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A un secolo dalla dichiarazione di Balfour, con cui il Regno Unito promise la nascita di stato ebraico in Palestina, esautorando i Palestinesi lei loro diritti, la Cisgiordania è “La più grande prigione del mondo” come dice il titolo dell ‘ultimo libro dello storico israeliano Ilan Pappe (da cui è presa la copertina di questa settimana). (a.b)

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DAI MEDIA

giovedì 9 novembre 2017

I vedutisti sono contenti. Laguna e Venezia tremano

il Fatto Quotidiano, la Nuova Venezia, la Repubblica, Corriere del Veneto, 8 novembre 2017. Comitatone: tutti i portatori di interessi rappresentati tranne uno: la Laguna. Articoli di Giuseppe Pietrobelli, Alberto Vitucci, Francesco Bottazzo, Francesco Furlan, con postilla


il Fatto Quotidiano
GRANDI NAVI
DELRIO RILANCIA STOP DECISO DA CLINI-PASSERA
E SI PREDE ALTRO TEMPO
AMBIENTALISTI:  “SCELTA PEGGIORE”
di Giuseppe Pietrobelli 

«Il titolare del dicastero ai Trasporti: “Tutte le navi oltre le 55 mila tonnellate nell'arco di 3-4 anni andranno a Marghera”. Il che significa che per quasi dieci anni dal decreto che le aveva messe fuorilegge, il via vai delle imbarcazioni non cesserà. Anche perché l'arrivo fino a Marghera potrà essere garantito solo da importanti lavori di scavo dei canali già esistenti»

Il ministro Graziano Delrio, non senza una certa enfasi, a conclusione del Comitatone per Venezia, annuncia: “Le grandi navi non passeranno più dal canale della Giudecca e dal Bacino di San Marco”. Frase non nuova, a cinque anni dal decreto Clini-Passera che aveva imposto lo stop al transito dei grattacieli del mare a due passi dagli storici palazzi del capoluogo lagunare. In questo arco di tempo i transatlantici, con il loro carico di migliaia di turisti, non hanno cessato di imperversare nelle acque della Serenissima, causando notevoli danni alle fondamenta e all’ecosistema. E puntualmente molti altri ministri hanno annunciato che il traffico sarebbe stato dirottato lontano dal cuore più sensibile di Venezia. Delrio ha anche fatto una previsione cronologica. “Tutte le navi oltre le 55 mila tonnellate nell’arco di 3-4 anni andranno a Marghera”. Il che significa che per quasi dieci anni dal decreto che le aveva messe fuorilegge, il via vai delle imbarcazioni non cesserà. Anche perché l’arrivo fino a Marghera potrà essere garantito solo da importanti lavori di scavo dei canali già esistenti.


«Dalle prime indiscrezioni che giungono da Roma sembra che l’avevamo vista giusta. I distruttori della Laguna vogliono continuare con le loro opere assurde e devastanti» è il commento a caldo di Luciano Mazzolin, del Comitato No Grandi Navi. «Vogliono approvare la peggiore soluzione possibile, con attracchi a Porto Marghera per le navi da crociera più grandi (che oggi non entrano in Laguna) e per le altre navi da crociera (superiori alle 40.000 tonnellate di stazza) il passaggio attraverso il canale Vittorio Emanuele per arrivare ancora in Marittima». Secondo gli ambientalisti, questa soluzione, se realizzata, avrà effetti devastanti sull’equilibrio lagunare, penalizzerà la portualità commerciale e la vocazione industriale e manifatturiera di Porto Marghera, ma avrà anche «oggettivi ostacoli per lo sviluppo prevedibile e sostenibile delle grandi navi da crociera a Venezia». E’ per questo che No Grandi Navi preannuncia azioni di mobilitazione, sulla scia del referendum che in primavera ha bocciato l’ingresso delle navi in Laguna e che a settembre ha creato una rete dell’ambientalismo europeo a tutela dei territori.

