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Il provocatorio progetto di uno studio messicano per un muro “molto bello” e di colore rosa intenso che piacerebbe a Trump. Gli americani potrebbero contemplare dall’alto il Messico con “gorgeous perversity”. Estudio 3.14 di Guadalajara: Progetto “Prison Wall” (m.c.g.)

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sabato 7 ottobre 2017

La città/paesaggio

lacittàinvisibile, 4 ottobre 2017 «La proposta è di una nuova concezione territoriale: la città/paesaggio, che potrebbe trovare in Firenze e nella Piana fiorentina un occasione reale di sperimentazione». (c.m.c.)


La lista di cittadinanza perUnaltracittà ha sviluppato un’organica attività di opposizione politica, operativa e teorica, e contemporaneamente ha attivato un processo complementare di riflessione, ricerca, proposta e sperimentazione, sui temi dell’urbanistica fiorentina, con la prospettiva di pervenire alla costruzione collettiva di un’urbanistica alternativa di immediata operabilità.

Presentiamo qui alcune ipotesi di lunga durata che abbiamo elaborato collettivamente nella fase di contrasto al Piano strutturale e poi al Regolamento urbanistico, per dire sì a una nuova visione della città di Firenze e alla nuova Città metropolitana.

Infatti, nonostante la devastante politica territoriale dello Stato e della Città metropolitana stia consumando giorno per giorno tutti i margini di libertà ambientale e democratica, l’ipotesi “altra” rimane valida, proprio nella stretta finale del destino di questa bellissima, sfortunata e pur inerte città.

Crediamo infatti che sia ancora necessario costruire una speranza concreta e praticabile di una città “altra”, e di aprire un processo di rianimazione e rivitalizzazione dei luoghi, verso ambienti di vita significativi[1].
La proposta che avanziamo è allora quella di una nuova concezione territoriale: la città/paesaggio, che potrebbe trovare in Firenze e nella Piana fiorentina un occasione reale di sperimentazione, con un modello utile anche per molti altri luoghi d’Italia. Infatti, le grandi potenzialità sopite di Firenze possono riemergere rapidamente ancora una volta, solo che se ne abbia la volontà e che si metta la città in grado di essere di nuovo se stessa.

La città/paesaggio, che vogliamo quindi assumere come nuovo modello di luogo vivente, si caratterizza come un contesto territoriale dove le città storiche e l’urbano contemporaneo, i residui assetti paesistici di valore, i luoghi abbandonati e le ruralità sopravvissute, le porzioni di naturalità e le strutture ecologiche dissestate riescono a riorganizzarsi e a produrre un inedito organismo molteplice.

Dunque una struttura composta di due entità – la città e l’ambiente/paesaggio – che convivono intrecciate e interattive tramite nuove relazioni inedite, coinvolgendo fiumi rigenerati e campagne produttive, città di pregio e brani dell’urbano contemporaneo, boschi, colline ed aree industriali attive, fino a formare il nuovo organico eco/sistema, il contesto urbano territoriale[2].

La città/paesaggio di Firenze riscopre l’Arno e i suoi affluenti, le colline, il verde storico, il verde residuale e quello rurale, gli spazi per un riuso ecologico della città, fino a ricostruire un organismo complessivo, vivente e abitabile, proprio col recupero di quegli spazi che si intendeva saturare, a cominciare dalle aree industriali dismesse, fino ai preziosi tasselli non edificati ancora presenti in varie parti della città, e che i Piani in atto intendono invece saturare… a dispetto dei proclamati “volumi zero”!

Questo programma richiede, come condizione indispensabile, la collaborazione e il coinvolgimento attivo e creativo della popolazione – la “partecipazione” –, sia nella fase propositiva che nella verifica delle scelte compiute.

La città/paesaggio dunque non è solo un “disegno” o uno “scenario”, ma un processo che si deve attivare sia a livello del pensiero e della ricerca quanto dell’azione, che potrebbe fare di Firenze, sulla scia dei felici esempi recenti di Berlino e di Stoccolma, una delle città/ambiente più avanzate d’Europa.

Allo scopo si propone di favorire la riappropriazione della città da parte dei suoi abitanti promuovendo nelle aree dismesse alcuni Laboratori di sperimentazione urbana in cui attrezzare spazi di relazione che potrebbero concretamente evolversi nel contesto urbano formando una costellazione di Oasi interconnesse tramite una rete di percorsi sia informatici che materiali, urbani e di sistema[3]. La città/paesaggio è così anche una nuova concezione del vivere urbano.

