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A un secolo dalla dichiarazione di Balfour, con cui il Regno Unito promise la nascita di stato ebraico in Palestina, esautorando i Palestinesi lei loro diritti, la Cisgiordania è “La più grande prigione del mondo” come dice il titolo dell ‘ultimo libro dello storico israeliano Ilan Pappe (da cui è presa la copertina di questa settimana). (a.b)

scritta dai media

DAI MEDIA

giovedì 26 ottobre 2017

Brogliaccio per UNA STORIA DI EDDYBURG


Una “Storia di eddyburg” per raccontare ai nostri lettori le origini e sviluppi del sito e ricordare le persone che hanno contribuito, anche tecnicamente, a progettarlo e costruirlo.
La prima fase: dentro l’IUAV (2000) 

Il responsabile di servizi informatici dell’Iuav (Istituto universitario di architettura di Venezia), Ciro Palermo, mi propose nel 2000 di utilizzare qualche pagina del sito - che aveva appena predisposto per i docenti che avessero voluto cimentarsi con quel nuovo strumento di comunicazione. Fui tra primi che ci provarono. La struttura delle mie pagine era molto semplice: alcune sezioni dedicate ai temi classici (didattica, ricerca, riforma…), e una di carattere personale. in quest’ultima inserivo tutto quello che trovavo in giro e che mi sembrava interessante, e che quindi mi proponevo di condividere con i frequentatori del sito, fossero essi studenti, o docenti, o amici, od occasionali navigatori cascati nelle mie pagine. Quindi saggi e articoli di giornale, vignette e ricette di cucina. Ciro, Marina Migliorini e Pierre Piccotti, direttore dei servizi bibliografici e documentali dell’Iuav, furono i miei primi maestri. A essi si affiancò poi Fabrizio Bottini, appassionato ricercatore universitario e responsabile di molte interessanti scoperte del patrimonio culturale dell’urbanistica internazionale (di cui spesso altri si impadronirono senza riconoscenza). In questa prima fase della vita del sito, Fabrizio ne curò alcune componenti rilevanti: la raccolta antologica di parole fondative per il nostro mestiere, “Urbanistica, urbanisti, città”, che poi arricchimmo con “Territori, paesaggio” e con “Rendita, Suolo urbano”, e i dossier di “pagine di storia”, documentazione di momenti fondamentali dell’urbanistica non solo italiana. In quella stessa fase Fabrizio ed io lavoravamo a una iniziativa europea di documentazione urbanistica (Urbandata, della quale Pierre Piccotti era il sostanziale responsabile per l’Italia) e, nell’ambito di Urbandata, a un lessico multimediale e multilingue, Muleta (a cui collaborò Mauro Baioni).


La costruzione di eddyburg (2000-2003) 

La prima grande svolta fu nel 21 ottobre 2002, quando fu pubblicata la prima pagina di eddyburg. L’input me lo diede Ciro Palermo. Mi disse: “Guarda che le pagine personali sono diventate la parte più ricca, viva e interessante del sito; perché non pensi a rifare il sito sviluppando quella parte e assorbendo in una posizione subordinata le parti ‘ufficiali’”? La proposta mi sembrò interessante. Ne discutemmo, oltre che con Ciro e Marina, con Pierre Piccotti, Fabrizio Bottini e Ivan Blecic (uno dei migliori studenti che aveva seguito i miei corsi, geniale nel campo dell’informatica), e con Alessandra Poggiani che collaborava con la struttura informatica dell’IUAV e con grandissima pazienza ci aiutò a comporre e a disegnare il framework del nuovo eddyburg. Molti mi chiedono perché decidemmo di dare al sito un nome così singolare. Il merito è di Fabrizio. Io volevo una testata che esprimesse due idee: che si trattava di un sito personale, e non coinvolgesse perciò nelle scelte e nelle opinioni la responsabilità di altri; e che avesse una connessione con la città e l’urbanistica. Il minimalismo era un requisito al quale tenevo, poiché il mio sport preferito è l’understatement. Scelsi perciò il nomignolo col quale ero più noto, Eddy e, in alternativa al troppo ovvio “city”, Fabrizio mi suggerì appunto di ricorrere all’equivalente proto-sassone burg. Il suo suggerimento mi piacque in maniera particolare perché si riallacciava al mio lavoro, pubblicato nel 1969 col titolo “Urbanistica e società opulenta”, nel quale individuavo appunto nel borgo - più ancora che il germe - la prima forma della condizione urbana.