Il ministro Delrio ha spiegato: «A regime le grandi navi andranno tutte nel canale nord di Marghera. Non ci saranno interferenze con il traffico commerciale. Le due realtà possono coesistere in questa fase transitoria fino a quando il terminal di Marghera sarà attrezzato. Metteremo in campo una nuova determinazione dell’autorità Marittima per disciplinare il traffico temporaneo con nuovi criteri che tengano conto di tutte le variabili architettoniche, paesaggistiche e ambientali per preservare al massimo la laguna. Continuiamo a studiare ed esplorare la possibilità di sfruttare gli attuali canali perché non se ne scavino di nuovi”.

La via di transito sarà quindi il canale di Malamocco, come ha spiegato il sottosegretario Pierpaolo Baretta: «Dopo anni di incertezze siamo giunti a una decisione capace di proiettare Venezia e l’intera laguna nel futuro. La soluzione rappresenta un punto di equilibrio tra tutela ambientale, sviluppo territoriale e attività imprenditoriale”.

la Nuova Venezia
GRANDI NAVI A MARGHERA
E STOP AL NUOVO CANALE
di Alberto Vitucci

Ordinati nuovi studi per analizzare i rischi del Vittorio Emanuele
Il terminal sulla sponda Nord, ma fra tre anni: per ora si resta a S. Marco


Venezia. Grandi navi a Marghera, in canale Industriale Nord, sponda Nord. Stop al Vittorio Emanuele, per cui vanno fatti ulteriori studi per risolvere le criticità degli scavi e analizzarne i rischi. Centralità della esistente Stazione Marittima, ma solo per le navi «medio-piccole». Il Comitatone ha approvato ieri a Roma la delibera di intesa sulla soluzione al transito delle navi in bacino San Marco, a cinque anni e mezzo di distanza dal decreto Clini Passera. 

«Le navi a San Marco», ha precisato il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, «passeranno per almeno altri due o tre anni. Il tempo di realizzare il nuovo canale e le banchine. Ma la decisione è presa. C'è la volontà di superare il problema del transito delle grandi navi nel bacino di San Marco e in canale della Giudecca». Una riunione durata quasi tre ore, aperta nella sede del ministero a Porta Pia con una lunga relazione del sindaco Luigi Brugnaro sui problemi della salvaguardia. Culminata con la firma del verbale di intesa. Adesso toccherà al governo stilare il cronoprogramma dei lavori, all'Autorità portuale fare gli approfondimenti, alla Capitaneria di porto emettere un'ordinanza per disciplinare il transito delle navi in canale della Giudecca. 

Resta il limite delle 96 mila tonnellate, vincolato alla modernità degli scafi e dei motori, alla sicurezza, a un pescaggio ridotto e ai filtri anti-inquinamento. Nell'ordinanza, recita il dispositivo finale, «si dovranno consolidare le limitazioni già oggi esistenti, valutando la possibilità di definire un limite tecnicamente sostenibile e compatibile, sia sotto il profilo ambientale che di tutela architettonico-paesaggistica per l'accesso via bocca di porto di Lido». Approvato anche il «mini off-shore», struttura di sbarco per le navi commerciali a Malamocco, a ridosso della lunata e dell'area dei cantieri del Mose. «Potranno così arrivare a Venezia anche le grandi portacontainer che non avrebbero possibilità di accesso a Marghera. Nel frattempo verranno apportate modifiche alla conca di navigazione, realizzata dal Consorzio Venezia Nuova. 

Marghera. La soluzione per le grandi navi è dunque Marghera. Proposta appoggiata da tutti i presenti: i ministri Delrio, Galletti e Franceschini, il presidente della Regione Zaia e il sindaco Brugnaro e i sindaci della gronda. Unico voto contrario quello del sindaco di Chioggia, Alessandro Ferro. «Dovranno allargare il canale dei Petroli», dice, «e così in laguna potranno entrare anche le navi di ultima generazione, fino a 200 mila tonnellate di stazza». Entro tre anni sarà costruita la nuova stazione Marittima nel canale Industriale Nord che potrà ospitare tre grandi navi contemporaneamente. Non dovrà interferire con il traffico commerciale e lo sviluppo dell'area sud e ovest, che andrà bonificata. Da Malamocco le navi approderanno a Marghera.