Una proposta per Firenze

Firenze è una città stressata, che per molti aspetti è andata ben oltre le soglie della sostenibilità.

Vari tipi di inquinamento, consumo di suolo, pessima vivibilità urbana, alterazione del centro storico, uso distorto del patrimonio e abuso urbanistico, sono tutti fenomeni inseriti in un modello economico comandato e subalterno alla città/immagine della merce turismo banale, oggi ulteriormente aggravato da una mobilità stressante e minacciato da progetti di grandi opere devastanti (tramvie sbagliate, tunnel Av, nuovo aeroporto).

Dalla nostra lunga attività di vertenza e di proposta svolta con i comitati, sulla base del contrasto e della controproposta per una diversa Alta Velocità e ancora, sulla base delle esperienze democratiche per pervenire ad “un’altra città” (Firenze Novella[4]) emerge la possibilità di aprire un processo urbanistico partecipato per fare di Firenze una città ecologica e sostenibile di livello europeo.

Questa operazione passa per tre indirizzi, da attivare contemporaneamente:

– la denuncia ed il contrasto rispetto ad ogni azione distruttiva e di aggravamento del già alterato sistema della città;

– la costruzione di un obiettivo alto per questa città di interesse mondiale: il lancio, appunto, dell’idea di una città/paesaggio, un nuovo luogo per un ambiente di vita, sia urbano che naturale, integrati tra loro e innovativi, verso un’ecologia della mente e della natura. Per attivare questa ipotesi si è incominciato con il riferirsi alle risorse storico naturali di questa città/territorio, per ricostruire la base, il “campo” sul quale ricomporre strutture e relazioni, sia umane che ambientali, vitali (la biocittà metropolitana, verso la bioregione);

– la promozione di “fuochi” ambientali/sociali/urbani per attivare le trasformazioni, radicate sul territorio, per andare a formare quelle che abbiamo chiamate le Oasi per la rinascita del tessuto sociale urbano ambientale della Città[5]. Questi sono dunque non delle categorie urbanistiche astratte tradizionali, bensì gli elementi teorici e concreti, dai quali partire per attivare il processo di rinnovamento della città che potrà svilupparsi, in divenire, secondo questi stessi indirizzi. Quella che presentiamo è un’idea di città di livello europeo, scaturita anche da tante vertenze e da tanta “progettualità dal basso”, che potrebbe essere attivata subito, partecipativamente e sperimentalmente in molte sue parti, in particolare quelle di interesse collettivo. In tal modo le grandi potenzialità di Firenze potrebbero riemergere rapidamente.

Questo progetto di città dovrà essere sperimentale, ma non improvvisato o estemporaneo, e dovrà pertanto fare riferimento ad alcuni criteri.

Questa idea si articola, oltre che su questa impostazione generale, anche su alcune altre scelte:

– l’ipotesi di una mobilità pubblica su ferro e comunque leggera, realizzabile usufruendo della infrastruttura ferroviaria esistente come di una preziosa preesistenza a rete e ad anello, è senz’altro di grande interesse infrastrutturale (metrotreno, verde di relazione etc.);

– la riscoperta del centro storico come “grembo” della rinascita della città è un passaggio obbligato ed urgente, cosi come il suo ripopolamento umano stabile;

– la formazione di “oasi” di riqualificazione partecipata e vivente in ogni quartiere, come motori di promozione del risanamento e della riqualificazione dei quartieri e delle comunità locali è l’ulteriore passaggio, di un processo che arrivi fino alla ricomposizione di quadro organico delle periferie fiorentine.

Per rendere concrete queste scelte il processo urbanistico partecipato può divenire il quadro di garanzia urbanistica delle trasformazioni della città. Sulla base delle strutture territoriali e delle scelte di indirizzo in quanto all’uso delle risorse, umane, ambientali, socio-produttive, si può pervenire alla riorganizzazione di un ambiente di vita dinamico e stimolante, verso un’economia del bene comune.

Ma come abbiamo detto, la condizione di Firenze, oggi per legge “Città metropolitana” (per quello che la confusa legislazione postprovinciale può significare) è una condizione opposta rispetto alla speranza “altra” che abbiamo fin qui delineato.

Sembra quasi che, con un notevole grado di perversione, si sia perseguito il completo ribaltamento di ogni nostra ipotesi relativa alla dimensione fisico-ambientale o a quella urbana, all’uso del suolo o all’uso sociale partecipato della città.