Eddyburg si arricchisce e si consolida (2003-2008) 

Eddyburg si sviluppò seguendo molteplici percorsi. Da un lato si arricchivano le componenti delle mie antiche pagine personali (le cronache di viaggio, le ricette mie e quelle che amici e frequentatori del sito cominciavano a inviarmi, nuove poesie, opere o testi d’altro genere che mi sembravano interessanti). Alcuni settori costituivano lo sviluppo di cartelle già presenti nella precedente edizione, altri erano invece progettati da me o da Fabrizio o da altri assidui frequentatori e collaboratori del sito. Un grande peso avevamo sempre dato fin dal principio all’analisi delle parole, alla formazione storica dei princìpi e delle pratiche dell’urbanistica nelle sue due facce della pianificazione e degli studi urbani (parte nella quale è stato in quegli anni particolarmente rilevante l’apporto di Fabrizio), nonché alla documentazione di alcuni momenti storici a nostro parere particolarmente decisivi per l’urbanistica italiana.

La redazione 
Nel frattempo eddyburg si è strutturato formalmente. Nel 2005 eddyburg vanta una vera redazione. Rovistando nelle vecchie pagine trovo: Fabrizio Bottini (redattore capo), Mauro Baioni, Giovanni Caudo, Vezio De Lucia, Georg Frisch, Maria Cristina Gibelli, Maria Pia Guermandi, Marco Guerzoni, Giuseppe Palermo, Lucia Tozzi, Dusana Valecic. Nell’anno successivo qualcuno esce, qualcuno entra. Vezio De Lucia (che era stato fin dall’inizio il mio “consigliere generale”), e Maria Pia Guermandi assumono il ruolo di vicedirettori. Contemporaneamente si estendeva la rassegna stampa. Maria Pia e Vezio hanno avuto un ruolo decisivo non solo nell’allargare l’attenzione ai beni culturali e al paesaggio, ma anche nell’accrescere la platea dei frequentatori del sito. La lettura quotidiana dei giornali era diventata una prassi, nella quale mi aiutavano particolarmente Maria Pia e Gigi Scano. Gigi ha costituito per eddyburg un punto di riferimento essenziale, sebbene il suo ruolo non sia mai stato formalizzato. Il suo apporto è stato decisivo non solo per la parte giuridica e per quella politica, ma per tutti gli argomenti che la sua vastissima cultura comprendeva, e che coincidevano con gli argomenti di eddyburg. La prontezza di giudizio su qualunque evento del presente e del passato e la profondità delle conoscenze in tutte le materie che eddyburg trattava e tratta rendono la sua scomparsa un prezzo che ancora oggi sento di pagare con sofferenza. Un numero consistente di altre persone (amici o appassionati frequentatori occasionali di eddyburg) collaborava in modo differenziato a seconda delle disponibilità che il loro impegno primario o le loro condizioni permettevano di dedicare al sito. Alcuni hanno assunto il ruolo di redattori specializzati e costanti, altri fornivano e forniscono quasi quotidianamente indicazioni, suggerimenti e testi scoperti nel vasto mondo della rete e che suggeriscono di pubblicare, altri ancora contribuivano fornendomi consigli e pareri quasi “a gettone” (ma sempre simbolico), ogni volta che mi serviva. La scelta definitiva e non discutibile dei materiali da elaborare, editare e inserire era verticistica, e me ne assumevo piena responsabilità.

Gli “opinionisti” 
L’unica categoria di persone che avevano fin dall’inizio il privilegio di pubblicare la loro opinione senza alcuna valutazione preventiva del loro testo era (ed è ancora) costituita da un limitato gruppo di opinionisti che ho scelto perché condividevo le loro posizioni: si trattava, nei primi anni, di Piero Bevilacqua, Giuseppe Chiarante, Vezio De Lucia, Mariangiola Gallingani, Carlo Melograni, Lodo Meneghetti, Maria Rosa Vittadini, poi Maria Pia Guermandi, Carla Ravaioli, Giorgio Todde, e più tardi altri ancora: Giorgio Nebbia, Maria Cristina Gibelli, Paola Somma.  La sezione ”interventi” era aperta a tutti gli amici di eddyburg e quella della “posta ricevuta” a chi inviava messaggi pertinenti, ragionevoli e brevi.