Vittorio Emanuele. Tutti d'accordo sulla necessità di «adeguare» il canale dove fino agli anni Settanta passavano le petroliere dirette a Marghera. Ma si è deciso di affidare all'Autorità portuale nuovi studi approfondimento per la fattibilità del progetto e l'analisi dei rischi. «Fare presto e garantire la centralità della Marittima», aveva detto il presidente della Regione Luca Zaia. Alla fine è stato messo a verbale che l'intervento dovrà essere «valutato e sottoposto ove necessario alla Valutazione di Impatto ambientale. La soluzione potrebbe essere una parziale rettifica della via d'acqua, per far arrivare in Marittima soltanto yacht e navi medio-piccole.

Mini off-shore. Accolta dal Comitato la proposta che era stata fatta qualche mese fa dal Comune e dall'ex Magistrato alle Acque. Una struttura di ormeggio provvisoria per l e grandi navi commerciali e portacontainer. In attesa dei lavori di adeguamento della conca di Malamocco. Definitivamente archiviato il progetto off-shore proposto e approvato lo scorso anno dal Porto durante la presidenza di Paolo Costa.

Punto Franco. Si è parlato ieri anche del rilancio industriale e commerciale di Marghera. Il sindaco Brugnaro e il presidente Zaia hanno rilanciato la richiesta di avere come Trieste il Punto Franco. Dove non si paghino per tasse, come succede a Trieste, per rilanciare l'economia veneziana. «A Trieste è stato dato per rispettare un accordo di guerra del 1948», ha risposto secco il ministro Delrio, tenendo conto anche dell'opposizione al progetto della sua compagna di partito, la governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani. Il sindaco ha anche chiesto di sbloccare i fondi per completare i marginamenti delle aree di Marghera.

I poteri. La Città metropolitana vuole partecipare al tavolo tra governo e Regione per la distribuzione delle deleghe sull'autonomia e dei poteri. Il Comune ha ieri ribadito durante la seduta del Comitatone l'intenzione di chiedere l'applicazione di quanto previsto dalla Finanziaria 2015, cioè il trasferimento di alcuni poteri dell'ex Magistrato alle Acque (oggi Provveditorato alle Opere pubbliche) alla Città Metropolitana.

Unesco. «Ci abbiamo messo la faccia, e adesso potremo dire all'Unesco che le navi non passeranno più per San Marco, salvando ambiente e occupazione», dice il sindaco Brugnaro. Il ministro Graziano Delrio dice di aver mantenuto la promessa del governo fatta all'Unesco.

San Marco. Per almeno altri tre anni le navi dovranno però passare per San Marco, in attesa della conclusione dei lavori per il nuovo terminal ed eventualmente del nuovo Vittorio Emanuele. Toccherà adesso alla Capitaneria di porto emettere la nuova ordinanza. Sentiti i portatori di interessi, ma anche i comitati e le autorità, gli enti locali e i parlamentari. Potranno passare le navi fino a 96 mila tonnellate se avranno dotazioni di sicurezza adeguate.

I comitati. Annunciano battaglia i comitati «No Grandi Navi», Ambiente Venezia e le associazioni come Italia Nostra, che avevano proposto la soluzione più radicale delle «navi fuori dalla laguna». «Ci rivolgeremo alle autorità dicono, «perché questa è una decisione illegittima. Le navi restano in laguna e aumenteranno la sua distruzione. A Marghera potranno arrivare anche le navi da crociera di ultima generazione, ancora più enormi di quelle di oggi. La mobilitazione popolare riprenderà».

