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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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sabato 2 settembre 2017

Ungheria, Orbàn come Trump: “Ue paghi metà del nostro muro anti-migranti”

C'è  più d'uno, nell'area che va da Salvini a Minniti, che ci inciterà ad obbedire proclamando: ce lo chiede l'Ungheria. il Fatto quotidiano, 2 settembre 2017
«Il primo ministro ungherese "imita" il capo della Casa Bianca, che continua a chiedere al Messico di finanziare la costruzione di un muro di separazione tra i due paesi. Attesa per mercoledì la sentenza sul ricorso di Budapest e Bratislava contro il ricollocamento dei richiedenti asilo»

.Make Europe great again. Che Viktor Orbán fosse un fan di Donald Trump si era capito. La novità è il primo ministro ungherese sta prendendo spunto dalle mosse del capo della Casa Bianca. Come Trump annunciò di voler fare con il Messico, ora Orbán vuole mettere in conto all’Unione europea la spesa per il muro anti-migranti costruito al confine con Serbia e Croazia. Tutto ciò alla vigilia della sentenza della Corte di giustizia Ue, che il prossimo 6 settembre si pronuncerà sul ricorso presentato da Ungheria e Slovacchia contro il piano di ricollocamento dei richiedenti asilo da Italia e Grecia.

In una conferenza stampa tenutasi 31 agosto, il capo dello staff del governo di Budapest, János Lázár, ha annunciato che l’Ungheria chiederà alla Commissione europea di pagare almeno metà della cifra sostenuta dal paese per la costruzione della barriera, cominciata nel 2015 e costata 800 milioni di euro. La richiesta di Orbán sarà formalizzata in una lettera destinata a Bruxelles al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker.

Il rimborso richiesto, dunque, sarà di 400 milioni per 170 km di filo spinato. “L’Ungheria, con i suoi confini fortificati attraverso il muro, la polizia e l’esercito, sta proteggendo tutti i cittadini europei dal flusso di migranti irregolari – ha detto Lázár – il momento che l’Ue aiuti l’Ungheria così come ha fatto con l’Italia, la Grecia e la Bulgaria. Non si possono usare due pesi e due misure”.




Solo il 27 agosto, Donald Trump rilanciava il suo muro anti-migranti, al confine con il Messico. “Essendo il Messico una delle maggiori nazioni criminali al mondo, dobbiamo avere il muro. Il Messico lo pagherà attraverso un rimborso o altro”, ha scritto il presidente Usa su Twitter.
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