Le gemmazioni 
In quegli anni dalle costole di eddyburg nacquero due iniziative che si rivelarono vitali, ciascuna a suo modo: la “scuola estiva di pianificazione, “Scuola di eddyburg”, e il sito web “Mall” dedicato al “territorio del commercio”. Sia l’una che l’altra iniziativa rivelarono una fortissima capacità di autocostruirsi e di crescere, grazie al fatto che le due persone che le avevano proposte si dedicarono ad esse con capacità, costanza, pazienza e impiego di tempo (come al solito, totalmente volontario e gratuito): Mauro Baioni, costruttore della Scuola su un’idea di Vezio De Lucia, e Fabrizio Bottini, autore e gestore di “Mall”. Poi le due strade si sono divaricate, a seconda delle inclinazioni e delle esperienze dei rispettivi protagonisti. Mall è diventato gradualmente un sito completamente autonomo da eddyburg e capace di reggere il confronto con l’antenato. I passaggi compiuti da Bottino sono stati molteplici. Prima ha rielaborato un sito fondato da Michela Barzi, , Millennio urbano, poi ha costruito, e tuttora gestisce, un sito tutto suo molto bello e interessante, “La città conquistatrice”., nel quale trova libera espansione la sua fantasia e la sua pertinace ricerca. La scuola, per la sua stessa natura, è rimasta strettamente legata a eddyburg. Mauro Baioni, con eccezionale costanza e impegno, ha consolidato ed esteso l’attività della scuola estiva di pianificazione, articolandone le iniziative e rendendola (grazie anche alla collaborazione culturale e organizzativa di Ilaria Boniburini e quella di numerosi docenti, un vero vivaio di amici e collaboratori del sito. Parafrasando una frase, storicamente infelice, di Achille Occhetto, potremmo definire la Scuola di eddyburg “una gioiosa macchina di cultura”.

Le battaglie di eddyburg 
Il lavoro della scuola di eddyburg affrontò alcuni temi, trascurati o resi marginali dalla cultura accademica e dalla prassi amministrativa che innescarono o, alimentarono invece vertenze sociali di grande rilevanza. Mi riferisco in particolare alla questione del consumo di suolo (2005) e quella degli spazi pubblici (2008) su questi e su molte altre occasioni nazionali o locali, via di mezzo tra un portale e un blog) eddyburg riuscì in quegli anni (e continua in quelli successivi) a promuovere e condurre campagne di opinione che provocarono la mobilitazione di moltissime persone, e incisero sulle decisioni di rilevanti istituzioni. Oltre ai temi suddetti vorrei ricordare, dal 2005 al 2006, la battaglia contro la “Legge Lupi” per il governo del territorio, e nel 2007 l’incredibilmente vasta raccolta di firme contro lo smantellamento del Parco Sud di Milano.


Una storia parallela: Gli Amici di eddyburg (2005-2008) 

Ho tentato più volte, a partire dal suo inizio, di fare di eddyburg lo strumento di un gruppo organizzato di persone. Non solo né tanto per supplire all’assenza di associazioni esistenti, diverse da eddyburg, cui potessimo riferirci con piena identificazione (da qualche anno, precisamente dal 1990, la storia del mio gruppo di più stretti amici e collaboratori aveva avuto una netta divaricazione da quella dell’Istituto nazionale di urbanistica), ma soprattutto per condividere la fatica, via via crescente, della gestione quotidiana del sito e per rendere più efficace la disseminazione dei suoi prodotti culturali: i suoi princìpi, conoscenze, critiche, proposte.