Clini-Passera. L'ultimo punto dell'intesa prevede anche la possibilità di modificare il decreto Clini-Passera, firmato nel 2012 dopo il naufragio della Costa Concordia. «Riesaminare l'impianto del decreto», conclude il verbale approvato ieri, «Coinvolgendo anche altre aree che nel contesto del nuovo assetto organizzativo delle attività portuali appaiono oggi raggiungibili in sicurezza». Porta aperta alle grandi navi ospitate a Chioggia o in altri terminal come il Lido.


la Repubblica
VENEZIA, GRANDI NAVI VIA DA SAN MARCO
INSORGONO GLI AMBIENTALISTI: NON BASTA
di Francesco Furlan

«Delrio: fra tre anni andranno a Marghera. Il fronte del no: vanno tenute fuori dalla Laguna»

Venezia. Grandi navi via da San Marco, ma in tre anni. Le navi da crociera entreranno in laguna dalla bocca di porto di Malamocco e invece di sfilare tra Palazzo Ducale e l’isola della Giudecca seguiranno la rotta delle navi commerciali, lungo il canale dei Petroli. Le più grandi, fino a 130mila tonnellate, si fermeranno a Porto Marghera, mentre quelle di stazza inferiore potrebbero proseguire lungo il canale Vittorio Emanuele per raggiungere l’attuale Stazione marittima. Una decisione arrivata dopo cinque anni di dibattiti e presentata ieri a Roma nel “Comitatone” per Venezia, riunione interministeriale presieduta da Graziano Delrio, con i rappresentanti delle istituzioni locali. «Abbiamo trovato una soluzione vera», dice il ministro. Documento finale votato all’unanimità, con il solo voto contrario del sindaco di Chioggia, Alessandro Ferro (M5S). Dopo la tragedia del Giglio, il decreto Clini-Passera era intervenuto per allontanare da San Marco le navi sopra le 40mila tonnellate ma solo una volta individuate «vie di navigazione alternative». Nel 2014 il governo Letta aveva vietato l’accesso in laguna a quelle sopra le 96 mila, limitazione bocciata dal Tar su ricorso degli armatori che però, d’intesa con città e governo, hanno poi rispettato il limite.

Dal gennaio 2018, a gestire la fase transitoria del piano, stimata in 3 anni, sarà un algoritmo, i cui parametri sono stati studiati dalla Capitaneria. Deciderà quali navi potranno entrare dal Lido e attraversare, ancora, il bacino di San Marco. Terrà conto del “peso” della nave ma anche di fattori come sagoma e inquinamento prodotto, rispettando comunque il limite delle 96mila tonnellate. A regime l’ingresso a Venezia vedrà le navi più piccole, fino a 55 mila tonnellate, entrare dal Lido e sfilare a San Marco, le medio- grandi e le grandi da Malamocco: le prime con destinazione Marittima, le seconde Marghera Nord. Resta da risolvere l’incognita del Vittorio Emanuele, canale già esistente il cui scavo di adeguamento potrebbe dover richiedere la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via). «Valuteremo se è necessaria », dice Pino Musolino, da 8 mesi a capo del Porto, «in ogni caso, entro la prima metà del 2020, forse fine 2019, le grandi navi potranno entrare da Malamocco. Dopo anni c’è un piano».

«Il processo di decisione è stato trasparente, all’Unesco sarà chiaro che abbiamo una soluzione », aggiunge il sindaco Luigi Brugnaro. Favorevoli anche Regione e categorie, comprese le compagnie da crociera che hanno perso 500mila passeggeri in 4 anni. Sul fronte del no le organizzazioni sindacali che temono, nonostante le rassicurazioni, interferenze con l’attività industriale di Marghera. E gli ambientalisti. Tra tutti il Comitato No Navi che in un referendum organizzato a giugno aveva raccolto 18mila voti per tenere le navi fuori dalla laguna sposando il progetto del terminal al largo del Comune di Cavallino. Italia Nostra vorrebbe spostare le navi a Trieste.

