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A volte dimentichiamo che i custodi del paesaggio, pochi e tenaci, sono generosi.  A tutti, anche ai distratti, regalano una scintilla.  L'istante di meraviglia nel quale, rivolti al compagno di viaggio, diciamo: guarda! (m.b.)

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martedì 5 settembre 2017

La Sardegna deve tutelare il patrimonio ambientale

«Serve dare un segnale per affermare una netta differenza tra il passato recente e il presente». Corriere della Sera, 5 settembre 2017 (p.d.)



Caro Presidente, all’indomani dell’impugnativa del Governo sulla cosiddetta legge sulle Manutenzioni la Sardegna è tornata al centro dell’attenzione dell’Italia intera, cittadini e istituzioni, spaventati da una politica che sembra non tutelare a sufficienza, e anzi mettere a rischio, il prezioso patrimonio ambientale e paesaggistico della sua Regione, che proprio per esso, in Italia e nel mondo, spicca. Come Presidente del Fai non posso ignorare tale preoccupazione, che in parte - le confesso - sento anche io.

Prima dell’estate abbiamo preso atto, con grande soddisfazione, dell’iniziativa della sua Amministrazione di riformulare il testo della legge urbanistica che tante polemiche ha sollevato. Fin da subito ne abbiamo denunciato le criticità, perché su punti sostanziali - demolizioni e ricostruzioni, incrementi volumetrici e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale - la riforma mostrava di voler procedere in deroga al Piano Paesaggistico Regionale e soprattutto secondo logiche inattuali, contraddittorie e poco rigorose.

Il rigore, invece, deve accompagnarci nell’affermare la tutela dell’ambiente e del paesaggio. Non è più tempo per lasciare ambiguità e spazi di interpretazione nella gestione del territorio, ché tutto quel che perdiamo, lo perdiamo per sempre. È innegabile la necessità di trasformare alcuni ambiti di paesaggio, anche per rispondere alle evidenti necessità di sviluppo industriale e turistico della sua Regione. Il paesaggio immobile è un paradosso e nessuno, tantomeno il Fai, crede più che la soluzione sia trasformarlo in una riserva museale. La trasformazione è un’opportunità, non una minaccia, ma se è ispirata e guidata da giusti principi: favorire progetti sostenibili, contenere il consumo di suolo, valorizzare i paesaggi e le loro storiche vocazioni, salvaguardare integrità delle coste e identità dei territori rurali, promuovere il riuso, la riqualificazione del già costruito e di quanto è compromesso e degradato.

Questi stessi principi sono virtuosamente enunciati nella premessa alla riforma urbanistica sarda e sappiamo che sono da lei ampiamente condivisi, ma è giunto il momento di vederli finalmente concretizzare nelle disposizioni di legge della sua Giunta. La Sardegna può essere un esempio per l’Italia, come è stato il suo Piano Paesaggistico Regionale, precoce e virtuoso strumento per una buona politica del territorio. È nelle sue mani oggi un’opportunità imperdibile, per affermare chiarezza di intenti e lucidità di visione. Questo chiedono i cittadini, e questo le chiede anche il Fai.

Abbiamo molto apprezzato la disponibilità della sua Amministrazione ad accogliere i nostri suggerimenti, facendo propri alcuni emendamenti alla riforma urbanistica avanzati dal Fai, che speriamo di ritrovare al più presto nella nuova formulazione della legge. Questo atteggiamento ci ha rassicurati, almeno per il tempo delle vacanze estive, ma nulla è ancora risolto. A quando, dunque, il nuovo testo?

Nel frattempo sta suscitando molte polemiche la cosiddetta legge sulle Manutenzioni, che mette mano agli «usi civici», baluardo di territori delicati, la cui pianificazione deve restare all’interno del Piano Paesaggistico. Purtroppo nessuna polemica, invece, ha suscitato l’emendamento al Decreto per il Sud proposto l’11 luglio dal Sen. Silvio Lai in Commissione Bilancio e approvato dal Governo (L.123/2017), che già di fatto sottrae agli «usi civici» i terreni interessati da piani di sviluppo industriale, aprendo la strada a trasformazioni del territorio in deroga al Piano Paesaggistico, e quindi senza la dovuta concertazione con il Mibact. Va quindi comunque lodata, a nostro avviso, l’impugnativa tempestiva e coraggiosa del Governo. Siamo ben lieti, anzi, di constatare quanto sia sempre più alta l’attenzione alla tutela del paesaggio, in particolare da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e delle sue Soprintendenze. Tuttavia siamo qui oggi a chiedere azioni e rassicurazioni direttamente a lei, che presiede il governo del territorio sardo, perché colga quest’occasione per affermare una netta differenza tra il passato recente, meno consapevole del valore della tutela, e il presente, che sul paesaggio integro, protetto e valorizzato pone le fondamenta dello sviluppo della Sardegna e dell’Italia.
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