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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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lunedì 11 settembre 2017

Regeni, nuovo giallo scompare nel nulla l’avvocato egiziano

Nel silenzio del governo italiano prosegue il depistaggio sul rapimento, la tortura e l'assassinio di Giulio Regeni. Una complicità basata su interessi petroliferi? Non c'è bisogno di essere maligni per sospettarlo. la Repubblica, 11 settembre 2017

Prima hanno messo off line il loro sito Internet. E ora arrestato e “fatto sparire” uno dei loro legali che si stava recando a Ginevra per una conferenza alle Nazioni Unite, dove avrebbe parlato anche del sequestro, la tortura e la morte di Giulio Regeni. Continua la guerra dell’Egitto di Al Sisi all’Ecrf (l’Egyptian commission for right and freedom), ossia i consulenti legali della famiglia Regeni al Cairo.

L’offensiva è ripartita nei giorni scorsi quando l’Ecrf ha pubblicato on line il nuovo rapporto sulle sparizioni forzate censendone 378 negli ultimi 12 mesi. Report che in Egitto non si può più scaricare dalla pagina Internet dell’associazione, perché la pagina è stata chiusa dal governo.
Ieri è successo però altro, denunciano dall’Ecrf. L’avvocato Ibrahim Metwaly, 53 anni - una delle persone che fisicamente avevano scritto quel rapporto in cui vengono messe nero su bianco alcune pratiche del regime egiziano, purtroppo ben note in Italia è stato fermato all’aeroporto del Cairo mentre saliva su un volo per Ginevra dove era stato invitato per relazionare al consiglio dei diritti umani sulla situazione in Egitto.

«Metwaly avrebbe dovuto parlare, tra le altre cose, di suo figlio Omar, sparito nel 2013 e anche di quanto accaduto in Egitto a Giulio Regeni », fanno sapere dall’Ecrf. «Ibrahim – dicono ancora – sembra essere sparito nel nulla. Dopo il suo arresto, per accuse che chiaramente non ci sono assolutamente note, non abbiamo saputo più nulla. E per questo siamo molto preoccupati per quanto può accadere».

Che Sisi e il suo governo abbiano nuovamente alzato l’attenzione contro chi si occupa di tutela di diritti umani era, d’altronde, chiaro da giorni. Dopo la pubblicazione da parte di Human Rights Watch di un altro rapporto-denuncia sull’uso sistematico della forze e della tortura da parte dei servizi di sicurezza egiziani, era partito l’ordine di oscurare anche il loro sito per rendere clandestina la ricerca. Si tratta in questo caso di 63 pagine nelle quali vengono raccolte testimonianze di detenuti e familiari di scomparsi che raccontano come «la polizia e i funzionari della Sicurezza nazionale usano regolarmente la tortura nei loro interrogatori per costringere presunti dissidenti a confessare o divulgare informazioni ».

«Quel rapporto è pieno di calunnie», hanno risposto funzionari del governo. Che hanno riservato ad altri lo stesso trattamento di Ecrf e Human Rights: da maggio il governo egiziano ha bloccato 420 siti web e agenzie di informazione, come il giornale on line Mada Masr o i media indipendenti, da Al Jazeera all’Huffington Post Arabic.

Sarà dunque questo il clima che troverà la prossima settimana il nostro ambasciatore, Gianpiero Cantini, che dopo più di un anno riaprirà la sede diplomatica italiana al Cairo. Ed è in questo clima che si dovrebbe tenere, probabilmente entro il mese di settembre, il vertice dei magistrati italiani con la procura generale del Cairo che ha promesso, per l’ennesima volta, «tutto lo sforzo per trovare gli assassini e i torturatori di Giulio». Sforzo che, fino a questo momento, si è rivelato poco più che una presa in giro.
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