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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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giovedì 30 novembre 2017

Unicef. Sono 50 milioni i bambini «in fuga» nel mondo

l'Avvenire, 30 novembre 2017.  «Ben 28 milioni sono sfollati a causa delle guerre e spesso cadono nella tratta di esseri umani. Sono 200 mila i migranti minori non accompagnati». La tragica contabilità d'una società nella quale guerre e devastazioni non sono un effetto collaterale, ma il motore stesso del sistema


Sono 50 milioni i bambini coinvolti nelle migrazioni a livello mondiale, e 28 milioni sono stati sfollati a causa di conflitti. I bambini rappresentano circa il 28% delle vittime della tratta di esseri umani a livello globale, soprattutto nell'Africa subsahariana e in America centrale. Nel 2015-2016 ben 200.000 bambini non accompagnati hanno presentato domanda di asilo in circa 80 Paesi del mondo, mentre nello stesso periodo 100.000 minorenni non accompagnati sono stati arrestati al confine tra Stati Uniti e Messico.

Un vertice mondiale per proteggerli

In anticipo rispetto all`incontro previsto da 4 al 6 dicembre a Puerto Vallarta, in Messico, sulle migrazioni sicure e regolate, l'Unicef ha presentato oggi "Oltre le frontiere", un rapporto sulle migliori pratiche per la cura e la protezione dei bambini rifugiati e migranti.
Il documento contiene esempi concreti del lavoro di governi e comunità di accoglienza per sostenere e integrare i bambini "sperduti" e le loro famiglie, ma anche i rischi cui sono esposti. I minori rifugiati e migranti infatti sono particolarmente vulnerabili alla xenofobia, agli abusi, allo sfruttamento sessuale e alla mancanza di accesso ai servizi sociali. Per questo Unicef ha attivato un programma d'azione in sei punti, che costituisce la base delle politiche per proteggerli e garantirne il benessere; esso comprende azioni per evitare la detenzione dei bambini richiedenti lo status di rifugiato introducendo una serie di alternative pratiche, per mantenere unite le famiglie come migliore mezzo per proteggere i figli, per consentire ai piccoli rifugiati di studiare e avere accesso a servizi sanitari di qualità, per promuovere misure che combattano xenofobia, discriminazioni e marginalizzazione nei Paesi di transito e di destinazione.

Le "buone pratiche" nel mondo

Non è impossibile. Il rapporto presenta casi riusciti di tutto il mondo, tra cui l'attuazione di norme minime di protezione per i bambini rifugiati in Germania, sistemi transfrontalieri di protezione dell'infanzia nell'Africa occidentale e la ricerca di alternative alla detenzione di bambini migranti in Zambia (altri Paesi citati: Afghanistan, Giordania, Libano, Sud Sudan, Vietnam, Uganda e Stati Uniti). Per quanto riguarda l`Italia, si segnala come buona pratica l`adozione della legge 47/2017 sulle misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati (Legge Zampa), che definisce un sistema nazionale organico di accoglienza.
I diritti, la protezione e il benessere dei bambini sradicati, "sperduti", dovrebbero essere al centro degli impegni delle politiche migratorie globali. "I leader e i responsabili politici che si riuniscono a Puerto Vallarta possono lavorare insieme per rendere la migrazione sicura per i bambini - ha dichiarato Ted Chaiban, direttore dei programmi dell'Unicef -. Il nostro nuovo rapporto mostra che è possibile, anche in Paesi con risorse limitate, attuare politiche, servizi e investimenti che sostengano efficacemente i bambini rifugiati nei loro Paesi d'origine, mentre attraversano le frontiere e quando raggiungono le loro destinazioni".

Le informazioni e i commenti sono ripresi dall'articolo pubblicato da l'Avvenire online. l'originale è raggiungibile cliccando qui: Sono 50 milioni i bambini «in fuga» nel mondo
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