Così, per esempio, l’esito annunciato della costruzione dell’aeroporto est-ovest, se letto in maniera territoriale sistemica, porta ad una visione “mostruosa” che vede il cemento e l’asfalto metropolitano coprire senza interruzioni tutto il fondo valle dell’Arno da Rovezzano fino al centro commerciale I Gigli, dalle pendici di Monte Morello a quelle delle colline di Scandicci.

In questo quadro il nodo Novoli-aeroporto diviene il baricentro e il cuore della Città metropolitana cementata, mentre il centro storico rimane un’appendice mummificata, e allo stesso tempo il motore decentrato della produzione di una ricchezza falsificata, gestita dalle catene dei grandi alberghi a sei stelle, e dai musei mercantilizzati, in un abisso di svendita e di povertà culturale ed economica per gli abitanti e per i cittadini in genere, davvero umiliante.

Ma tutto questo meriterebbe un’analisi più approfondita da sviluppare in un’altra occasione[6]. In questa sede possiamo intanto riprendere le elaborazioni alternative del nostro gruppo per verificarne ancora una volta la puntualità dell’analisi ma in particolare anche le prospettive di lungo respiro, con l’ipotesi “altra” della città/paesaggio che ci dà la forza di sperare ancora.

Ma quali sono i margini per intervenire? Se si facessero delle valutazioni quantitative, specialmente in termini di risorse ambientali e urbane, dovremmo forse onestamente dire che non ci sono margini per uscire da questa situazione. Ma se invece ribaltiamo il ragionamento e partiamo dalla prospettiva che vorremmo costruire, la risposta forse potrebbe essere ancora aperta.

Ponendo la questione non più in termini di costruzione astratta predefinita ma, coerentemente con le valutazioni iniziali, tentiamo invece di mettere a punto quella che con una metafora potremmo chiamare la barca per navigare nel dopo-crisi fino ad arrivare a fondare la nuova città, potremmo scoprire che molte attrezzature sono già disponibili, che molte terre sono già state avvistate, che anche noi localmente abbiamo materiali da utilizzare sperimentalmente per le nostre costruzioni, e che abbiamo già molti possibili compagni di viaggio che non vogliono essere solo passeggeri, ma sono disposti a collaborare e a creare liberamente insieme a noi.

In particolare penso che, fuor di metafora, per la costruzione di un’economia e di una città del dopo-crisi possiamo contare sui seguenti ordini di attrezzature, mentali e materiali.

Quanto agli ambienti di vita:

– le risorse come beni comuni, il loro recupero personale e sociale, nel campo delle energie, del risparmio energetico, nell’uso delle acque, del suolo e dell’ambiente;

– la questione alimentare e la riscoperta dell’agricoltura urbana, la ruralità come struttura di relazioni umane;

– i diversi possibili modi di abitare, l’edilizia sostenibile. Le attività lavorative legate alla manutenzione/trasformazione sostenibili della città e del territorio. Con questi materiali, attraverso un loro uso integrato e in particolare attraverso un costante esercizio di partecipazione attiva e costruttiva, sarà possibile far rinascere significativi ambienti di vita, personali e di comunità.

Quanto alla fioritura delle relazioni e di un nuovo Genius Loci:

– la riscoperta condivisa e sperimentale del senso dei luoghi non tanto come identità ma come differenze relazionali persona-società-ambiente. La riscoperta del valore – oggi vilipeso – della città di Firenze e la sperimentazione di tutte le forme contemporanee di intercomunicazione e di espressività;

– la garanzia di tutte le forme di relazione, comprese quelle di una mobilità complessa ma sostenibile. Ma ancor più nel senso più ampio dell’evoluzione della mobilità leggera, quale struttura dinamica di supporto alla città/paesaggio;

– l’integrazione continua con il flusso di persone provenienti da tutto il mondo come straordinaria occasione di “interfaccia reale”, verso un nuovo turismo, quello dell’intercomunicazione, ma anche dell’accoglienza della complessità che proviene da ogni parte del mondo, in particolare dalle popolazioni più diseredate e derubate. Costruzione di reti internazionali, per confrontare esperienze, per far circolare risultati scientifici e sperimentali università/città, per verificare e crescere insieme. E Firenze in tal senso potrebbe essere città relazionale per vocazione!

