responsive_m

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

INVERTIRE LA ROTTA

CONTRORIFORMA URBANISTICA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

martedì 23 gennaio 2018

Amazzonia, Papa a giovani indios: "Non rassegnatevi, studiate e lottate"

La Santa Sede online  19 gennaio 2018. Un discorso pienamente politico, che parla dell'Amazzonia, ma si riferisce al mondo. È solo un papa della chiesa cattolica che parla, ma meriterebbe di guidare il mondo

"I popoli originari dell'Amazzonia non sono mai stati tanto minacciati nei loro territori come lo sono ora". È il primo storico incontro tra Francesco e l'Amazzonia, quello di quest'oggi a Puerto Maldonado, la capitale della biodiversità del Perù situata all'interno del più grande polmone verde del mondo. Qui i primi missionari domenicani arrivarono nel 1902, a piedi, dopo un viaggio lungo e molto pericoloso.

Oggi Francesco arriva in aereo per un appuntamento a lungo atteso: "Ho molto desiderato questo incontro", dice nel Coliseo Regional Madre de Dios davanti a 4mila rappresentanti delle popolazioni indigene, occasione per Francesco per toccare temi a lui cari: le periferie, i poveri, le popolazioni indigene, la custodia del creato, la "resilienza" che le stesse popolazioni devono mantenere di fronte a chi separa terra e popolo, a chi sfrutta le infinite risorse della foresta facendo a meno della gente che la abita.

"Il tesoro che racchiude questa regione", dice il Papa, non può essere compreso, capito, "senza la "vostra saggezza" e le "vostre conoscenze". Francesco conosce "le profonde ferite che portano con sé l'Amazzonia e i suoi popoli" e per questo ha voluto venire fin qui, per unirsi "alle vostre sfide e con voi riaffermare un'opzione convinta per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture".

I popoli dell'Amazzonia sono minacciati, oggi più di prima. Francesco riassume così queste minacce: "Da una parte, il neo-estrattivismo e la forte pressione da parte di grandi interessi economici che dirigono la loro avidità sul petrolio, il gas, l'oro, le monocolture agro-industriali". Dall'altra la minaccia "viene anche dalla perversione di certe politiche che promuovono la 'conservazione' della natura senza tenere conto dell'essere umano e, in concreto, di voi fratelli amazzonici che la abitate".

Il Papa dice di essere a conoscenza "di movimenti che, in nome della conservazione della foresta, si appropriano di grandi estensioni di boschi e negoziano su di esse generando situazioni di oppressione per i popoli originari per i quali, in questo modo, il territorio e le risorse naturali che vi si trovano diventano inaccessibili".

È questa problematica che soffoca i popoli e che "causa migrazioni delle nuove generazioni di fronte alla mancanza di alternative locali". Francesco chiede di "rompere il paradigma storico che considera l'Amazzonia come una dispensa inesauribile degli Stati senza tener conto dei suoi abitanti".

L'appello del Papa è che si aprano "spazi istituzionali" di rispetto, riconoscimento e dialogo con i popoli nativi, assumendo e riscattando cultura, lingua, tradizioni, diritti e spiritualità che sono loro propri.

I primi interlocutori di questo dialogo interculturale, tuttavia, devono essere le stesse popolazioni amazzoniche, affinché le risorse prodotte dalla stessa conservazione delle foreste "ritornino a beneficio delle vostre famiglie, a miglioramento delle vostre condizioni di vita, della salute e dell'istruzione delle vostre comunità". La vita dei popoli amazzonici è per il Papa "un grido rivolto alla coscienza di uno stile di vita che non è in grado di misurare i suoi costi".

Bergoglio, che ha indetto un Sinodo Pan Amazzonico convocato per il 2019 in Vaticano, entra ancora più in profondità nelle ferite di questa terra, la cui difesa non ha altra finalità "che non sia la difesa della vita". Dice: "Conosciamo la sofferenza che alcuni di voi patiscono per le fuoriuscite di idrocarburi che minacciano seriamente la vita delle vostre famiglie e inquinano il vostro ambiente naturale". Insieme, "esiste un'altra devastazione della vita che viene provocata con questo inquinamento ambientale causato dall'estrazione illegale. Mi riferisco alla tratta di persone: la mano d'opera schiavizzata e l'abuso sessuale. La violenza contro gli adolescenti e contro le donne è un grido che sale al cielo".

Fra i tanti popoli indifesi, i più indifesi di tutti: "Sto pensando - dice Papa Bergoglio - ai popoli denominati 'Popoli Indigeni in Isolamento Volontario' (Puav). Sappiamo che sono i più vulnerabili tra i vulnerabili". Francesco chiede si continui a stare dalla loro parte perché "è necessario che esistano limiti che ci aiutino a difenderci da ogni tentativo di distruzione di massa dell'habitat che ci costituisce". A loro, e a tutti, Francesco chiede "resilienza": "Confido nella capacità di resilienza dei popoli e nella vostra capacità di reazione davanti ai difficili momenti che vi tocca vivere".

L'articolo è tratto dal sito web La Santa Sede, e  la paginaè raggiungibile qui 

Show Comments: OR