2005, Primo tentativo
Tentai una prima volta nel settembre 2005: costituimmo formalmente l’ “associazione Amici di eddyburg”, con uno smilzo statuto. Soci fondatori furono E. Salzano, D. Valecic, M.P. Guermandi, F. Bottini, M.Guerzoni, G.J. Frisch, G. Palermo, G. Caudo, V. De Lucia. Aprimmo una piccola raccolta di fondi tra i frequentatori di eddyburg. Fu anche per aumentare la dimensione finanziaria di eddyburg che avviammo la Scuola. Passarono pochissimi anni e mi accorsi che avevamo sbagliato strada. Mentre la scuola aveva avviato il suo percorso e dato luogo a iniziative interessanti, utili e già coronate da successo, l’Associazione non aveva dato altri segni di vita al di là della prosecuzione del sito alla maniera di sempre. Colpa del presidente, com’e ovvio. Non solo, ma a causa del modo del tutto approssimativo in cui avevamo (più precisamente, avevo) gestito l’associazione si era formato un debito personale di qualche migliaio di euro.

2007, una nuova proposta
Una vera associazione, un percorso in due tappe. Si era aggiunta nel frattempo al gruppo di collaboratori di eddyburg (e come corresponsabile della Scuola), Ilaria Boniburini. Sulla base dell’esperienza che aveva fatto in passato mi aiutò a preparare le idee e le carte per la costituzione di una vera associazione, rispettando i criteri che la legislazione stabilisce per queste strutture e distribuendo responsabilità e compiti. La dimensione che il sito aveva raggiunto (in termini di contenuti e in termini di rete delle persone che vi facevano riferimento) meritava un impegno più collettivo e meglio organizzato. Proponevamo un percorso in due tappe: prima la costituzione di un’associazione culturale, poi, raggiunte le condizioni necessarie, la richiesta di essere riconosciuti come Onlus, ottenendo quindi i relativi benefici. Nella lettera che inviai ai soci dell’associazione e ad alcuni altri amici proponendo loro di costituire l’associazione (settembre 2007) sottolineavo che la nuova associazione si sarebbe fatta «se ci sono le forze e gli impegni per farla». Allegai alla lettera le bozze degli statuti relativi alle due modalità associative.

Le forze non ci sono, l’AdE si scioglie 
La riunione dei soci e degli altri amici per discutere e decidere in merito alle nostre proposte si svolse nel corso della V edizione della Scuola, a Corigliano d’Otranto. Nessuno se la sentì di assumere impegni che andassero al di là del contributo che fino ad allora aveva dato e dell’associazione, per il momento non si parlò più. Il 12 gennaio 2008 si svolse a Venezia l’assemblea dei soci fondatori dell’associazione che avevamo fondato nel 2005 che dispose lo scioglimento dell’associazione, a norma di statuto. Evidentemente tutte le amiche e gli amici che partecipavano a quell’incontro dedicavano già tutto il loro tempo a impegni che non lasciavano loro lo spazio per assumersi responsabilità organizzative, amministrative ed esecutive che la gestione di un’associazione vera, e in particolare una associazione di promozione sociale, richiede. Per la prima volta avevo incontrato un limite che pesa fortemente non solo su eddyburg, ma su tutte le iniziative basate sul lavoro volontario. I gruppi di persone che vogliano lavorare insieme per realizzare un’iniziativa - che non sia sostenuta da una istituzione consolidata, e che voglia mantenere la propria piena autonomia di giudizio, espressione e azione - deve basarsi sul lavoro volontario, di per sé caratterizzato da un livello più o meno ampio di precarietà.


Un passaggio difficile: da EZ publish a Blogger di Google (2012-2016) 

Dal 2003 eddyburg è stato gestito su una piattaforma (non chiedetemi che cosa significa) non commerciale, “open share”, cioè utilizzabile da chiunque; il suo nome è eZ publish, ed è un programma realizzato da una comunità virtuale di cui faceva parte Ivan. Un sistema molto intelligente consentiva facilmente di proseguire contemporaneamente nelle due funzioni che eddyburg svolgeva: essere aggiornato quotidianamente con grande facilità, gestire un archivio che si accresceva continuamente, ordinandolo in modo molto flessibile secondo un sistema di classificazione ad albero comodo da gestire. Chiunque poteva facilmente imparare a utilizzarlo e a inserirvi ordinatamente nuovi documenti. Ivan, che non era ancora sovraccarico di incarichi universitari ci aiutava nelle piccole esigenze informatiche. Era stato facile insegnare a utilizzarlo non solo a Fabrizio Bottini, Maria Pia Guermandi, Mauro Baioni e i pochi altri che con me inserivano i documenti, ma anche ad altre persone che volta per volta si sono dichiarate disposte a collaborare. Poi, qualche anno fa, i programmatori di eZ, hanno attivato una nuova versione del programma che a noi è stato impossibile continuare a utilizzare: continui conflitti tra il programma e i browser che i nostri attrezzi ci consentivano di adoperare. Ivan tentò a lungo di organizzare una “migrazione” dal vecchio al nuovo eZ (cioè il trasferimento integrale dei vecchi contenuti alla nuova piattaforma) ma l’impresa si rivelò impossibile.

