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A un secolo dalla dichiarazione di Balfour, con cui il Regno Unito promise la nascita di stato ebraico in Palestina, esautorando i Palestinesi lei loro diritti, la Cisgiordania è “La più grande prigione del mondo” come dice il titolo dell ‘ultimo libro dello storico israeliano Ilan Pappe (da cui è presa la copertina di questa settimana). (a.b)

scritta dai media

DAI MEDIA

martedì 14 novembre 2017

Due articoli e una postilla, a proposito di democrazia e uguaglianza

il manifesto, 14 novembre 2017.  Anna e Tom hanno disdetto l''assemblea convocata il 18 maggio (vedi su eddyburg la  loro lettera ). Civati ("Possibile") casca dal pero. Con postilla



I CIVICI CONTRO I PARTITI:
«LISTA UNITARIA NON CI SONO LE CONDIZIONI,
CI FERMIAMO»
intervista di Roberto Ciccarelli a Pippo Civati

«Sinistra/ Sconvocata l'assemblea. Rifondazione: noi avanti con lo stesso spirito. Fratoianni: sulle liste nessuna spartizione. Quelli del Brancaccio: non possiamo garantire il confronto democratico. Accuse a Prc, Mdp e Si»

«Non ci sono le condizioni minime di lealtà e serenità per garantirvi che l’assemblea non si trasformi in un campo di battaglia tra iscritti a diversi partiti». Tomaso Montanari, frontman dei civici che si sono autoconvocati lo scorso 18 giugno nel teatro romano del Brancaccio, cancella l’appuntamento del 18 novembre al cui ordine del giorno c’è l’adesione alla lista con Mdp, Si e Possibile. Tutto sbagliato, non se ne fa più niente. Con tante scuse. E in effetti di scuse ce ne vogliono tante: non solo per i tanti biglietti di treno e aereo dei militanti che vanno buttati.

Lo stop in realtà non è un fulmine a ciel sereno. L’ultima settimana è stata un precipitare di dissensi e malumori. Il 7 novembre Mdp e Sinistra italiana anticipano alla stampa un documento «di intenti» per la lista unitaria. A stilarlo ha contribuito anche Montanari. Che però non può annunciare l’adesione formale a nome dei suoi prima dell’assemblea. I tre partiti vanno avanti e convocano l’assemblea del 2 dicembre per lanciare la lista. Su Montanari e Anna Falcone, l’altra rappresentante del Brancaccio, piovono le critiche severe del Prc, questioni di merito e di metodo, come si usa dire a sinistra.

Intanto a Torino e a Firenze si celebrano assemblee tormentate. Montanari e Falcone si spiegano. Chat, telefonate, mailing list riservatissime. Si difendono (l’avvocata anche con un’intervista sul manifesto). Ma ancora sabato sera troppe cose non tornano: da una parte la ‘narrazione’ del percorso «dal basso», dall’altra le accuse di scarsa comunicazione e trasparenza. E quella di subalternità verso la Ditta Bersani&D’Alema, dopo le tante critiche ai governi blairisti e di centrosinistra. Per di più la democrazia partecipativa deve essere però organizzata: non è chiara ancora la ’base elettorale’ dell’assemblea, non si rende pubblico il numero di iscritti.

Lunedì mattina i due decidono lo stop. Stop alla convergenza nella lista unitaria, obiettivo delle 98 assemblee svolte in tutta Italia. Lo storico dell’arte firma, da solo, un documento indignato. Nessuna autocritica, è tutta colpa dei partiti della sinistra, tutti: «Hanno deciso che non vogliono questa unione più vasta possibile», si sono scelti un leader dal vertice, cioè il presidente Grasso. E hanno deciso «una spartizione di delegati tra partiti», «un teatro che copre l’obiettivo reale: rieleggere la fetta più grande possibile degli attuali gruppi parlamentari».

