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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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domenica 24 settembre 2017

Venezia, due giorni di ribellioni e nasce un movimento europeo

il Fatto Quotidiano e la Nuova Venezia, 23-24 settembre. «A Venezia in assemblea comitati di Barcellona, Maiorca e Amburgo. «Serve un cambio di politica, è in gioco l'umanità». (m.p.r.)


il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2017
VENEZIA DUE GIORNI DI RIBELLIONE CONTRO LE GRANDI NAVI

BARCHE E BARCHINI OCCUPERANNO IL BACINO DI SAN MARCO
di Giuseppe Pietrobelli

Dopo il referendum di giugno, con 18mila voti contro l'ingresso dei bestioni del mare nella Laguna di Venezia, il Comitato No Grandi Navi ha chiamato a raccolta ambientalisti, movimenti di protesta, cittadini che vogliono la difesa del territorio. Per due giorni la città ospita una kermesse di protesta, che simbolicamente cercherà di fermare le navi da crociera

Dopo il referendum di giugno, con 18mila voti contro l’ingresso dei bestioni del mare nella Laguna di Venezia, il Comitato No Grandi Navi ha chiamato a raccolta ambientalisti, movimenti di protesta, cittadini che vogliono la difesa del territorio. Per due giorni la città ospita una kermesse di protesta, che simbolicamente cercherà di fermare le navi da crociera.

Nella giornata di sabato 23 settembre, è prevista l’assemblea plenaria alle 15 ai Magazzini del Sale, a Dorsoduro. In serata cena sociale in fondamenta. Domenica 24 il clou alle 15 con “Action Day!”. Si tratta di una manifestazione in acqua e sulle rive all’insegna dello slogan: “Blocchiamo le grandi navi! Giustizia ambientale per tutti i territori d’Europa!”. Gli attivisti a bordo di barche, barchini, canoe e natanti di tutti i tipi, occuperanno le acque antistanti il Bacino di San Marco con l’intenzione di bloccare qualcuna delle dieci grandi navi che hanno attraccato o devono attraccare a Venezia per il week end.

I Comitati lanciano da Venezia un appello che travalica i confini italiani e ribadiscono che i danni causati dalle navi all’ecosistema sono gravissimi. Non solo per la flora e la fauna ittica, ma anche per l’aria. I fumi e gli scarichi diesel dei motori delle navi da crociera sono, infatti, causa di forte inquinamento in una città che, a causa della mancanza di auto, dovrebbe invece esserne esente. “Il traffico crocieristico – spiegano – a Venezia è andato crescendo in maniera esponenziale, così come le dimensioni delle navi impiegate. Queste, per attraccare in Marittima – ossia in città – entrando ed uscendo dalla bocca di porto del Lido passano per ben due volte nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, il cuore storico di Venezia a 150 metri dal Palazzo Ducale”. Sono lunghe più di 300 metri, larghe 50 e alte 60 metri. di larghezza, 60 d’altezza.

“C’è pericolo per la salute pubblica. – aggiungono – Il traffico croceristico è a Venezia la maggior fonte di inquinamento atmosferico (dati Arpav), il tenore di zolfo del carburanteusato in navigazione, ad esempio, è dell’ 1,5% (quello del diesel delle nostre auto è 1500 volte inferiore) durante la navigazione e, solo da poco, dello 0,1% all’ormeggio. Il Parlamento Europeo, valutando che almeno 50mila persone all’anno muoiono in Europa per l’inquinamento delle navi, ha votato una direttiva che imporrà dal 2020 a tutte le navi il limite dello 0,5%, mentre nel Mar Baltico e nel Mare del Nord tale limite è già oggi dello 0,1%”.

È stato anche preparato un manifesto a difesa di Venezia e di tutti i territori. “Venezia è città simbolo dell’equilibrio tra uomo e natura. Questo fragile equilibrio è seriamente minacciato dalla macchina del turismo di massa e dalle grandi navi, simboli galleggianti dell’arroganza delle multinazionali e della corruzione di una classe politica piegata alla difesa dei profitti privati a scapito del bene comune”. E ancora: “Venezia è viva, contrariamente a ciò che vorrebbero le compagnie crocieristiche, il ministro dei trasporti Del Rio, l’autorità portuale e il sindaco Brugnaro. Da molti anni la città combatte contro il passaggio nella Laguna di questi mostri e contro l’ipotesi di scavo in questa di nuovi canali (immaginate la costruzione di un’autostrada in una riserva naturale)”.

E infine anche la critica tecnica: “Il caos istituzionale è totale! In questi ultimi anni sono stati presentati diversi progetti che il Comitato ha contrastato in tutti i modi e che sono stati bocciati dalla commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale). Nonostante questo il ministro dei Trasporti, l’autorità portuale e il sindaco insistono nella presentazione di due progetti, ipotesi assurde e devastanti volte a mantenere le grandi navi da crociera dentro la Laguna: il progetto del Canale Vittorio Emanuele che prevede di scavare fino a raddoppiare larghezza e profondità di un vecchio canale del 1925 – abbandonato da più di 30 anni- per far arrivare le navi da crociera all’interno della città, ed il progetto di nuovi approdi per le grandi navi da crociera nell’area industriale diPorto Marghera”. Ma realizzare questi progetti, “comporterebbe lo scavo di oltre sei milioni di metri cubi di fanghi inquinati ed inquinanti, il rischio di incidenti chimici con il passaggio delle navi da crociera in zone (l’area industriale di Porto Marghera) sottoposte ai piani di Protezione Civile e alle Direttive Seveso”.