Un blogger è un’altra cosa 
Si è giunti così alla soluzione attuale adoperiamo una nuova piattaforma commerciale (“Blogger” di Google), nella quale facciamo gli inserimenti del nuovo materiale. Il “vecchio” eddyburg, con il suo contenuto di quasi 20 mila pezzi, è rimasto, ma fino all’inizio del 2016 non direttamente integrato con la nuova edizione.

Dal passato al futuro Molte cose sono cambiate 
Al di là delle modifiche che ho raccontato eddyburg ha avuto nel tempo un’evoluzione legata al modificarsi del contesto generale e a quello specifico del gruppo che più attivamente lavorava alla sua produzione. Sono entrati via via temi nuovi che hanno dato luogo a nuove “cartelle”. Da un po’ di tempo mi domandavo se non si dovesse ragionare su qualche cambiamento più profondo, legato ai nuovi contesti. Ho avviato perciò, anche nell’ambito della Scuola di eddyburg e dei suoi più assidui frequentatori (a cominciare da Mauro e Ilaria) una riflessione sul possibile futuro del sito e del piccolo universo che attorno a esso gravitava.

Gli obiettivi storici 
Gli obiettivi che eddyburg si è posto, e che hanno assunto un ruolo crescente sono stati, oltre alla volontà di condividere ciò che sembrava giusto, bello, utile e interessante (che, come ho detto ha costituito il punto di partenza dell’avventura) mi sembrano sostanzialmente i seguenti: In primo luogo contribuire alla formazione di giovani – non solo luogo urbanisti, ma comunque interessati alla città, e più in generale a tutti in quanto cittadini, o semplici abitanti della città (nei limiti della possibilità di rendere comunicativi i nostri linguaggi). Per assolvere a questo compito la strada che abbiamo scelto è stata quella di fornire informazioni depurate, per quanto possibile, da quel tanto di pressapochismo, di superficialità, di unilateralità o di oscurità che prevalgono spesso nelle notizie e nelle tesi propalate dai mass media o dalla letteratura togata; un’informazione, quindi, orientata sia nella scelta dei testi che nella loro presentazione o commento. Gran parte del lavoro per eddyburg è stato perciò largamente costituito dalla cattura, lettura, scelta, riedizione, presentazione e inserimento di testi tratti dai media. Fornire informazioni su ciò che avveniva nella città e nel territorio (la connessione tra l’una e l’altro sembrava sempre più stretta) era del resto resa più necessaria per il fatto che l’informazione corrente era sempre più avara di attenzione alle questioni della città e dell’urbanistica. Ma anche quando i fatti e i problemi relativi a questo campo trovavano (e trovano) spazio nell’informazione corrente, solo raramente ci si interroga sulla realtà profonda degli eventi. I media sono sempre più attenti all’eccezione, all’emergenza, all’epifenomeno; più impegnata alla costruzione dello scoop che all’indagine. L’attenzione, sia pure orientata e critica, al quotidiano non ci forniva né ci fornisce però materia sufficiente per raggiungere quello che sempre di più ci sembrava dover essere l’obiettivo centrale e riassuntivo del nostro lavoro: contribuire a far nascere e crescere nei nostri lettori un attrezzato spirito critico. Perciò non abbiamo mai perso di vista l’obiettivo di fornire testi, anche complessi, che aiutassero a comprendere ciò che c’è dietro i fatti e ciò che può aiutare a modificare un mondo che ci piace sempre meno. Ciò è diventato più arduo per la difficoltà di utilizzare risorse disponibili per il lavoro di ricerca e riflessione necessario ad approfondire le questioni sulle quali sembrava più utile indagare. Del resto, del mondo in cui operiamo fa parte anche l’appiattimento dei saperi sull’utile (all’economia e alla società date) e all’immediatamente spendibile, che al vero e a un futuro diverso e migliore dal presente. Superare questi limiti ci è sembrato un ulteriore obiettivo che occorre porsi, per rendere eddyburg più adeguato ai principi che ne orientano l’azione

