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Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

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giovedì 11 gennaio 2018

Macron guida l’Europa sui rifugiati: “Centri d’accoglienza in Africa”

la Stampa, 11 gennaio 2018. Plauso generale per le politiche di respingimento dei "migranti economici", cioè quelli che fuggono dagli inferni creati in Africa dal colonialismo europeo di ieri e di oggi (e di domani, per Macron e i suoi truci compari)

È spuntato fuori alla fine l’europeismo di Emmanuel Macron: tanto atteso, così sperato. Basta con i piccoli e furbi colpi mediatici e le iniziative personali, dove giocava tutto sul rapporto personale con il Putin o il Trump di turno. No, ieri il presidente francese ha convocato e gestito, con un piglio rassicurante, un minivertice europeo sul problema dell’immigrazione, sotto lo sguardo compiacente di Angela Merkel. Ed è riuscito a imporre una delle sue idee, la creazione di hotspot, centri di accoglienza in Ciad e nel Niger, due Paesi africani sulla rotta dei migranti, così da distinguere prima di un viaggio disumano attraverso il deserto fra i rifugiati in fuga dalla guerra (che possono essere accolti in Europa) e gli immigrati economici. Che, invece, diventeranno clandestini e basta.

All’Eliseo, intorno a Macron, si sono riuniti, oltre alla Merkel, il premier spagnolo Mariano Rajoy e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (e Macron, in conferenza stampa, si è rivolto a più riprese a lui con un sorriso, ricordando anche l’accordo per uno sviluppo economico concluso dall’Italia con 14 Comuni libici, sulla strada dei migranti, come esempio di questa nuova cooperazione alla sorgente del problema). E poi, oltre alla rappresentante della Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini, erano presenti alcuni dei protagonisti di questa nuova politica (costruttiva) anti-migranti: il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez al-Sarraj e i presidenti di Ciad e Niger, rispettivamente Idriss Deby e Mahamadou Issoufou. Lo statista del Niger ha ricordato come da lui alcuni «hotspot», sotto l’egida dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), esistano già.

Ecco, Macron ha annunciato un accordo tra tutti i partecipanti per l’apertura di più centri fra Niger e Ciad «in zone sicure e ancora sotto la supervisione dell’Unhcr». Sarà l’Alto commissariato a valutare chi potrà continuare. Ha aggiunto che ci sarà anche «un’azione in loco in materia di cooperazione e di giustizia» e «talvolta pure una presenza militare per evitare il gonfiarsi dei flussi verso la Libia». Già nelle settimane scorse il presidente francese aveva messo sul tavolo questa possibilità con l’idea di realizzarla anche in Libia. In seguito, però, Macron aveva accantonato quest’ultima possibilità, per questioni di sicurezza, anche Ciad e Niger avevano nicchiato e non poco. Ieri è riuscito a far passare la pillola, quando insieme alla Merkel e agli altri partner ha promesso un potenziamento della cooperazione allo sviluppo nei due Paesi. Già nelle prossime settimane si inizierà a lavorare concretamente sulle proposte di Parigi, con una task force ad hoc. Si farà un primo punto su quanto realizzato in un vertice in Spagna a fine ottobre nello stesso formato di quello di ieri.

La cancelliera, nella conferenza stampa finale, ha ricordato come sia «indispensabile la distinzione fra chi può accedere allo status di rifugiato e i migranti economici». Sono stati proprio i tedeschi a insistere affinché il seguente passaggio fosse inserito nella dichiarazione finale: «I migranti illegali, che non possono pretendere alcuna forma di protezione internazionale, devono essere ricondotti nei loro Paesi d’origine, nella sicurezza, l’ordine e la dignità, di preferenza su base volontaria». Le elezioni presidenziali si avvicinano in Germania. E per la Merkel era importante mostrare un certo «pugno duro», accanto a un Macron consenziente. È stata comunque la cancelliera a mettere il dito su una piaga, assente dalle discussioni ieri a Parigi: il «sistema Dublino», per cui la domanda d’asilo deve essere presentata nel primo Paese europeo d’arrivo (penalizza Stati come l’Italia, in prima linea). «Questo sistema non funziona, perché in Europa non c’è una reale solidarietà, dobbiamo trovare un’altra soluzione», ha detto la Merkel. Macron sorrideva, senza commentare. La Francia è uno dei maggiori oppositori a rimetterci mano.
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