Almeno una sessantina di movimenti, italiani ed europei, hanno aderito al manifesto che conclude: “Non mancano certo le opere inutili e dannose, ma non mancano nemmeno meravigliosi esempi di resistenza: ci si batte contro linee ferroviarie ad alta velocità, la costruzione di aeroporti, le trivellazioni e le industrie del petrolio, contro l’inquinamento del suolo, dell’aria, dell’acqua, contro la cementificazione del territorio, l’uso speculativo di terremoti e altre catastrofi, l’estrazione del carbone e l’industria mineraria e molto altro ancora”. In conclusione, “ci si batte anche per un modello di sviluppo che tenga conto della giustizia climatica e per un’idea diversa di società, basata sul rispetto della volontà di chi abita i territori e non sul soddisfacimento degli appetiti di chi li vuole sfruttare a costo di distruggerli per profitto o calcolo politico”.

“È la prima grande assemblea di movimenti e comitati italiani ed europei – spiega Tommaso Cacciari, uno dei promotori – nella speranza di parlare lo stesso linguaggio comune, un’unica lingua che riguardi il modello di sviluppo, l’utilizzo dell’energia, il turismo di massa, il rapporto con le città, la difesa dei territori“.

la Nuova Venezia, 24 settembre 2017
AMBIENTE
NASCE UN MOVIMENTO EUROPEO
di Vera Mantengoli

Un nuovo movimento che non conosce confini europei e reclama giustizia ambientale è nato ieri ai Magazzini del Sale. L'occasione è stata l'assemblea tenutasi prima della manifestazione di oggi contro il passaggio delle grandi navi in laguna, in programma dalle 15 in poi alle Zattere.«Per la prima volta tante associazioni che hanno in comune il tema della crisi ambientale si sono parlate e conosciute», ha spiegato il portavoce del movimento No Grandi Navi Tommaso Cacciari. «Siamo davanti a un movimento di persone che viene da tutta Europa, della stessa portata di quello che nacque con i No Global, ma che oggi si riunisce perché pretende che ci sia un cambio di politica nei confronti dell'ambiente. Oggi è in gioco la vita stessa di parte dell'umanità».

Più di duecento persone hanno partecipato all'assemblea (oltre agli spettatori in streaming nel sito del movimento) dove hanno parlato i portavoce di altrettanti movimenti di città che soffrono dello stesso problema veneziano, come gli abitanti delle Isole Baleari, quelli di Barcellona e di Amburgo e molti altri, ognuno con il proprio caso, ma ognuno accomunato da una parola emersa nell'intervento del portavoce di Napoli: «biocidio», ovvero distruzione dell'ambiente e quindi anche di chi ci abita. Alla fine si sono gettate le basi di un movimento più grande che oggi farà la sua prima uscita sul palco della manifestazione. 

«È come non avere le chiavi della nostra porta di casa», ha spiegato Manel Domenech di Maiorca dove proprio ieri si è manifestato contro la pressione turistica. «Abbiamo sette grandi navi al giorno, 25 mila turisti, 600 mila stanze turistiche legali e un buon 40% illegali e 120 mila auto solo a uso turistico, non c'è spazio. Quando piove i turisti vengono tutti in città e le strade diventano impossibili, non si cammina». Stessa insofferenza a Barcellona dove l'Assemblea de Barris per un Turisme Sostenible (Abts) tiene quotidianamente informati i cittadini con un Tweet (@AssBarrisTS) su quante navi arrivano e quanti turisti sbarcano, come spiega il portavoce Diego Martin. A seconda del colore del cinguettio, dal giallo al nero, si capisce la portata dello sbarco, come ieri: Tweet arancione, tre crociere e 11 mila turisti. «Adesso la MSC ha annunciato che vorrebbe costruire un'altra banchina», spiega Martin, «dovevamo fare una manifestazione a giorni, ma dopo l'attentato ci sono state delle limitazioni e abbiamo dovuto posticipare». 

La sindaca Colau ha dato un taglio definitivo alla nascita di nuovi alberghi, ma le grandi navi non rientrano nelle sue competenze: «Non se ne parla da molto» prosegue, «ma il problema è che il Porto è autonomo, prende le decisioni senza parlare con la città. Noi chiediamo che ci sia un limite. Ora poi ci sono anche tre grandi navi con la polizia, per questo abbiamo mandato un Tweet nero (per il Referendum sull'Indipendenza della Catalogna, ndr)». Ieri per tutto il giorno e oggi fino alle 14.30 l'associazione We are here Venice ha ospitato un workshop a Palazzo Persico Giustinian riunendo tutte le città italiane che hanno il problema delle grandi navi: «La grande partecipazione all'assemblea», ha detto Luciano Mazzolin di Ambiente Venezia, «è la premessa a una grande manifestazione». «Bisogna ascoltare la laguna», ha detto Lidia Fersuoch di Italia Nostra, «noi saremo alla manifestazione per questo».
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