Le precedenti strumentazioni necessitano di un contesto al quale riferirsi, un contesto a un tempo ambientale e urbano. In diverse parti d’Europa si stanno profilando modelli integrati di questi due aspetti, ritenuti invece spesso contrapposti. Una tale modalità richiede peraltro una riconsiderazione tanto della città (vivente) quanto del suo stesso contesto ambientale di vita. In tal senso, un riferimento potrebbe essere la Convenzione europea del paesaggio che, nella sua versione originaria, propone una visione del paesaggio come ambiente di vita delle popolazioni e quindi come fenomeno sociale direttamente collegato alla percezione e alle scelte di tutte le popolazioni interessate, in una visione dinamica, ecologica, evolutiva.

Ecco che allora la prospettiva della città/paesaggio può divenire di grande aiuto nella nostra attività, anche nel senso di orientare la nostra navigazione.

Infine, comunità urbana e vita corale

Riteniamo di grande utilità riorganizzare, in senso sociale e strutturale, gli ambiti urbani con nuove forme aggregative, da un lato per poter contare su un tessuto organico commisurato e relazionalmente coeso, dall’altro perché le Comunità urbane non sono solo spaziali ma anche temporali-informatiche, o comunque tematiche, variabili nel tempo e nello spazio, ma sempre interrelate.

Quanto finora proposto non avrà senso se non sarà condotto, insieme alla cittadinanza disponibile, oltrepassando le idee correnti di “partecipazione”(termine ormai consunto, come quello di “sostenibilità”, benché i concetti originari rimangano validi) e andando invece verso modalità e stili di vita e di comportamento reciproco che vorremmo definire come corali.

Buona musica allora, che seguirà l’improvvisazione di jam sessions partecipate e, perché no, dissonanti!

*Giorgio Pizziolo

[Il testo è apparso nel libro Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014, a cura di Ilaria Agostini, Aión, Firenze, 2016, pp. 135-143; del libro, abbiamo già pubblicato i capitoli: Un’altra idea di città, della curatrice; Firenze 2004-2014. Un caso nazionale, di Paolo Berdini; Dal Palazzo al città, e ritorno, di Ornella de Zordo; L’urbanistica in consiglio comunale, di Maurizio Da Re; Comunicare il pensiero critico, di Cristiano Lucchi; Piani neoliberisti, di Ilaria Agostini; La città in svendita, di Maurizio de Zordo; La città storica, di Daniele Vannetiello; Il sottoattraversamento TAV nel modello insostenibile di mobilità fiorentina, di Alberto Ziparo; Castello e la piana, di Antonio Fiorentino; Il comitato No Tunnel TAV, di Tiziano Cardosi; La forma e il progetto della città, di Roberto Budini Gattai]

Note al testo

[1] Sull’opera nazionale di «risanamento territoriale» a scala nazionale, si veda Gruppo Urbanistica Puc-Lista di cittadinanza Firenze, Come salvare la grande opera Italia, “il manifesto”, 16 gennaio 2012 (l’articolo collettivo portava in calce le firme di Giorgio Pizziolo, Ilaria Agostini, Daniele Vannetiello, Antonio Fiorentino, Maurizio De Zordo, Tiziano Cardosi, Alma Raffi, Franca Gianoni, Francesco D’Angelo, Rita Micarelli, Giandomenico Savi).

[2] Cfr. anche Giorgio Pizziolo, La biocittà e la comunità urbana, “Quaderni di inchiesta urbana”, Unaltracittà/Unaltromondo, Firenze, 2009.

[3] Cfr. Giorgio Pizziolo, La città/paesaggio. Temi e proposte per Firenze, in Gruppo urbanistica Puc, Per una Carta Costituzionale del territorio fiorentino. Manuale d’uso per un Piano Strutturale partecipato, trasparente e a consumo di suolo zero, Firenze, 2010, pp. 11-14.

[4] Sul progetto di riuso del complesso del Romito per la nuova stazione Av di superficie – detto appunto Firenze Novella – si veda: Roberto Budini Gattai, Antonio Fiorentino, Giorgio Pizziolo, Firenze Novella, in Alberto Ziparo, Maurizio De Zordo, Giorgio Pizziolo (a cura di), Tav sotto Firenze. Impatti, problemi, disastri, affari e l’alternativa possibile, Alinea, Firenze, 2011.

[5] Cfr. Pizziolo, La città/paesaggio. Temi e proposte per Firenze cit., p. 11.

[6] Cfr. Giorgio Pizziolo, Aeroporto e inceneritore: quali conseguenze per il «sistema» della Piana?, “La Città invisibile”, n. 29, 4 novembre 2015.
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