Nuovi temi e nuove esigenze 
Il ragionamento si è concentrato su temi sui quali è necessario approfondire il lavoro di riflessione e documentazione. Le condizioni sono radicalmente mutate dal tempo nel quale eddyburg iniziò la sua avventura. Sono mutate città e territorio, è mutata la società di cui la città e ”la casa” e il territorio è “l’habitat”, per richiamare due definizioni che mi stanno a cuore. È, cambiato, con la crisi della politica dei partiti, il rapporto tra cittadino e potere. “urbs, polis e civitas” per riferirci a una triade i cui elementi sono per me indissociabili, sono cambiate nelle loro parti e nel loro insieme.

La denuncia non basta 
Abbiamo piena consapevolezza della situazione attuale e del degrado che essa rivela. Cogliamo tutti i disagi che essa provoca e le proteste che suscita. Concorriamo nello sforzo di denunciare tutto ciò che è stato e di cogliere tutti germi del nuovo. Ma ci rendiamo conto che la denuncia rischia di essere ripetitiva, e alla lunga sterile se non si danno indicazioni per incanalare l’indignazione nelle direzioni capaci di condurre al nuovo. Per conto mio sento il bisogno di riprendere la riflessione riassunta nel mio antico lavoro, Urbanistica e società opulenta affrontando in particolare alcuni temi.

Un’antinomia devastante: Ambiente e lavoro
Il primo tema da affrontare è sollecitato da un’antinomia devastante anche perché spacca il mondo dal quale può nascere una nuova città: quella tra lavoro e ambiente. Siamo convinti che l’antinomia non si compone se non si parte dal domandarsi che cosa sia il lavoro in una concezione accettabile dell’uomo e dell’umanità. Questo tema è stato trattato più volte in eddyburg ma occorre scavare più a fondo, e soprattutto cercare di dare spazio a idee alternative rispetto a quelle dominanti, perché sono le idee che guidano i fatti.

Dalla città alla condizione urbana
Un secondo tema ha a che fare con un termine per noi centrale: città. I mutamenti nella mia vita privata mi hanno spinto a guardare al di là dei confini della nostra civiltà (quella che è nata nel Medio oriente, si è affermata in Europa si è consolidata sulle due sponde del nordatlantico, per poi dilagare ovunque con la globalizzazione capitalista. Mi domando allora se non si debba guardare più a fondo in ciò che intendiamo per città, molto al di là della forma, funzione, formazione e ri-formazione delle città del Primo mondo, cercando il carattere di questa straordinaria invenzione della nostra civiltà non in queste sue connotazioni, non nel “modello” formale-funzionale che essa evoca, ma nei suoi contenuti essenziali ai fini della migliore e più piena esplicazione delle potenzialità dell’umanità. Se, insomma, non si debba riflettere più che alla città, alla condizione urbana e al miglioramento che la nostra storia della città può provocare alla vita degli abitanti del pianeta.

L’Esodo del XXI secolo
Mi sollecita infine in questa direzione una terza immensa e lacerante novità dei nostri anni: quel gigantesco movimento globale che sul sito abbiamo etichettato come “esodo del XXI secolo”: l’immane spostamento di popolazione dai Sud ai Nord del mondo, che le differenti incarnazioni del capitalismo hanno provocato con le loro politiche di guerre, sfruttamento oltre ogni limite delle risorse dell’uomo e della natura, cancellazione delle diversità culturali presenti nella storia e nella geografia del pianeta, imposizione a tutti i popoli dei modelli di civiltà, politica, urbanistica prodotti nel piccolo bacino del Primo mondo.

