e “padre” della grande ciclovia tra Venezia e Torino VenTo; di Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale; di Luca Mercalli, presidente della Società Italiana di Meteorologia; di Paolo Berdini, urbanista e saggista; di Michele Munafò, responsabile dell’Area Monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi di desertificazione all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-ISPRA; Domenico Finiguerra, “mitico” ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano, primo comune italiano a crescita zero urbanistica.

Un gruppo multidisciplinare, perché ritenevamo necessaria una visione variegata che rappresentasse tutte le competenze in materia di “terra” e quindi coinvolgendo architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti…

Perché la proposta arriva proprio adesso, nel pieno cioè di una campagna elettorale dove i temi legati all’ambiente sono così poco dibattuti dai vari schieramenti in campo?
Non è una coincidenza voluta: per completare il nostro lavoro ci sono voluti tredici mesi e ben otto revisioni del testo. Dopo la sesta bozza condivisa dal Gruppo di Lavoro (e ancora da “limare”) l’abbiamo offerta alle analisi e agli emendamenti di tutto il Forum e di tutte le migliaia di persone che vi aderiscono. Ecco perché ci piace definirla una norma veramente “dal basso”: gli esperti hanno fatto la loro parte, ma chiunque ha avuto la possibilità di suggerire modifiche, miglioramenti e integrazioni.

Indubbiamente l’avvicinarsi delle elezioni ci ha fatto premere l’acceleratore e giungere alla conclusione condivisa di questa non semplice elaborazione normativa: in questa campagna elettorale i temi ambientali paiono non essere minimamente richiamati dai proclami dei partiti e dunque ci siamo assunti, ancora una volta, il compito di sollecitare un’attenzione basata su un documento di valenza scientifica. Non vogliamo più sentirci dire che “il consumo di suolo è un flagello e va fermato”, frase ad effetto facile da pronunciare per qualunque politico. Vogliamo un confronto vero su un documento che, a nostro avviso, è davvero in grado di orientare il mondo dell’edilizia al futuro prossimo venturo.

Come vi muoverete nelle prossime settimane per far conoscere il progetto e raccogliere nuove adesioni in grado di “influenzare” il prossimo parlamento a legiferare?
Stiamo presentando la nostra proposta di legge popolare a tutte le forze politiche e a ognuna stiamo chiedendo di darci un parere. Sono convinto che alcune si diranno pienamente concordi e chiederemo loro di sottoscrivere con noi un impegno preciso a sostenere “a spada tratta” questa norma sin dall’avvio della nuova legislatura. Lo stesso faremo in ogni territorio e con ogni candidato individuale. Poi attenderemo le prime mosse del nuovo Parlamento, pronti – in caso di disattenzione – a mettere in campo una campagna di sottoscrizioni trasformando la Proposta in “Iniziativa popolare”. Servirà? Lo vedremo. Ma siamo pronti a dare battaglia: ora abbiamo uno strumento formidabile – la nostra Proposta di legge – dalla nostra parte!

Da sempre la grande critica che accompagna tutte le persone e i movimenti che propongono lo stop al consumo di suolo è il ritornello del “siete contrari allo sviluppo e all’occupazione”. Questa proposta di legge contiene solo dei no oppure presuppone un’idea di sviluppo diversa (quale)?
Credo che sia sufficiente leggere i nomi e le qualifiche del settantacinque componenti del nostro Gruppo di Lavoro multidisciplinare per capire che questa proposta normativa non è uno scherzo ma una autentica “Bibbia”. In cui non sosteniamo, ovviamente, dei “no” e tanto meno dei “no” a priori. Diciamo che la legge non consentirà nuovo consumo di suolo per qualunque destinazione, suggerendo che le esigenze insediative e infrastrutturali saranno soddisfatte esclusivamente con il riuso e la rigenerazione del patrimonio insediativo ed infrastrutturale esistente. Significa affermare che il futuro dell’edilizia sta nella rigenerazione dei suoli già urbanizzati, nel risanamento del costruito attraverso ristrutturazione e restauro degli edifici a fini antisismici e di risparmio energetico, nella riconversione di comparti attraverso la riedificazione e la sostituzione dei manufatti edilizi vetusti.

Sono indicazioni chiarissime e alla “politica” spetta ora il compito di orientare il mercato. Negli ultimi anni questi concetti sono diventati una sorta di “mantra”, ma finora è sempre mancata la declinazione normativa: oggi non ci sono più scuse e siamo lieti di avere offerto a tutto il Paese questa nuova opportunità. Poi, certamente, qualcuno non sarà d’accordo. Ma il suolo consumato ha già divorato il 7,6 per cento delle terre fertili di pianura e collina (Ispra) e conviviamo con uno stock di abitazioni inutilizzate impressionante: oltre 7 milioni di case sfitte e vuote (Istat).

Per questo la nostra legge propone anche la corretta applicazione dell’articolo 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è pubblica e privata” e “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo scopo di assicurarne la funzione sociale”: un edificio inutilizzato ha perduto la sua funzione sociale e dunque si trova a veder mancare la stessa tutela giuridica, con la conseguenza che i suoli devono tornare nella proprietà collettiva della popolazione del comune interessato e nessun indennizzo è dovuto ai proprietari che non hanno perseguito la funzione sociale dei loro beni e li hanno abbandonati.


PER APPROFONDIRE Leggi la proposta di legge

Titolo originale La politica non ha più scuse (comunivirtuosi.org)
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