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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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sabato 9 settembre 2017

Se uno stupro è commesso da uomini in divisa

«Intorno al corpo di donne violentate si combatte una guerra che in realtà non le riguarda e non le ascolta. Nelle relazioni tra uomini e donne persiste un’asimmetria che ci si ostina a non vedere. Sono gli uomini a violentare le donne». il manifesto, 9 settembre 2017


Da una parte l’istituzione per eccellenza, l’arma dei carabinieri, dall’altra due ragazze americane, tra i fumi dell’alcool e della cannabis. Molto chiaro il retropensiero neanche tanto nascosto delle cronache di ieri: si può credere a due così? L’accusa di stupro non sarà stata tutta un’invenzione? E così la macchina dello scandalo mediatico non si è messa in moto subito, qui non c’erano «le nostre donne da difendere». Una nota del Dipartimento di Stato Usa cambia registro: «Prendiamo queste accuse molto seriamente, i nostri uffici all’estero sono sempre pronti ad assistere cittadini Usa vittime di crimini», l’atteggiamento è cambiato.

Le due giovani donne, hanno 21 anni, sono sotto shock. La loro versione dei fatti, in interrogatori separati e ripetuti, sono coerenti.

La gazzella dei carabinieri che le ha accompagnate a casa, in via Tornabuoni nel pieno centro di Firenze, è stata ferma 20 minuti sotto il palazzo, come confermato da telecamere di controllo. I due ora sono indagati per violenza sessuale, la stessa ministra della difesa Roberta Pinotti dice che c’è qualche fondamento. Si aspettano i risultati delle analisi del Dna. Loro, le ragazze, ora sono in una casa protetta, secondo la procedura del «codice rosa» che si è attivato subito, al momento della loro denuncia, la mattina del 7 settembre.

La gravità del fatto si commenta da sola. Due militari in servizio, sarebbe un abuso di autorità gravissimo. Se non ci si può fidare di chi dovrebbe proteggerti non c’è scampo. Per questo va detto e ripetuto il punto di vista che le donne, i femminismi, hanno conquistato per tutte e tutti. E che andrebbe condiviso con fermezza: uno stupro è uno stupro è uno stupro. A prescindere da relazioni affettive, familiari, etnie, colori, divise. È la violenza di uomini contro donne. Se l’accusa verrà confermata, come è possibile che due carabinieri in servizio, rispettivamente di 45 e 28 anni, abusino di due ragazze e pensino di potersela cavare? Forse perché le credevano così sbronze da non essere abbastanza lucide per ricordare e denunciare? O speravano che la divisa li avrebbe garantiti?

Sono giorni accesi. Basta pensare a tutto il clamore montato, anche con invenzioni, intorno allo strupro di gruppo di Rimini, Intorno al corpo di donne violentate si combatte una guerra che in realtà non le riguarda e non le ascolta. Nelle relazioni tra uomini e donne persiste un’asimmetria che ci si ostina a non vedere. Sono gli uomini a violentare le donne. Di questo bisognerebbe parlare, gli uomini per primi.
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