Ce n’è anche per il Prc: «Dopo aver sostanzialmente preso in ostaggio l’assemblea provinciale del Brancaccio a Torino, ha fatto capire di voler fare altrettanto con quella del 18 a Roma: ‘prendiamoci il Brancaccio’, si è letto sui social». E allora «un’assemblea senza più nulla da decidere sarebbe solo un rissoso palcoscenico offerto all’impeto autodistruttivo dell’ultimo partito rimasto». Insomma bisogna evitare che l’assemblea scelga per «una piccola lista di Rifondazione riverniciata di civismo», considerato un eventuale «tradimento» delle premesse del Brancaccio, Montanari scende «dall’autobus». Niente liste, semmai si continua un’associazione.

«Abbiamo ricevuto accuse e pressioni inaccettabili. Le rigettiamo tutte, come persone libere, prima che come garanti di questo percorso», scrive Anna Falcone su facebook,e rivendica di aver stoppato i riti verticisti che già l’avevano scottata con la lista Ingroia nel 2013: «Se vi odiate continuate a farlo fuori da qui». Annuncia che le offerte di seggi non saranno accettate e smentisce divergenze con Montanari: «Non ci separiamo, andiamo avanti insieme con la nostra associazione».

I partiti messi sul banco degli accusati evitano di far volare gli stracci, ma si difendono: «Non mi rassegno al fatto che non si continui un percorso che in larghissima parte abbiamo condiviso», dice Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, impegnato anche a smentire la spartizione delle liste. «Alle liste non stiamo ancora pensando. Abbiamo condiviso tutti i passaggi politici. Considero questa contrapposizione fra partiti e civici davvero anacronistica. Mi rivolgo a tutti i protagonisti del Brancaccio: vengano a contribuire all’assemblea del 2 dicembre». Maurizio Acerbo, segretario Prc, esprime amarezza per il triste finale della vicenda e se la prende con i tre partiti della lista: «Invece di investire sul Brancaccio, cioè la creazione di una lista unica a sinistra davvero innovativa, hanno preferito un accordo di vertice su un profilo ambiguo». Il Prc annuncia una lista «della sinistra antiliberista», «nello spirito del Brancaccio». Ma naturalmente non tutti i comunisti sono d’accordo: per Marco Ferrando, dei trozkisti del Pcl, il fallimento del Brancaccio «non è un incidente, ma la fine annunciata di un equivoco. Iscrivere alla sinistra che c’è D’Alema e Bersani, primi responsabili della distruzione della sinistra ha reso quel paradosso insostenibile». Massimo Torelli, dell’Altra Europa, associazione che pure aveva criticato i due, ora chiede «rispetto» per loro, e di non partecipare «allo scaricabarile o al tiro al bersaglio, abbiamo perso tutte e tutti».


BRANCACCIO, CIVATI (POSSIBILE):
«LA REAZIONE DI MONTANARI
È ECCESSIVA, NON BISOGNA SMOBILITARE»

«Intervista. "Non c'è nessuna spartizione, il percorso è aperto. Invito tutti a confrontrsi sui problemi veri, a cominciare da Rifondazione. L'invito a partecipare all'assemblea del due dicembre rimane. Grasso? Tiene insieme il civismo con la politica"»

Tomaso Montanari scrive che «il percorso del Brancaccio non c’è più». Pippo Civati (Possibile) che succede?
A me dispiace. Questa decisione mi ha sorpreso. Ma è eccessivo sia quello che è stato scritto, sia la decisione di smobilitare. Invito tutti a una riflessione e a esplicitare i problemi veri, evitando toni offensivi dicendo che ci siamo spartiti i posti. Capiamo quali sono gli elementi su cui confrontarci. L’invito a partecipare all’assemblea del due dicembre rimane.

