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A volte dimentichiamo che i custodi del paesaggio, pochi e tenaci, sono generosi.  A tutti, anche ai distratti, regalano una scintilla.  L'istante di meraviglia nel quale, rivolti al compagno di viaggio, diciamo: guarda! (m.b.)

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DAI MEDIA

martedì 5 settembre 2017

Delitto di Stato perfetto, in regime di democrazia

Come si può esprimere tutta l’indignazione e la rabbia per la triste conclusione (perché di questo si tratta con il ritorno dell’ambasciatore in Egitto) del caso Regeni... (segue)



Come si può esprimere tutta l’indignazione e la rabbia per la triste conclusione (perché di questo si tratta con il ritorno dell’ambasciatore in Egitto) del caso Reggeni, ovvero del martirio di un nostro giovane ricercatore? Non si può. Il grido di dolore e insieme di indignazione resta nella gola, soffocato; tanto è lo sgomento per le ciniche parole di Alfano. Ma in questa tristissima vicenda Alfano non è solo. Si chiama realpolitik, spirito del tempo, realismo e si pronuncia con assassinio di Stato. Perché “i rapporti ineludibili” tra Egitto e Italia, le cosiddette “ragion di Stato”, hanno ancora prevalso cinicamente di fronte alla difesa di una vittima innocente, o meglio, colpevole di svolgere un dottorato di ricerca con una indagine sul campo in un paese dove vige una dittatura. Diciamolo con chiarezza: l’Egitto è un paese governato da un dittatore. In quale altro paese dell’Occidente si uccide così barbaramente un giovane studioso? Un delitto degno dello Stato più reazionario.

Era già successo; succede sempre, e ancora questa volta abbiamo assistito al prevalere degli interessi economici su quello delle persone, cittadini italiani inermi. Guai a trovarsi in situazioni simili! Si scoprirà che il tuo Paese non ti difende, che hai la disgrazia di essere nato in Italia.

Questo Paese sa solo fare la voce grossa con i migranti, con i “dannati della terra”, con quelli che non hanno diritti, ma si inchina perfino ai più biechi dittatori che promettono commesse in cambio del silenzio su un assassinio. Questo mercimonio non ha neppure la dignità di quella tragedia che anteponeva le ragion di Stato invocate dal Re Creonte a quelle dell’amor filiale di Antigone. Nel caso di Regeni non c’è alcuna tragedia: era tutto scontato che si concludesse così, con una farsa, anzi, una beffa, e dove le “ragion di Stato” si chiamano fare affari. In soccorso al prode Alfano è arrivato un altro alfiere della democrazia: Casini che ha detto che tutto questo clamore sul caso non è altro che uno sciacallaggio per bieche opportunità politiche. Ben detto, da un esperto di queste cose.

Si prova solo vergogna ad essere cittadini italiani in casi come questo. Non erano le ragioni dei migranti che mettevano in serio pericolo la tenuta democratica del Paese. Il ministro Minniti non si è accorto, o non ha voluto vedere, che quella tenuta democratica a rischio non veniva da fuori del Paese, ma dal suo Parlamento, da quella scelta scellerata di far rientrare l’ambasciatore in Egitto. Una decisione che ha inflitto una ferita profonda nella fiducia dei cittadini a essere tutelati nei loro diritti da un Paese che si dice democratico.
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