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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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domenica 3 settembre 2017

La vera «emergenza» è il razzismo

I paradossi della storia che solo pochi scrutatori delle anime possono forse comprendere: come mai un popolo così multietnico e così abuso all'emigrazioni è così xenofobo e razzista? il manifesto, 3 settembre 2017



Ci aveva già provato la Lega Nord, anni fa. Forse la reazione, culturale e politica, dell’Italia democratica fu troppo debole, allora. Ci riprova ora uno dei tanti gruppuscoli neofascisti, quello probabilmente di maggior capacità di mobilitazione, nel silenzio pavido degli uni e nella oggettiva complicità degli altri – quella cospicua parte del popolo italiano che ha già introiettato la paura dell’immigrato.

Alludo al manifesto che Forza Nuova ha lanciato per accendere italiani e italiane di sacro fuoco etnico-nazionale, ricorrendo a un prodotto propagandistico del peggior periodo della nostra storia, quello della Repubblica Sociale Italiana: un manifesto murale, diffuso anche sulla stampa di regime, che mostrava un «negro» che ghermisce una donna bianca, e il testo recitava: «Difendila dai nuovi invasori» e poi, in piccolo: «Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia». Gli invasori erano, nel ’44 i soldati degli eserciti alleati, in quello che fu l’anno dello sbarco ad Anzio e in Sicilia, e la crisi del fascismo, succube del nazismo hitleriano, appariva ormai irreversibile. Il manifesto era firmato da un disegnatore sperimentato, Gino Boccasile, l’inventore della Signorina Grandi Firme, efficacissimo illustratore delle copertine della Domenica del Corriere, poi firmatario del Manifesto della razza, infine, appunto, convinto aderente alla Rsi.

Forza Nuova, riproponendo l’icona del negro stupratore di bianche fanciulle, nella Rete (ma si annuncia anche, pare, la stampa murale in grande formato), aggiunge un commento per così dire esemplare, dal punto di vista dell’uso politico della storia, una storia naturalmente manipolata, ignorata, o rovesciata.  Si legge infatti: «Le violenze dell’epoca del manifesto a cui ci siamo ispirati furono contestualizzate all’interno della sconfitta che chiamarono "liberazione", quelle di questi anni e di questi giorni le occultano spudoratamente, tacendo il fatto che sono attuate da nuovi invasori a cui paghiamo vitto, alloggio, bollette, schede telefoniche, cellulari e sigarette. I nuovi barbari sono peggiori di quelli del ’43-45, oggi come allora fiancheggiati dai traditori della Patria».

Difficile sintetizzare meglio la morale politica del fascismo, e mostrarne l’eterno ritorno, per così dire, sotto le mutevoli vicende di nazioni e popoli. Difficile esplicitare in così poche parole una mentalità, ahinoi sempre più diffusa, che fondandosi su false informazioni, o su vere e proprie menzogne, gioca sulla ingannevole contrapposizione «noi/loro», accettandola supinamente. Il «successo» del post (oltre 10 mila like in poche ore) è una riprova in tal senso, ma ancor più lo è la gran massa dei commenti, un osceno florilegio del peggior razzismo cosciente o più spesso inconsapevole, un buco nero in cui annega ogni residuo di intelligenza. «L’emergenza» denunciata ogni giorno da un intero ceto politico, o quasi, non è quella dei migranti, ma quella degli stolti e degli ignoranti. La strada è lunga e in salita.
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