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Il provocatorio progetto di uno studio messicano per un muro “molto bello” e di colore rosa intenso che piacerebbe a Trump. Gli americani potrebbero contemplare dall’alto il Messico con “gorgeous perversity”. Estudio 3.14 di Guadalajara: Progetto “Prison Wall” (m.c.g.)

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lunedì 25 settembre 2017

“I migranti non si fermano, accoglierli è inevitabile”

il Fatto Quotidiano, 25 settembre 2017. «Manlio Graziano: “Aiutarli a casa loro non è la soluzione, anzi: favorisce l’espulsione dei contadini dalle campagne, che è causa degli spostamenti”». (p.d.)




"La natura torna al galoppo”. È un detto francese che uso per spiegare i fenomeni migratori che sono ciclici e impossibili da frenare, nonostante nuove restrizioni e frontiere fisiche e commerciali”. Si intitola per l’appunto Frontiere (Il Mulino) l’ultimo saggio del professor Manlio Graziano. Piemontese, da anni insegna Geopolitica e Geopolitica delle religioni alla Sorbonne di Parigi e presso l’istituto di Studi Geopolitici a Ginevra.

Professor Graziano, è giustificato l’allarme immigrazione che dura ormai da un paio d’anni?
No, non lo è. Nella storia ci sono state altre ondate di globalizzazione. La più eclatante nell’era moderna è stata tra il 1870 e il 1913 quando, non è un caso, si strutturò il diritto internazionale, che contribuì a ridurre l’importanza delle frontiere. Durante quella fase si spostò il 10% della popolazione mondiale, allora di circa un miliardo di persone. Significa almeno 100 milioni di individui. Una cifra che, fatte le proporzioni con gli attuali 7 miliardi di abitanti del pianeta, mostra di per sé che l’allarme che percorre l’Occidente è quantomeno prematuro.

Ma allora stava iniziando la seconda Rivoluzione industriale, c’era bisogno di qualsiasi tipo di manodopera. Oggi no.
È vero che oggi c’è più richiesta di manodopera di alto livello, ma ci sarà comunque sempre bisogno di forza lavoro a bassa qualificazione.

Quella più bassa rimane generalmente in Italia. Perché?
Chi ha delle ambizioni, voglia di emergere, di studiare per ottenere un lavoro decente sa che l’economia italiana è stagnante e quindi cerca di andare in Germania o Francia. L’Italia, inoltre, non ha l’autorevolezza sufficiente per esigere dall’Europa un comportamento più equo. Speriamo che dopo le elezioni di ieri in Germania, la situazione si stabilizzi, si esca dalla campagna elettorale, un periodo che inevitabilmente costringe i leader politici a non esporsi sul tema dell’immigrazione o a demonizzarlo come fanno in molti, proponendo soluzioni irrealistiche ammantate di buon senso che fanno presa sulla gente disorientata e ansiosa a causa dei mutamenti sempre più rapidi. Ma è un problema psicologico, non reale, questo sì devastante, alimentato da politici opportunisti. L’essere umano tende a volere certezze, ecco perché risorgono i nazionalismi e gli estremismi religiosi. La gente vi si aggrappa come alle rocce nella corrente temendo di perdere la propria identità.

Le Monde ha criticato il ministro dell’Interno Minniti accusandolo di fatto di aver pagato tangenti ai trafficanti per bloccare i migranti africani nei paesi di passaggio. Ma non le sembra che anche Macron sia connivente con questo sistema quando chiude le frontiere a Ventimiglia e senza sborsare un euro? O la Merkel, quando diede i soldi europei a Erdogan per nascondere sotto il tappeto turco i profughi di guerra che tentavano di venire in Europa attraverso il mare Egeo e la Grecia?
Sì, è così. Con la differenza che i migranti nei cosiddetti centri di accoglienza libici sono sottoposti a trattamenti inumani, a torture, stupri, schiavitù. Con la fretta di risolvere il problema, il governo italiano, se è vero quello che leggo e sento dire, sembra abbracciare soluzioni farraginose e al limite del disumano.

Cosa dovrebbe fare intanto il resto d’Europa?
Io sono un analista e non propongo soluzioni. Ma è certo che un’Europa forte e coesa dovrebbe avere un unico piano di gestione dei flussi a livello comunitario e costringere i paesi recalcitranti a soddisfare le quote di ricollocamento stabilite.

Ma anche tra chi ha tenuto fede al programma di ricollocamento, come la Germania e la Francia, sembra orientato a non accettare più i migranti, meglio rifugiati. E visto che il fenomeno durerà anni l’Italia, che è il molo dell’Europa, cosa dovrebbe fare ?
Ripeto, il mio compito non è proporre soluzioni. Ma sono convinto che se tutte le risorse fossero destinate all’accoglienza anzichè alla chiusura, quello che è un problema potrebbe diventare un’opportunità.

I tedeschi prevedono ogni anno di essere in grado di ricevere un certo numero di migranti, sorpassato il quale non sarebbero più in grado di scolarizzarli e di dare loro un’opportunità di lavorare né di curarli gratuitamente con il sistema sanitario pubblico. L’Italia non può chiudere le coste sul Mediterraneo come se fosse un confine di Stato.
Anche la cancelliera Merkel deve lisciare il pelo dell’elettorato. I tedeschi, come pure gli italiani, le risorse le avrebbero, ma per non urtare i possibili elettori preferiscono spendere per bloccare gli immigrati anziché per accoglierli.

E la soluzione proposta da Matteo Renzi di “aiutarli a casa loro”?
È assurda perché l’emigrazione è una conseguenza dello sviluppo che provoca l’espulsione dei contadini dalle campagne. Più aiuti in loco si traducono in più sviluppo e dunque in maggior emigrazione. Del resto, come dicono i cinesi, “il serpente sciocco si morde sempre la coda”.
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