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Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

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DAI MEDIA

martedì 6 febbraio 2018

A margine del Rapporto UE: "Israele usa il turismo per legittimare le colonie"

Nuovi episodi di cancellazione dell'identità storica e attuale della Palestina nel quadro dell guerra devastante avviata con la "dichiarazione Balfour del 1046, che consegnò la Palestina ad Israele
Spesso si tende a credere che il turismo sia un'attività neutra, legata a svago e piacere, e quindi sconnessa da precisi interessi geopolitici. Esso ci pare cioè irriducibilmente estraneo al conflitto, formidabile costruttore di ponti tra differenti popoli della Terra. L'Organizzazione Mondiale del Turismo lo definisce ad esempio "driver of peace".

Oltre la retorica, però, il turismo è oggi uno dei settori trainanti dell'economia mondiale, vettore di un modello capitalistico di sviluppo territoriale che stimola appetiti contrapposti nella competizione globale per la crescita. Esso è perciò parte integrante di strategie politiche nazionali e può divenire a sua volta fonte di conflittualità all'interno di un dato campo di forze in tensione, come è stato drammaticamente rivelato dagli attacchi terroristici che negli ultimi anni hanno preso di mira mete turistiche.

Nei contesti dove il conflitto sociale è particolarmente acuto, poi, il turismo può agire da ulteriore catalizzatore dei processi in atto. Il caso delle politiche turistiche di Israele nei territori palestinesi occupati, così come lo descrive il Guardian in questo articolo, è esplicito in tal senso. Basato su un recente report dell'UE, esso denuncia il crescente incremento da parte di Israele di aree turistiche e archeologiche nei quartieri palestinesi di Gerusalemme Est, al fine di espandere illegalmente gli insediamenti e legittimare la propria presenza tramite la costruzione di una narrazione identitaria nazionalista ed etnicamente esclusiva.

In quello che è a tutti gli effetti un regime coloniale, il turismo opera infatti da leva per l'inasprimento dell'ingiustizia sociale generata dall'occupazione israeliana e costituisce una manifestazione ulteriore dell'apartheid instaurata ai danni del popolo palestinese. Lo fa in un triplice senso:
1)    tramite appropriazione fisica. In questi anni continua e costante è stata la sottrazione di territorio palestinese ad opera di coloni e imprese israeliane attraverso pratiche violente: demolizione di case, espropri, sradicamento di uliveti, uccisioni, repressione armata. Ciò accade anche per la costruzione di siti o infrastrutture turistiche, che agiscono come avamposto per avviare un processo di incorporazione dell'area interessata e di quella circostante.
Alcuni esempi ne sono:
- il parco archeologico City of David, nell'area palestinese di Silawan, ottenuto tramite una progressiva operazione di rilevamento territoriale e de-arabizzazione della comunità residente;
- l'approvazione di un nuovo sentiero escursionistico attraverso la Cisgiordania e le Alture del Golan, il primo di questo tipo in territori non israeliani ();
- il progetto di unanuova funivia turistica che toccherà anche Gerusalemme Est ).

2)    Tramite appropriazione economica. Attraverso il controllo sistematico e la sottrazione diretta dei luoghi di interesse turistico, che si sommano alla restrizione militare della libertà di movimento, Israele priva i palestinesi della possibilità di strutturare una propria rete di servizi ed infrastrutture turistici, impedendogli così di accedere ad un'importante fonte di sussistenza economica ed annichilendone di fatto la legittima domanda di sovranità.

3)    Tramite appropriazione simbolica. La promozione di una narrativa sionista, che cancella ogni traccia della stratificazione storica dei territori occupati, è attivata dal governo israeliano per legittimare il proprio statuto coloniale a livello internazionale. Essa si basa sul principio della continuità storica, secondo il quale l'insediamento contemporaneo si riallaccia senza soluzione di continuità al mito fondativo delle origini, rimuovendo ogni  altra presenza storico-culturale, anteriore, coeva o intermedia che sia.  Un'ideologia che costituì la matrice stessa del progetto sionista, animato dalla rivendicazione di una corrispondenza naturale tra il "popolo senza terra" e quella che veniva definita una "terra senza popolo". Al contrario, la cultura, la storia e la civiltà palestinesi rappresentano una componente fondamentale e ineludibile dell'identità di quei luoghi. La sistematica negazione, depurazione, annessione e confisca dei luoghi turistici e dei monumenti palestinesi, insieme alla modifica dei loro nomi e alla riarticolazione revisionista del loro significato, mina profondamente l'identità palestinese, compromettendone l'unità geografica, storica e culturale.

Il turismo finisce così per assumere in Israele un ruolo chiave nella strategia nazionale di produzione del consenso e, a sua insaputa, il turista stesso rischia di essere attratto non solo in quanto consumatore, ma anche come agente metabolizzatore e riproduttore di una determinata e parziale narrazione storica. Un'operazione ideologica capillare funzionale a legittimare Israele quale stato "democratico" agli occhi del mondo, corredata dall'organizzazione di grandi eventi di richiamo internazionale e validata dal riconoscimento incondizionato degli stati occidentali. 

Non ultimo il  nostro, che tra pochi mesi farà inspiegabilmente partire il Giro d'Italia proprio da questa Gerusalemme contesa, dopo averla depurata perfino della qualifica "Ovest" e con ciò riconosciuta nella sua "unità" come "capitale di Israele". In aperta violazione alle innumerevoli risoluzioni dell'Onu [n. 2253 (1967), 2254, 252 (1968), 267 (1969), 271, 298 (1971), 465 (1980), 476, 478] e all'affermazione del Consiglio di Sicurezza del 23 dicembre 2016, secondo cui "la costituzione da parte di Israele di colonie nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, non ha validità legale e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale e un gravissimo ostacolo per il raggiungimento di una soluzione dei due Stati e di una pace, definitiva e complessiva".

Per un approfondimento vedi, su NENAnews, il Rapporto UE: "Israele usa il turismo per legittimare le colonie. Per la "Dichiarazione di Balfour vedi qui: Il peccato originale dello stato di Israele: come Europa e Usa si liberarono delle colpe verso gli ebrei consegnando a Israele terre che appartenevano ad altri popoli. Allora iniziò la guerra tra il mondo a dominio anglosassone e il mondo musulmano


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