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venerdì 19 gennaio 2018

Papa in Cile: all’Università Cattolica, si insegni la grammatica del dialogo e dell’incontro

Toscana oggi, 18 gennaio 2018.«Cercare spazi sempre nuovi di dialogo più che di scontro; spazi di incontro più che di divisione; strade di amichevole discrepanza, perché ci si differenzia con rispetto tra persone che camminano cercando lealmente di progredire in comunità»


Educare alla convivenza. «La convivenza nazionale è possibile – tra le altre cose – nella misura in cui diamo vita a processi educativi che sono anche trasformatori, inclusivi e di convivenza». Ne è convinto il Papa, che visitando, al tremine della sua seconda giornata in Cile, l’Università Cattolica di Santiago ha ricordato come tale «casa di studio», nei suoi 130 anni di storia, abbia «offerto un servizio inestimabile al Paese», intrecciando la sua storia con quella del Paese. Dopo aver citato ancora una volta la figura di S. Alberto Hurtado, tra gli studenti più illustri, Francesco ha spiegato che «educare alla convivenza non significa solo aggiungere valori al lavoro educativo, ma generare una dinamica di convivenza all’interno del sistema educativo stesso». «Non è tanto una questione di contenuti, ma di insegnare a pensare e ragionare in modo integrale», ha precisato il Papa traducendo «quello che i classici chiamavano il nome di forma mentis». Per raggiungere tale obiettivo, la tesi di Francesco, è necessaria una «alfabetizzazione integrale, che sappia adattare i processi di trasformazione che avvengono all’interno delle nostre società». «Un tale processo di alfabetizzazione – ha spiegato il Papa – richiede di lavorare contemporaneamente all’integrazione delle diverse lingue che ci costituiscono come persone, ossia un’educazione (alfabetizzazione) che integri e armonizzi l’intelletto (la testa), gli affetti (il cuore) e l’azione (le mani). Ciò offrirà e consentirà la crescita degli studenti in maniera armonica non solo a livello personale ma, contemporaneamente, a livello sociale». [...]

Essere a servizio della persona e della società. «È urgente creare spazi in cui la frammentazione non sia lo schema dominante, nemmeno del pensiero; per questo è necessario insegnare a pensare ciò che si sente e si fa; a sentire ciò che si pensa e si fa; a fare ciò che si pensa e si sente». È la ricetta del Papa per l’educazione, illustrata nel suo discorso all’Università Cattolica di Santiago, alla quale ha chiesto «un dinamismo di capacità al servizio della persona e della società». «L’alfabetizzazione, basata sull’integrazione dei diversi linguaggi che ci costituiscono, coinvolgerà gli studenti nel loro processo educativo, processo di fronte alle sfide che il prossimo futuro presenterà loro», ha assicurato Francesco, secondo il quale «il divorzio dei saperi e dei linguaggi, l’analfabetismo su come integrare le diverse dimensioni della vita, non produce altro che frammentazione e rottura sociale». «In questa società liquida o leggera, come alcuni pensatori l’hanno definita – l’analisi del Papa – vanno scomparendo i punti di riferimento a partire dai quali le persone possono costruirsi individualmente e socialmente»: «Sembra che oggi la ‘nuvola’ sia il nuovo punto di incontro, caratterizzato dalla mancanza di stabilità poiché tutto si volatilizza e quindi perde consistenza.

Questa mancanza di consistenza potrebbe essere una delle ragioni della perdita di consapevolezza dello spazio pubblico. Uno spazio che richiede un minimo di trascendenza sugli interessi privati (vivere di più e meglio), per costruire su basi che rivelino quella dimensione importante della nostra vita che è il ‘noi'». Senza la consapevolezza del «noi», la tesi di Francesco, «è e sarà molto difficile costruire la nazione, e dunque sembrerebbe che sia importante e valido solo ciò che riguarda l’individuo, mentre tutto ciò che rimane al di fuori di questa giurisdizione diventa obsoleto». «Una cultura di questo tipo ha perso la memoria, ha perso i legami che sostengono e rendono possibile la vita», il grido d’allarme: «Senza il ‘noi’ di un popolo, di una famiglia, di una nazione e, nello stesso tempo, senza il ‘noi’ del futuro, dei bambini e di domani; senza il ‘noi’ di una città che ‘mi’ trascenda e sia più ricca degli interessi individuali, la vita sarà non solo sempre più frammentata ma anche più conflittuale e violenta».