Eddyburg dalla monocrazia alla democrazia 
Le novità avvenute riaprivano una vecchia questione, alla quale mi è sembrato necessario e possibile tentar di dare una risposta non evasiva. Il sito non è oggi più sufficiente a fare il lavoro nel quale si è impegnato per oltre tre lustri. Occorre che eddyburg diventi una realtà più collettiva, che esprima in forme organizzative adeguate l’insieme di competenze, volontà, capacità, speranze, disponibilità che il vasto mondo dei suoi utenti on line e quelli direttamente frequentati mediante le numerose attività della Scuola di eddyburg possono offrire. È difficile valutare con una certa precisione quante “persone” utilizzino il sito ma il numero di pagine “cliccate” quotidianamente, dalle 2000 alle 4000, e il numero di accessi alla pagina facebook suggeriscono che è notevole. E un significativo deposito di risorse è costituito certamente dagli oltre 200 docenti e dalle molte decine di studenti che hanno partecipato alle scuole estive, ai seminari e alle visite “Una città un piano”. Ed è altrettanto significativo il numero delle persone che inviano scritti, commenti, segnalazioni, suggerimenti, e di quelle contribuiscono a diffondere eddyburg nei loro gruppi di contatto. Attorno a queste pagine volatili si è insomma depositato un piccolo patrimonio che può diventare più utile di quanto già sia, se saranno più persone a lavorarci, con continuità.


2016: Un nuovo eddyburg

Molti problemi si erano accumulati all’inizio del 2016: le difficoltà di gestione della nuova piattaforma, i disagi creati dalla separazione dei due archivi, l’impossibilità di Ivan di continuare a fare il webmaster come aveva fatto per oltre 15 anni, la necessità di separare la gestione di eddyburg da quella di Zone onlus, cui ci eravamo appoggiati per molti anni. Infine, last but not least, la stanchezza del direttore, dovuta alla sua veneranda età e a qualche conseguente acciacco. Ilaria riprese le proposte che avevamo avanzate nel 2007 e coinvolse nel tentativo di rigenerare eddyburg un gruppo di amiche e amici che, soprattutto nell’ambito della Scuola, si erano dichiarate disponibili a “sporcarsi le mani” e assumere una serie di impegni personali, necessari per lavorare in eddyburg e sviluppare le sue potenzialità. Decidemmo così di costituire una vera e propria redazione stabilmente dedicata a lavorare per il sito, condividendo collegialmente le responsabilità della gestione delle sue due facce (il giornale e l’archivio), e di costituire il primo nucleo di una nuova associazione. Contemporaneamente, grazie al piccolo patrimonio derivante dalle donazioni ottenute in partnership con Zone onlus, potemmo affrontare il problema di individuare la collaborazione tecnica necessaria per risolvere i problemi di carattere informatico (strutturali e quotidiani) del sito. Dopo alcune settimane di lavoro collegiale, in parte in remoto e in parte de visu, si costituì un piccolo gruppo capace di gestire eddyburg e di condividere i lineamenti (e lo statuto) di una nuova associazione. Ne fanno parte, oltre al sottoscritto, Mauro Baioni, Ilaria Boniburini, Carla Maria Carlini, Paolo Dignatici, Maria Cristina Gibelli, Maria Pia Robbe, Paola Somma, Linda Šuran (webmaster).

La nuova organizzazione del sito
Il sito lo conoscete. Dal punto di vista dei contenuti e della loro organizzazione è mutato poco. Naturalmente l’allargamento delle attenzioni, esperienze e intelligenze impegnate quotidianamente nella produzione del sito ha condotto a rafforzare la presenza di temi già esplorati e a portarne di nuovi all’evidenza in relazione ai cambiamenti del contesto (mi riferisco ad esempio alla critica alla nuova incarnazione del capitalismo, alla difesa dello spazio e degli spazi pubblici, alla nozione e alla pratica dei beni comuni): temi che emergono puntualmente nello Statuto dell’associazione. Di questi aggiornamenti c’è ovviamente testimonianza nell’organizzazione interna dell’archivio (che è comprensibile utilizzando il bottone “mappa del sito”). Abbiamo comunque mantenuto immutata la caratteristica tradizionale di eddyburg.it: essere al tempo stesso una “rassegna” aggiornata quotidianamente, e un “archivio. La prima è espressa dalla home page, in cui gli articoli si susseguono giorno per giorno, scelti e presentati in modo mai neutrale, e dall’archivio, al quale rinviano molteplici riferimenti. Di nuovo c’è anche una grafica più semplice, alcune intelligenti e comode connessioni tra il nuovo e il vecchio archivio (realizzati dalla nuova web master Linda Šuran, forzando al massimo le possibilità del blogger), l’organizzazione di utilità quali la mappa del sito, l’elenco dei siti segnalati , i rinvii agli altri siti. Stiamo aprendo infatti due nuovi siti: l’uno, già online, è stato progettato da Mauro Baioni con Linda Suran, ed è dedicato interamente alla Scuola di eddyburg alle sue molteplici iniziative, l’altro, in corso di completamento, è dedicato alla nostra associazione.