Critici anche i deputati veneti Spessotto, Da Villa e Cozzolino (M5S): «Una decisione che danneggerà in modo irreversibile l’equilibrio morfologico della laguna ». Un recente studio di Cnr e Università Ca’ Foscari ha dimostrato che ogni anno oltre 30mila metri cubi di suolo e fondale vengono sottratti dai margini del canale dei Petroli, con i soli transiti delle navi commerciali. «L’arrivo delle navi da crociera — dice Luca Zaggia, a capo del team di ricercatori — aumenterà lo stress di un ecosistema fragile».


Corriere del Veneto
GIGANTI DEL MARE A MARGHERA

3 ANNI DI TRANSIZIONE
di Francesco Bottazzo

«Giganti del mare via da San Marco. Lo ha deciso il Comitatone riunito ieri a Roma. Nell’arco di tre anni, attraverso il canale di Malamocco, andranno a Marghera tutte le navi da 130 mila tonnellate. Il ministro Delrio ha spiegato che non ci saranno interferenze con il traffico commerciale. «Le due realtà possono coesistere in questa fase transitoria fino a quando il terminal di Marghera sarà attrezzato». Archiviata definitivamente quindi la soluzione Contorta-Sant’Angelo del 2014 «per mancanza di presupposti». Reazioni positive, dal sindaco Brugnaro al governatore Zaia. Ma è scontro con gli enti locali sulla Marittima».


Roma. Ancora per tre o quattro anni le grandi navi da crociera passeranno davanti a San Marco, ma con nuovi limiti, non più basati sul tonnellaggio (e quindi sulla grandezza) ma sulla qualità (se cioè inquinano meno e sono più sicure). Poi, quelle più grandi, da 130 mila tonnellate, faranno tappa a Marghera. Le più piccole, quelle che passano già ora, continueranno ad arrivare alla Marittima entrando in laguna però dalla bocca di porto di Malamocco, costeggiando le fabbriche e percorrendo il canale Vittorio Emanuele che dovrà essere scavato.

Il governo ha deciso – condividendo la posizione con il Comune, la Regione e l’Autorità di sistema portuale di Venezia e Chioggia – di mettere un tetto alle crociere davanti a San Marco, ma ha lasciato la porta aperta sul canale Vittorio Emanuele, su cui servono ulteriori approfondimenti, da fare velocemente, compresa l’assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale. «Dopo tanti mesi di studio abbiamo trovato una soluzione vera per un attraversamento sostenibile della laguna senza penalizzare una presenza turistica importante per Venezia», dice soddisfatto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio al termine del Comitatone (il comitato interministeriale per la salvaguardia di Venezia), a cui hanno partecipato anche il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini, il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, i sindaci di Venezia, Cavallino, Mira, Chioggia e Jesolo, il governatore del Veneto, il presidente del Porto e il provveditore interregionale alle Opere pubbliche. L’ultimo era stato l’8 agosto 2014, quando fu deciso di valutare tutti i progetti alternativi al passaggio delle navi a San Marco.

Lo scontro

Oltre tre anni dopo, e a quasi sei anni dal decreto Clini-Passera (era il 2 marzo 2012) che cominciò a parlare di alternativa, arriva la quadra sulle grandi navi a Venezia. Anche se la partita rimane aperta. Non è un caso se alla fine dell’incontro il sindaco Luigi Brugnaro dice «fra qualche mese cambieremo governo». Lo scontro politico si è giocato infatti tutto sul Vittorio Emanuele. Fosse stato per il ministro, e per il Pd, quel canale non ci sarebbe, e tutte le navi finirebbero a Marghera. Punto. L’insistenza del sindaco e del presidente dell’Autorità portuale Pino Musolino hanno però di fatto costretto il governo a prevedere una doppia soluzione, anche se Marghera rappresenti la soluzione finale, «Definitiva», come la definisce Delrio.