«La cultura attuale richiede nuove forme capaci di includere tutti gli attori che danno vita alla realtà sociale e quindi educativa». Ne è convinto il Papa, che all’Università Cattolica di Santiago ha chiesto di «ampliare il concetto di comunità educativa», per «non rimanere isolata da nuove forme di conoscenza» e per «non costruire conoscenza al margine dei destinatari della stessa». Di qui la necessità di «generare un’interazione tra l’aula e la sapienza dei popoli che costituiscono questa terra benedetta». Francesco ha auspicato «una sapienza carica di intuizioni, di ‘odori’, che non si possono ignorare quando si pensa al Cile». In questo modo, per il Papa, «si produrrà quella sinergia così arricchente tra rigore scientifico e intuizione popolare»: «Questa stretta interazione reciproca impedisce il divorzio tra la ragione e l’azione, tra il pensare e il sentire, tra il conoscere e il vivere, tra la professione e il servizio», ha assicurato Francesco, perché «la conoscenza deve sempre sentirsi al servizio della vita e confrontarsi con essa per poter continuare a progredire». In questa prospettiva, «la comunità educativa non si può limitare ad aule e biblioteche, ma è sempre chiamata alla sfida della partecipazione», attivando un dialogo basato su «una logica plurale, che fa propria l’interdisciplinarità e l’interdipendenza del sapere». «Prestare speciale attenzione alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali», l’invito del Papa: «Non sono una semplice minoranza tra le altre, ma piuttosto devono diventare i principali interlocutori, soprattutto nel momento in cui si procede con grandi progetti che interessano i loro spazi. La comunità educativa porta in sé un numero infinito di possibilità e potenzialità quando si lascia arricchire e interpellare da tutti gli attori che compongono la realtà educativa. Ciò richiede uno sforzo maggiore in termini di qualità e di integrazione».

«L’università diventa un laboratorio per il futuro del Paese», se «sa incorporare in sé la vita e il cammino del popolo superando ogni logica antagonistica ed elitaria del sapere». «Un’antica tradizione cabalistica racconta che l’origine del male si trova nella scissione prodotta dall’essere umano quando mangiò dell’albero della scienza del bene e del male. In questo modo, la conoscenza acquistò un primato sulla Creazione, sottoponendola ai propri schemi e desideri». «Sarà la tentazione latente in ogni ambito accademico, quella di ridurre la Creazione ad alcuni schemi interpretativi, privandola del mistero che le è proprio e che ha spinto generazioni intere a cercare ciò che è giusto, buono, bello e vero», ha affermato il Papa: «E quando il professore, per la sua sapienza, diventa ‘maestro’ è in grado di risvegliare la capacità di stupore nei nostri studenti. Stupore davanti a un mondo e un universo da scoprire!». «Siete chiamati a generare processi che illuminino la cultura attuale proponendo un umanesimo rinnovato che eviti di cadere in ogni tipo di riduzionismo», la «missione profetica» dell’università, secondo il Papa: «E questa profezia che ci viene chiesta ci spinge a cercare spazi sempre nuovi di dialogo più che di scontro; spazi di incontro più che di divisione; strade di amichevole discrepanza, perché ci si differenzia con rispetto tra persone che camminano cercando lealmente di progredire in comunità verso una rinnovata convivenza nazionale».

Questo testo è stato ripreso da "Toscana oggi", con qualche modifica redazionale. Qui accanto il testo integrale

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