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giovedì 14 settembre 2017

Renzi e l'ambientalismo del cantiere

Su la Repubblica del 12 settembre è apparsa una lunga lettera di Matteo Renzi in risposta alle critiche di Walter Veltroni rivolte a una sinistra sorda e muta sui problemi dell’ambiente... (segue)



Su la Repubblica del 12 settembre è apparsa una lunga lettera di Matteo Renzi in risposta alle critiche di Walter Veltroni rivolte a una sinistra sorda e muta sui problemi dell’ambiente. Lo scritto merita di essere raccontato perché, proprio nella rivendicazione di presunti meriti ambientali, rende palese l’idea di ambiente che ha il segretario del Pd e consente di misurarne l’arretratezza intellettuale oltre che politica.

L’incipit ha una natura retorica e consiste nell’auto-presentazione, o meglio, nella auto-rappresentazione: Renzi amico di Hollande e di Obama, operoso insieme ai capi di stato che la pensano come lui, ferito da Trump. Prosegue il canovaccio con la magnificazione dell’opera del sindaco di Firenze “che ha chiuso al traffico la struggente bellezza dell’area del Duomo” insieme ad altri provvedimenti ecologici e depurativi. La retorica introduttiva si conclude con una captatio benevolentiae: “da sindaco del partito democratico, nel mio piccolo, ho fatto questo; e molti altri sindaci hanno fatto più di me, meglio di me.”; aggiungendo, senza ironia, che “i sindaci del Pd fanno di questo partito oggettivamente il più grande partito ambientalista d’Italia”.

Fin qui l’auto-rappresentazione di un uomo che dà del tu ai potenti ma sa anche occuparsi di questioni pratiche, non importa se apparentemente piccole.

Il secondo passo è lo sciorinamento di tutte le azioni che il governo Renzi o il Pd al governo hanno fatto a favore dell’ambiente: dalla lotta all’abusivismo di Caldoro, (ma non a quello di De Luca e di tanti sindaci Pd “oggettivamente ambientalisti”) alla nuova legge contro i reati ambientali: dai ben 1334 cantieri del progetto Italia Sicura (partito nel 2014 per prevenire il dissesto idrogeologico, se ne sono visti i risultati!), allo SbloccaItalia che “ha riaperto i cantieri immaginati 50 anni fa” (si spera aggiornandoli). Il tutto in una elencazione senza alcun nesso che faccia intravvedere una politica di qualche coerenza e respiro.

Arriva poi il piatto forte che manderà in brodo di giuggiole gli ambientalisti. Enel ed Eni sono incaricati di una nuova missione per la crescita delle energie rinnovabili. La missione implica trivellare l’Adriatico e sfruttare la geotermia dell’Amiata, tutte operazioni notoriamente ad alto contenuto ambientale - ma questo è sottinteso. Sempre elencando, diventano un successo l’Ilva e Bagnoli di cui sarebbero già iniziati i lavori (per ora c’è solo un accordo, certo non merito del Pd renziano).

Infine, c’è la cura del ferro, concordata tra Galletti e Del Rio. Di cui - Renzi non lo dice - quella più micidiale è riservata proprio a Firenze, con il dissennato progetto di sottoattraversamento per la Tav e una stazione sotterranea destinata a una manciata di viaggiatori per giustificare miliardi di spesa; tanto con qualche cantiere e qualche centinaio di milioni in più si può sempre rimediare ai futuri dissesti. Naturalmente, tutte queste belle cose possono essere fatte se la burocrazia non intralcia, (si intende con la pretesa del rispetto delle leggi, dei vincoli paesaggistici, dei piani regolatori, ecc.). Conclusione: chi non è d’accordo strizza l’occhio a Trump, chi è d’accordo venga a darci una mano.

La “risposta” di Renzi, oltre a essere farcita dei soliti annunci scambiati come fatti realizzati, è interessante perché mostra, senza alcun infingimento, l’idea che il segretario del Pd ha del mondo che ci circonda, della natura, di tutto ciò che riduttivamente chiamiamo ambiente, per non parlare di territorio e paesaggio bellamente ignorati. L’ambiente è per Renzi, una serie di criticità che devono essere rimediate, qualche volte prevenute. Renzi, il Pd, e purtroppo gran parte della sinistra con lui, non riflettono sull’idea di sviluppo e sulle scelte di governo che stanno a monte dei disastri ambientali.

Dopo la crisi del 2008, tutti i governi italiani, hanno in ogni modo cercato di stimolare una ripresa economica affidata al finanziamento e alla realizzazione di grandi infrastrutture, non importa se inutili e dannose per ambiente, territorio e paesaggio, non importa se con scarsissimo valore aggiunto (cioè, con pochi posti di lavoro, per lo più di bassa qualificazione). Per contro sono state neglette ricerca, università e cultura, il trinomio che altrove assicura una ripresa economica e uno sviluppo durevole - rispettoso dell’ambiente all’altezza dei tempi. E peggio sta facendo Gentiloni, letteralmente ostaggio delle lobby di Confindustria e delle banche che fanno e disfanno le leggi a loro piacimento: ne è prova l’infame Decreto legislativo 104, recentemente approvato, che rende la valutazione di impatto ambiente un affare contrattato tra imprese e governo. Stupisce, perciò, che Renzi si sia dimenticato di annoverare il Decreto tra i meriti ambientali suoi e del Pd.
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