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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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giovedì 4 gennaio 2018

Innalzamento dei mari, due metri dal precipizio

il manifesto - Gambero-Verde, 4 gennaio2018. Se non vogliamo credere a chi dice che questo "sviluppo" è perverso e ci conduce al disastro almeno adoperiamo qualche cautela

Due metri”, questo lo strano titolo di un recente articolo che parla del possibile innalzamento, di due metri, appunto, del livello dei mari in seguito al riscaldamento dell’intero pianeta Terra. Molti segni indicano chiaramente che esistono alterazioni dei cicli biogeochimici del pianeta interpretabili soltanto con un aumento della temperatura «media» della Terra con una accelerazione dovuta al rapido sviluppo delle industrie, al crescente consumo di fonti di energia, ai mutamenti delle coltivazioni agricole.

Una delle più vistose conseguenze del riscaldamento del pianeta è rappresentato dalla fusione di parte dei ghiacciai, quei giganteschi depositi di acqua solida, 30 milioni di chilometri cubi, immobilizzata nelle zone polari e nelle alte montagne; con la fusione l’acqua passa dallo stato solido allo stato liquido e scorre attraverso le valli e le pianure e arriva al mare il cui volume aumenta e di conseguenza aumenta anche il livello dei mari e degli oceani in ragione, oggi, di due o tre millimetri all’anno, quasi impercettibile, ma continuo. Il fenomeno sta già preoccupando le zone turistiche che vedono lentamente sparire le loro spiagge; le isole costituite da atolli, con una altezza massima sul mare di pochi metri, rischiano di perdere una parte della loro intera superficie.

Che cosa succederebbe se un giorno il livello dei mari aumentasse davvero di due metri' Molte strade di Bari, Napoli, Genova, Ravenna, New York, e di tante altre città costiere sarebbero invase dall’acqua del mare; la bella Venezia e la ricca Miami scomparirebbero sott’acqua; l’acqua marina salina andrebbe a miscelarsi con le acque dolci sotterranee che non sarebbero più adatte per l’irrigazione. Milioni di persone dovrebbero emigrare dai propri paesi. Ma anche il sollevamento del livello del mare di poche diecine di centimetri provocherebbe danni umani ed economici elevatissimi a cui oggi nessuno pensa perché il fenomeno procede lentissimo, anche se inesorabile. Nessun governo si preoccupa di quello che potrebbe succedere dopo i pochi anni in cui è in carica, sapendo che in tale periodo l’aumento del livello del mare sarebbe di «appena» uno o due centimetri.

Considerare, «oggi», quello che potrebbe succedere se il livello dei mari aumentasse, non dico di «due metri», ma anche soltanto di mezzo metro, è un invito a guardare «lontano», a un pianeta in cui vivranno i nostri nipoti e pronipoti i quali potrebbero rimproverarci per non aver preso in tempo provvedimenti per evitare eventi di cui abbiamo già i segni. Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace, scrisse che «l’uomo ha perso la capacità di prevedere e prevenire; finirà per perdere la Terra», la sua unica casa nello spazio. Se cominciassimo già adesso a pensare al futuro?
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