La nuova associazione
Coronando un sogno antico, e con l’intenzione di allargare e consolidare il numero delle persone che gravitano su eddyburg e con eddyburg collaborano, condividendone motivazioni, principi, obiettivi e aree d’interesse abbiamo costituito “eddyburg associazione di promozione sociale”. In un primo momento avremmo voluto iscriverci nell’elenco delle onlus, ma questo non è stato possibile per una ragione molto singolare e significativa. Abbiamo scoperto con un certo sconcerto, che la “utilità sociale”, così come la considerano i valutatori che decidono l’ammissione o no delle associazioni a questo elenco, ha due caratteristiche: deve essere una “utilità” misurabile su eventi concreti (ad esempio, a difendere la purezza d’un determinato lago, di un determinato edificio, di una determinata specie di animali), ma non un obiettivo generale, ad esempio la pubblicità delle acque; e per di più dev’essere coerente con la scala dei valori assunta dalle istituzioni (ad esempio, un’area edificata vale più di un’area libera, un bene privatizzato è meglio di un bene pubblico). A quel punto abbiamo preferito accontentarci d’essere una “associazione di promozione sociale”, che potrà darci benefici analoghi a quelli delle onlus Per comprendere meglio che cosa vuol essere la nostra associazione, vi raccomando la lettura attenta del nostro statuto, dove ritroverete i principi e gli obiettivi ormai tradizionali di eddyburg, ma soprattutto (questa è la novità di fondo) una forte accentuazione del carattere democratico che vuole distinguere la nostra associazione. Abbiamo cercato di darle il carattere più democratico e più “vero” che ci è stato possibile. Ci interessa infatti allargare il numero delle persone che lavorano con noi e che ci aiutino a “crescere” collettivamente e personalmente, non ci interessa acquisire “soci del club”. E la strada per crescere insieme è quella del confronto aperto nel quale le opinioni diverse si confrontino approdando a una sintesi, o se proprio non ci si riesce a una composizione.

Gli eventi
L’associazione si è costituita formalmente i 13 luglio 2016. I soci fondatori sono Mauro Baioni, Ilaria Boniburini, Carla Maria Carlini, Paolo Dignatici, Maria Cristina Gibelli, Pierre Piccotti, Edoardo Salzano, Paola Somma. Soci promotori sono inoltre Vezio De Lucia, Maria Pia Guermandi, Maria Pia Robbe. La prima assemblea dei soci (alla quale ai precedenti si erano aggiunti Ivan Blecic e Dusana Valecic) è avvenuta 15 settembre, ha confermato le cariche sociali e ha eletto il Collegio dei garanti (Vezio De Lucia, Filippomaria Pontani, Susanna Bohme Kuby) e il collegio dei sindaci (Roberto Camagni, Giampietro Pizzo, Giuseppe Tattara). Spero che al più presto possiate individuare nei nuovi siti ciò che stiamo organizzando per il 2017. Intanto vi invitiamo a seguire, nel sito della Scuola, il programma degli eventi che si stanno predisponendo, grazie al lavoro coordinato da Mauro Baioni, il direttore della Scuola, e da Ilaria Boniburini. A fine anno, a conclusione degli eventi della scuola, terremo a Venezia l’assemblea annuale 2017 dell’associazione.

Per concludere, momentaneamente, questo brogliaccio non posso non esprimere un entusiastico ringraziamento al piccolo gruppo di persone che mi ha aiutato nell’ultima fase della vicenda qui descritta, sostanzialmente ai membri della redazione e del consiglio esecutivo dell’associazione (Carlamaria Carlini, Ilaria Boniburini, Maria Cristina Gibelli, Maria Pia Robbe, Mauro Baioni, Paola Somma). In particolar modo ai cirenei che vi hanno impegnato in misura molto consistente la loro energia, intelligenza, costanza e tempo: Ilaria, Mauro, Paolo.
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