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Anche la remota Islanda rischia di soccombere al turismo di massa, ora la principale fonte di reddito. In pericolo non solo la sua natura, sacrificata alla costruzione di nuove strutture e ai guadagni economici, ma la vivibilità dei residenti. Airbnb sottrae appartamenti e alberghi e negozi di souvenir prosperano a scapito della scena culturale e artistica della città. (i.b.)

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DAI MEDIA

domenica 31 dicembre 2017

Potere al popolo

I motivi per i quali ragione e sentimento sollecitano ad aderire all'iniziativa lanciata dagli ospiti dell'ex Ospedale Sanitario Psichiatrico di Napoli, occupatoe trasformato in scintilla per una nuova politica

Perché apre il cuore alla speranza l'iniziativa partita “Potere al popolo”, mi piace. Perché vuol dire “democrazia”. Demos e Kratos, popolo e potere assieme. Utile ricordarlo all’inizio di una campagna elettorale. Giusto per prendere le distanze dalle retoriche sul rito truffaldino delle elezioni e battersi contro la “trasformazione della popolazione in elettorato” – per usare una espressione di Pierre Rimbert (“Dietro le quinte del mercato elettorale” su Le Monde Diplomnatique del maggio 2017). Giusto segnare la differenza tra un’idea e un’altra di politica. Una concezione della politica come competizione per la conquista degli apparati di governo e un’altra come azione permanente per abbassare il baricentro delle decisioni, disseminare il potere, creare orizzontalità, reti civiche solidali. Giusto ripresentare – in ogni occasione – quel tanto che c’è e che si muove “al basso”, tra le macerie che ha lasciato la crisi. 

É necessario continuare a ricordare che una “ripresa” senza occupazione e redistribuzione della ricchezza non ci serve. Un lavoro che non produca utilità sociale è sfruttamento e alienazione. Un sistema produttivo che non rispetti salute e ambiente è suicida. Una finanza che arricchisca le rendite è criminale. La privatizzazione dello stato e del patrimonio sociale è un furto. Alzare frontiere armate per respingere chi da secoli deprediamo è semplicemente immorale. Se etica e politica – alcuni dicono fin da Machiavelli – si sono trovate ufficialmente disgiunte, di fronte al più grande sterminio in tempo di pace in corso tra il Sahara e il Mediterraneo,  è forse arrivato il momento di ridare un fondamento etico alla politica.

Mi pare anche bello che questa iniziativa dentro-contro le elezioni parta da una  tra le esperienze più significative di solidarietà e mutualismo in corso nel nostro paese. Che se ne parli è già un risultato. Sono una decina gli immobili che a Napoli sono stati liberati dal degrado e dalla speculazione e riconsegnati ad un uso collettivo e sociale. Non vedo altro modo per attuare  la Costituzione se non quello messo in atto dall’amministrazione partenopea anche per i servizi idrici. Una testimonianza dell’esistenza di un’altra possibile cultura e pratica di governo. Ma, a ben guardare, esiste un vasto repertorio di sperimentazioni di sistemi economici e di welfare alternativi che hanno come obiettivo non la massimizzazione dei profitti, ma il miglioramento dei legami sociali comunitari.

L’altra novità che fa scaldare il cuore è la voglia di auto rappresentazione politica che emerge dai promotori di “Potere al popolo!”. Un rovesciamento del discorso e del linguaggio. I movimenti sociali  rifiutano di essere intesi come  un fenomeno spontaneo, effimero, prepolitico, incapace di gestire il confronto nelle sedi istituzionali, bisognoso della tutela di un “ceto politico esperto” e si propongono invece come attori politici interi, non solo nelle piazze, ma anche nei palazzi. Non so ce la faranno, scansando insidie burocratiche e fagogitazioni varie, ma mi pare che meritino una firma per la presentazione della lista loro. Faranno bene anche a coloro che sono alla ricerca di un nuovo significato da dare alla sinistra. Ha scritto Raul Zibechi: “Sono sempre i piccoli gruppi a prendere l’iniziativa, senza tener conto dei ‘rapporti di forza’ ma guardando solo alla giustizia delle loro azioni” (Sulle piccole azioni e le grandi vittorie, www.comune-info.net 13/1/2014).

Questo articolo è inviato anche a il manifesto
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