D’accordo, serviranno studi e probabilmente anche la Via (anche se si tratterebbe solo di scavi limitati: dai 7,5-9 metri ai 10,5 necessari), ma difficilmente verrà messo da parte. Del resto nel documento finale votato all’unanimità (tranne dal sindaco di Chioggia) si parla chiaramente di centralità dell’esistente stazione marittima per le navi di dimensione medio-piccola. L’importante è che «non siano scavati nuovo canali», ha precisato il ministro. «Dopo anni di incertezza - commenta Baretta - siamo giunti finalmente a una decisione capace di proiettare Venezia e l’intera laguna nel futuro». «Finalmente c’è un piano di lavoro - ha commentato il governatore del Veneto Luca Zaia - La Marittima sarà destinata ad accogliere il turismo luxury che porta valore».

Le soluzioni

Tre anni la deadline fissata: una fase transitoria in cui le navi continueranno a passare per il canale della Giudecca: fino al 2018 con gli attuali limiti autoimposti dalle compagnie (96 mila tonnellate), dal 2019 con le nuove regole che indicherà la Capitaneria di Porto con una nuova ordinanza. Sarà un algoritmo a definire chi potrà ancora entrare, considerando grandezza, ma anche sicurezza e qualità del carburante. «Criteri oggettivi per preservare al massimo la laguna», dice Delrio. Poi ci sarà la rivoluzione. Musolino parla della stagione crocieristica 2021, al massimo 2022: le navi attraccheranno a Marghera. Le aree individuate sono quelle del canale industriale nord, lo stesso di Fincantieri. Tutti terreni privati in cui sarà realizzato il nuovo terminal. Rispetto alla stazione di oggi lo spazio sarà minore, le banchine potranno ospitare tre crociere da 130 mila tonnellate, al massimo quattro, ma l’ampliamento è ancora allo studio. I passeggeri poi verranno portati a Venezia attraverso barche o autobus. Di sicuro le crociere contribuiranno a riqualificare un’ampia zona di Marghera, il cosiddetto «waterfront ». L’impegno è anche di rivedere il Clini-Passera, che prevedeva la ricerca di «vie alternative», proprio per consentire la «stazione alternativa» di Marghera.

I soldi

Ieri è stato anche il giorno del riparto dei finanziamenti previsti dalla Legge speciale per Venezia. Qualcosa come 70 milioni di euro (da suddividere anche con Chioggia e Cavallino) fino al 2022: venti saranno a disposizione a gennaio (cinque per il 2016 e 15 per il 2017). Anche il Comune di Mira ha chiesto di accedere ai fondi. Il sindaco Luigi Brugnaro è andato oltre, depositando un memorandum per il rifinanziamento della Legge speciale. «La città ha bisogno di più fondi - ha detto portando a supporto i finanziamenti dal 1993 al 2017 - Una volta Venezia contava su 150 milioni di euro all’anno, dal 2005 sedici, quelli degli ultimi anni li vedremo solo a gennaio». Un accenno è stato fatto anche al Mose, a partire dalla necessità di trovare i 261 milioni di euro per le opere di compensazione, così come di sistemare la conca di navigazione per far passare le navi con le paratoie alzate.


la Nuova Venezia
CHIOGGIA E LAGUNA
LE ACCUSE DI FERRO CONTRO LE MEGA-NAVI
«Per noi neanche un euro dalla Legge speciale»

Roma.  Chioggia torna da Roma con un gruzzoletto importante della Legge speciale, ma con forti timori sulla crocieristica. Il sindaco Alessandro Ferro potrà contare a breve su 3 milioni di euro di risorse legate alle annualità 2016 e 2017 e successivamente su altri finanziamenti di 1.5 milioni all'anno. «Sono risorse importanti», spiega il sindaco, «che dovremmo subito mettere a frutto prevedendo progetti veloci per evitare che finiscano negli avanzi di amministrazione. I primi 3 milioni dovrebbero arrivare entro fine anno, ci metteremo subito in moto. Abbiamo anche ottenuto promesse importanti sull'alleggerimento dei vincoli del Patto di stabilità che non ci permettono di utilizzare i 60 milioni di euro di residui di Legge speciale che abbiamo fermi in deposito. Ci saranno alleggerimenti progressivi, per usare piccole parti delle risorse accantonate, fino alla liberalizzazione totale nel 2021». 