Smentisce un accordo sulle quote della lista unitaria con Sinistra Italiana e Mdp?
Con tutta la forza. Non ho fatto alcuna spartizione. L’unico spartito che seguo è il nostro manifesto. Basta un click sul sito di Possibile per guardarlo. Lo mettiamo a disposizione del Brancaccio, del post Brancaccio e della lista unitaria. Sono sorpreso da quello che scrive Montanari, anche perché ha partecipato alle stesse riunioni dove c’ero anch’io. Non esiste un percorso parallelo, né una leadership pre-ordinata. Solo un mese fa Grasso non era nemmeno in pista. Tutto è aperto e il percorso è in fase embrionale. Dipende da chi si presenterà alle assemblee che convocheremo in vista di quella più grande fissata il 2 dicembre. Se ci saranno solo gli amici stretti non funzioneranno. Ma nessuno si augura questo, altrimenti non avremmo fatto la lista unitaria.


Avete proposto un nuovo ciclo di assemblee. Ma non bastavano le cento partite dal Brancaccio?
Il Brancaccio aveva un limite, si rivolgeva a un pezzo della sinistra mentre quello di chi aveva fatto politica nel Pd era fischiato. È stato un errore. L’ho detto con sincerità proprio al Brancaccio. Siamo rimasti che avrebbero fatto le loro assemblee e ci avrebbero detto cosa piaceva o meno del percorso complessivo. Che ci fosse un impostazione diversa lo si sapeva, ma nessuno era spaventato per questo.

Ora però l’assemblea di sabato 18 è stata annullata. Ci sono stati veti a sinistra?
Nessuno ha posto veti, né ha detto con Rifondazione mai. Se Rifondazione vuole discutere sul programma con noi io sono a disposizione, come lo ero prima che uscissero queste lettere.

Montanari scrive di avere inviato a Si, Mdp e Possibile un «percorso fuori dai confini dei partiti». Ma non gli avete risposto. È vero?
No. La discussione è avvenuta con alcuni in maniera più stretta. Le assemblee che abbiamo lanciato in vista del 2 dicembre non sono lontane dal percorso che hanno stilato Montanari e Falcone. Tutti abbiamo fatto esercizi di umiltà, nessuno ha precostituito nulla e non ho alcun sospetto che lo abbiano fatto altri

Questa vicenda produrrà un contraccolpo sul processo che avete avviato?
Dipende da noi. Lo smentiremo politicamente se apriremo le liste, se faremo le assemblee in maniera democratica, se avremo un programma ambizioso. Non mi interessa rispondere a una polemica che mi sembra spropositata, mi interessa ragionare con tutti, Rifondazione comunista compresa, su come ridare una forma a questo percorso.


Anche lei trova Grasso un «programma vivente della sinistra»?
Per me è una figura che potrebbe rispondere all’esigenza di mettere insieme il civismo con la politica più «politica».

Piero Fassino la chiamerà per conto di Renzi e le proporrà un confronto con Mdp e Si. Ci andrà?
Proprio perché lo schema è unitario spero che la sinistra abbia un unico interlocutore risparmiando a Fassino molte telefonate. La lontananza prodotta in questi anni è stata determinata dalle scelte che Renzi ha rivendicato ancora ieri. Vogliono fare un altro Jobs Act. Ma questo non è proprio possibile con noi.

Pisapia insiste: vuole fare il centrosinistra. A chi dare retta?
La discussione sul centrosinistra non è mai iniziata davvero. Se si tratta di fare gli alleati del renzismo non serve a niente. Renzi ha già la sinistra interna ed è già accessoriato. A Pisapia dico che non serve fare gli accessori di Renzi dall’esterno.

postilla

Proprio non riescono a comprendere, i vecchi politicanti, sebbene alcuni abbiano trovato nomi nuovi per i loro gusci: “Possibile”, “Sinistra italiana”, oltre a “Prc”e Mdp”. Hanno addirittura eletto, tra gusci, il loro capogrupo (l’ottimo Grasso). Tomaso parla e ha sempre parlato di un’assemblea di persone, non di delegazioni di esponenti di questo o quest’altro gruppo (vedi su eddyburg la lettera di ieri). Ma la coerenza tra le parole i fatti non è cosa di questo piccolo mondo antico,

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