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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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martedì 31 ottobre 2017

copertina n°8, 31 ottobre 2017

La morte di un fiume: il 5 novembre 2015 crollava la diga sul rio Doce costruita per contenere le scorie delle miniere di ferro, contaminando 700 km di fiume, le terre circostanti, sino al mare, uccidendo persone, sterminando la fauna e colpendo mezzo milione di persone. A due anni di distanza, l'accusa di 12 crimini ambientali contro la Samarco, Vale e BHP, proprietari delle miniere e della diga, è stata sospesa, e gli abitanti sono ancora in attesa di risarcimento. Fonte: Foto di Nicolò Lanfranchi. Qui un breve articolo e altre foto.
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