Ferro non è invece soddisfatto delle prospettive della crocieristica nella laguna. «Ci è stato consegnato un progetto che non avevamo ancora visto», spiega, «riguarda navi giganti, da 200 mila tonnellate, da dirottare su Porto Marghera. Finora si parlava di navi da 140 mila tonnellate. Noi siamo contrari a una visione della crocieristica così aggressiva per l'ambiente. È un comparto turistico importante, ma l'ambiente viene prima. Noi abbiamo dato disponibilità a alleggerire il traffico su Venezia, ma solo per navi medio piccole, fino alle 50 mila tonnellate perché abbiamo rispetto della città e della laguna». Ferro ha consegnato a Delrio un documento dettagliato sulla contrarietà della città all'impianto Gpl, il ministro ha confermato di conoscere la vicenda ma non si è sbilanciato. 

«Per quanto riguarda Cavallino Treporti», commenta la sindaca Roberta Nesto, «il primo tema trattato sono stati i finanziamenti per gli interventi di salvaguardia. Su questo fronte abbiamo richiesto maggiori risorse sia per il territorio che per la manutenzione della laguna come chiaviche, bricole, idrovore. Ho evidenziato la necessità di procedere a un piano paesaggistico e di sistemazione della viabilità soprattutto in via Pordelio. Sono stati deliberati dal Comitatone fondi per il nostro comune che per il 2018 saranno di 850 mila e 425 mila all'anno per quattro annualità, fino al 2022. Ho sottolineato anche il problema di poter spendere gli oltre 10 milioni di euro di Legge speciale già in cassa del comune e che non si possono spendere per vincoli di bilancio richiedendo un intervento ad hoc per poterli spendere». Soddisfazione e un po' di risorse alle quali vanno ad aggiungersi i fondi del Provveditorato. «Fortunatamente», aggiunge Nesto, «il Progetto Duferco-De Piccoli per Punta Sabbioni non è stato considerato come alternativa. In ogni caso ci siamo costituiti al Tar per difendere il territorio contro questo progetto a fianco al Porto».

«Il Comune di Mira torna dal Comitatone strappando al ministro Graziano Delrio l'impegno a modificare la norma per la ripartizione dei fondi stanziati con la Legge speciale. Mira per l'ennesima volta è stata esclusa dall'assegnazione di risorse, che invece sono state destinate a Venezia, Chioggia e Cavallino Treporti». A dirlo è il sindaco Marco Dori, che spera che l'impegno politico del ministro si traduca in un atto concreto. «Anche il governatore Zaia», dice Dori, «ha espresso parole di sostegno alla mia proposta, facendo presente che la laguna non è solo Venezia. Ho poi fatto mettere agli atti un documento in cui chiediamo con forza un impegno concreto per la salvaguardia e lo sviluppo del nostro territorio, a maggior ragione per il futuro transito delle navi da crociera».Al Comitatone di Roma è arrivato anche l'assessore all'urbanistica di Jesolo, Otello Bergamo. Si è unito nella richiesta pressante perché siano considerati i Comuni della gronda lagunare nella legge speciale. Ha infine presentato una relazione tecnica con l'analisi sulla futura richiesta di risorse allo scopo di tutelare la costa veneziana.

postilla

Questi chiacchieroni che straparlano su Venezia e Laguna non hanno compreso che l'una e l'altra si stanno degradando irrimediabilmente per tre motivi: (A) perché l' aggressione provocata dal turismo, ricco e povero che sia è incompatibile con le dimensioni, la delicatezza la fragilità delle carattristiche fisiche della città;  (B) perché gli effetti del turismo sono devastanti per la struttura sociale della città;  (C) che la ragione prima della distruzione della Laguna è nella costruzione del Canale dei Petroli, che infatti mezzo secolo fa si era deciso di eliminare. Se lo avessero compreso non continuerebbero nel proporre interventi "salvifici" tutte le soluzioni "tutelatrici" che: (1) non riducono di uno il numero dei turisti; (2) consolidano e raddoppiano il Canale dei Petroli.
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